
Valeria è partita da Mogoro nel Marzo del 2008.
Racconta la sua esperienza di emigrata del terzo millennio.
Partita dalla stagnante Sardegna è approdata alla fiorente Lombardia.
Ansia, nostalgia, sererenità, gioia. Un ventaglio completo di emozioni accompagna la sua esperienza nel Nord Italia.
Prevarrà la nostalgia o la tranquillità del benessere economico?
La solitudine è per lo spirito, ciò che il cibo è per il corpo.
[Seneca]
Aprile è arrivato portando con sè il sole e la Pasqua, la mia prima festa “in solitudine“. Matteo era partito da ormai venti giorni.
Io ero restata a Varese per risolvere le ultime questioni aperte: il mio progetto lavorativo e i vari contratti da chiudere, affitto, luce, gas…
Avevo scelto io questa soluzione, la decisione di traslocare in Sardegna aveva suscitato in me il bisogno di ponderare la scelta in una condizione di solitudine. Quasi solitudine, mia sorella era comunque a poca distanza.
Matteo era andato via il 21 Marzo e non sarebbe tornato prima della fine di Maggio, disponevo quindi di poco più di due mesi di tempo per riflettere, capire, assimilare tutto ciò che avevamo vissuto e deciso insieme.
Oramai ero convinta della mia decisione di tornare con lui a casa ma non potevo farlo subito, semplicemente buttandomi tutto alle spalle.
Quale occasione migliore per capire cosa realmente provavo se non quella di restare sola con me stessa e con le mie paure?

In casa eravamo rimasti solo io e Guevara, il mio adorato gatto, l’unica presenza vivente nelle lunghe domeniche di pioggia in cui non potevo uscire.
Per me, malinconica a livello patologico, vivere da sola era una grandissima sfida. Il fatto che la situazione me la fossi creata da me, per necessità e per scelta, dava il via a una serie di eventi che mi avrebbero portato a un cambiamento caratteriale e di vita.
Non starò a elencare le varie emozioni vissute in quei mesi, lo sconforto provato nei momenti bui e la speranza sentita in quelli più luminosi. Ho vissuto solo poco più di due mesi sola, non certo anni, quindi non mi sento di paragonarmi a chi, per scelta propria o forzata dagli eventi, ha dovuto vivere in solitudine per molto tempo.
Posso però dire di aver capito alcune cose, ovvero:
a) Che tutte le romanticherie riguardanti il fatto che non importa quanti chilometri separino due persone che si amano perché il cielo su cui rivolgono lo sguardo è il medesimo non aiutano affatto a superare la malinconia, tutto al più aumentano il nervosismo.
b) Che avere un amico peloso in casa aiuta chiunque a non uscire di senno superate le quindici ore di solitudine in casa (E insegnano a capire cosa prova chi, vivendo solo per anni, arriva a trattare il proprio animale meglio di come tratta se stesso).
c) Che avere troppo tempo per pensare a volte è controproducente.
d) Che a stare soli con se stessi aiuta a capire lati sconosciuti anche al proprio io, a conoscerli e ad affrontarli.
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