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La rubrica di chi ha lasciato Mogoro per necessità o per scelta.

Natale d’Islanda: Jól


lunga notte e preludio di una nuova primavera

Giunge presto il Natale in Islanda, dove tradizionalmente la festa cristiana si lega a forme di paganesimo norreno le cui credenze sono basate su un grande rispetto per la natura e per la cultura, il folklore e la mitologia scandinava.

Jól, il Natale appunto, è sicuramente una delle festività più importanti di quest’isola. Jól è per gli islandesi un periodo più lungo rispetto al nostro Natale, la celebrazione del solstizio d’inverno, un periodo di oscurità, in attesa della rinascita. A queste latitudini già a metà novembre le giornate si accorciano velocemente e si entra nel lungo tunnel della notte islandese. Ma più aumentano le ore di buio, più aumentano le decorazioni natalizie e all’inizio di dicembre tutto si illumina di mille luminarie: le finestre, i muretti, le siepi, gli alberi, prendono vita grazie all’elettricità geotermica a basso costo. Se la natura priva i posti della luce ci pensano gli uomini a ridare vita agli spiriti che animano i luoghi di questa landa.

E`anche la stagione ideale per le letture. Continua a leggere

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Storia dell’Emigrato Spanu

 Il 25 Agosto 2010 un nostro concittadino ha ricevuto un’onoreficenza in quanto emigrato mogorese.
Ecco la sua vicenda, cosí come l’ha raccontata quella sera:

Potrei cominciare questa soria con il colloquio all’Ambasciata Canadese a Roma nel 1969.
Vorrei premettere che, come scelta di città canadese, avevo preso in considerazione la città di Toronto.
L’impiegato quindi mi chiese “Perché hai scelto Toronto come città di residenza?”
Risposi che, essendo Toronto in vicinanza dei Grandi Laghi, volevo essere vicino a luoghi balneari. Questo perché Mogoro non è tanto lontano dal mare, e andando in Canada, volevo trovarmi in luoghi simili al nostro circondario.

Winnipeg Canada

Non è che sapessi molto della geografia canadese. Intanto, tirarono fuori una cartina del Canada e puntarono il dito su Winnipeg. “Vedi, questa è Winnipeg, con circa 600 mila abitanti, e vedi, questo è l’omonimo lago che non è tanto lontano dalla citta.” Poco sapevo del fatto che il lago non era esattamente vicino alla città – circa 80km di distanza – ed inoltre questo lago, che è tra l’altro più grande della Sardegna, era completamente ghiacciato per circa cinque mesi all’anno. E’ una realtà che è molto difficile da comprendere quando si risiede a Mogoro, ma che si impara a conoscere subito quando si vive in Canada.

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Riflessioni sotto l’albero

Quando a te si apriranno tante strade e non saprai quale scegliere, non imboccarne una a caso, ma siediti e aspetta.
Respira con la profondità fiduciosa con cui hai respirato il giorno in cui sei venuto al mondo, non farti distrarre da nulla, aspetta e aspetta ancora, resta in silenzio ed ascolta il tuo cuore. E quando ti parla, alzati e vai dove lui ti porta.

[ Susanna Tamaro, Và dove ti porta il cuore ]

presepeNatale è tempo di bilanci.
Si riflette sull’anno appena trascorso mentre si depongono sotto l’albero i sogni e le speranze per l’anno che verrà, o più semplicemente i progetti futuri.

Mancano ormai pochi giorni alla fine del 2012 e io sto facendo il bilancio dei miei due anni vissuti di nuovo in Sardegna da quando, alla fine, ho ascoltato il mio cuore e sono tornata a casa con Matteo.
Già, perché alla fine son tornata, e non me ne sono mai pentita.

Il percorso di  rientro è cominciato a Natale del 2010.
A Varese, tra fiocchi di neve e sprazzi di cieli sereni, Matteo ha trovato sotto l’albero una lettera di “Impossibilità di rinnovo del contratto per cause legate al bilancio dell’azienda”, ovvero un modo elegante per dirgli che era licenziato.
Così, dopo lo sconforto e la rabbia iniziali, è seguita l’accettazione della situazione, vista l’impossibilità di fare altrimenti.
Quindi la sofferta decisione di quale parte del cuore seguire, tra quella legata a mia sorella e mia nipote e quella legata invece a Matteo.
Ho messo tra valige e scatoloni altri due anni della mia vita e ho scelto di tornare con la seconda parte del mio cuore.

Altro cambiamento importante, altro inizio.
Si riparte di nuovo da zero.

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il tempo in Islanda

Michele Broccia, classe ’62, di professione insegnante di Lingua Inglese all’Istituto Tecnico Commerciale di Mogoro, da venti anni.
Una moglie e due figli adolescenti.
Casa e lavoro sicuri nel tranquillo paese di Mogoro.
Gli viene offerto di andare a insegnare nella terra del ghiaccio e del fuoco, Reykjavik, Islanda, Oceano Atlantico, a 3400 km di distanza da casa.
Partire non è semplice ma la famiglia accetta la proposta e sostiene la decisione. Questa è la sua storia, ce la racconta Michele stesso:

«Scusate il ritardo. Vi era stato promesso un seguito al primo resoconto sulle motivazioni che ci avevano portato ad intraprendere questa avventura in terra d’Islanda. Sebbene dopo tanto, eccomi di nuovo qua.
Saluto tutti, in particolare gli amici che hanno lasciato un commento, ma anche gli altri che hanno solo letto. Spero tanto di incontrarvi quest’estate in Sardegna, in paese.
Il tempo è passato velocemente e ci ha fatto vivere tutte le emozioni che esso può portare in Islanda, isola ai confini del mondo. Quando siamo venuti ad agosto 2011, le giornate erano nella loro scansione di giorno e notte, molto simili a quelle della Sardegna. Qualche amico islandese ci aveva informato che tradizionalmente in Islanda ci sono due stagioni: l’inverno (vetur), che incomincia l’ultima settimana d’ottobre, e l’estate (sumar), quest’anno iniziata il 19 aprile. Il primo giorno d’estate, in islandese “Sumardagurinn fyrsti”, è festa nazionale.
Non ci rendevamo conto, cosa sarebbe successo nei mesi successivi. Le ore di luce si riducevano progressivamente, fino a farci precipitare in un buio quasi continuo, a partire da metà novembre e fino a gennaio, primi di febbraio. Queste poche ore di luce si riducevano ulteriormente nelle giornate nuvolose. Al buio perenne si aggiunsero le nevicate. Neve, neve, neve, nient’altro che neve e di notte ghiaccio, tanto ghiaccio. Durante le bufere di neve, con i fiocchi che non ti consentono di vedere nient’altro che un turbinio di bianco, ti senti spiazzato, non trovi riparo perché quando il vento è forte, ti segue, lo senti anche all’interno degli edifici e ti gira la testa, in un senso di stordimento causato dall’evento atmosferico.
Ma la neve, i fiocchi che spesso cadevano lentamente, in un silenzio e bagliore magici, sono stati per noi, nonostante tutto, come un interminabile Natale.

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l’inizio della fine

Valeria è partita da Mogoro nel Marzo del 2008.

Racconta la sua esperienza di emigrata del terzo millennio.
Partita dalla stagnante Sardegna è approdata alla fiorente Lombardia.
Ansia, nostalgia, sererenità, gioia. Un ventaglio completo di emozioni accompagna la sua esperienza nel Nord Italia.
Prevarrà la nostalgia o la tranquillità del benessere economico?

La solitudine è per lo spirito, ciò che il cibo è per il corpo.
[Seneca]

Aprile è arrivato portando con sè il sole e la Pasqua, la mia prima festa “in solitudine“. Matteo era partito da ormai venti giorni.
Io ero restata a Varese per risolvere le ultime questioni aperte: il mio progetto lavorativo e i vari contratti da chiudere, affitto, luce, gas…
Avevo scelto io questa soluzione, la decisione di traslocare in Sardegna aveva suscitato in me il bisogno di ponderare la scelta in una condizione di solitudine. Quasi solitudine, mia sorella era comunque a poca distanza.
Matteo era andato via il 21 Marzo e non sarebbe tornato prima della fine di Maggio, disponevo quindi di poco più di due mesi di tempo per riflettere, capire, assimilare tutto ciò che avevamo vissuto e deciso insieme.
Oramai ero convinta della mia decisione di tornare con lui a casa ma non potevo farlo subito, semplicemente buttandomi tutto alle spalle.
Quale occasione migliore per capire cosa realmente provavo se non quella di restare sola con me stessa e con le mie paure?

In casa eravamo rimasti solo io e Guevara, il mio adorato gatto, l’unica presenza vivente nelle lunghe domeniche di pioggia in cui non potevo uscire.
Per me, malinconica a livello patologico, vivere da sola era una grandissima sfida. Il fatto che la situazione me la fossi creata da me, per necessità e per scelta, dava il via a una serie di eventi che mi avrebbero portato a un cambiamento caratteriale e di vita.
Non starò a elencare le varie emozioni vissute in quei mesi, lo sconforto provato nei momenti bui e la speranza sentita in quelli più luminosi. Ho vissuto solo poco più di due mesi sola, non certo anni, quindi non mi sento di paragonarmi a chi, per scelta propria o forzata dagli eventi, ha dovuto vivere in solitudine per molto tempo.

Posso però dire di aver capito alcune cose, ovvero:
a) Che tutte le romanticherie riguardanti il fatto che non importa quanti chilometri separino due persone che si amano perché il cielo su cui rivolgono lo sguardo è il medesimo non aiutano affatto a superare la malinconia, tutto al più aumentano il nervosismo.
b) Che avere un amico peloso in casa aiuta chiunque a non uscire di senno superate le quindici ore di solitudine in casa (E insegnano a capire cosa prova chi, vivendo solo per anni, arriva a trattare il proprio animale meglio di come tratta se stesso).
c) Che avere troppo tempo per pensare a volte è controproducente.
d) Che a stare soli con se stessi aiuta a capire lati sconosciuti anche al proprio io, a conoscerli e ad affrontarli.

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novità nell’aria

 Valeria è partita da Mogoro nel Marzo del 2008.

Racconta la sua esperienza di emigrata del terzo millennio.
Partita dalla stagnante Sardegna è approdata alla fiorente Lombardia.
Ansia, nostalgia, sererenità, gioia. Un ventaglio completo di emozioni accompagna la sua esperienza nel Nord Italia.
Prevarrà la nostalgia o la tranquillità del benessere economico?

La via che hai percorso non era dritta ma piena di bivi, ad ogni passo c’era una freccia che indicava una direzione diversa; da lì si dipartiva un viottolo, da là una stradina erbosa che si perdeva nei boschi. Qualcuna di queste deviazioni l’hai imboccata senza accorgertene, qualcun’altra non l’avevi neanche vista; quelle che hai trascurato non sai dove ti avrebbero condotto, se in un posto migliore o peggiore; non lo sai ma ugualmente provi rimpianto. Potevi fare una cosa e non l’hai fatta, sei tornato indietro invece di andare avanti. Il gioco dell’oca, te lo ricordi? La vita procede pressappoco allo stesso modo.
[Va’ dove ti porta il cuore – Susanna Tamaro]

La prima volta che Matteo mi ha parlato di un possibile licenziamento da parte della ditta che l’aveva assunto ho pensato che una difficoltà di questa portata fosse meno importante davanti alla forza di una solida unione sentimentale, ma mi sbagliavo. Non avevo fatto i conti con il fatto che il licenziamento era solo la punta dell’ icerberg e che le vere difficoltà cominciavano proprio da lì.
Non immaginavo infatti che sulla questione “vita post-licenziamento” oltre a non avere molte opinioni in comune, ne avevamo parecchie che divergevano in tutto e per tutto.
Il suo primo pensiero era stato quello di mollare tutto e tornare in Sardegna, visto che l’ esperienza da emigrati non ci aveva dato grandi speranze per il nostro futuro, mentre io non volevo arrendermi. O forse più semplicemente avevo paura di un altro cambiamento, l’ ennesimo in due anni.

Da quel momento sono iniziati i veri problemi. Avevamo intenzioni completamente diverse per sistemare le cose, a partire dal come farlo fino al dove farlo. Benchè a prima vista fossi sempre stata io quella a cui il trasferimento aveva dato più sofferenza, ora ero quella più determinata a provare ad andare avanti lì, ancora da emigrata. Vedevo un rientro a casa come un fallimento personale, come una fonte di delusione per i miei cari che mi avevano vista crescere e prendere la decisione di vivere la mia vita lontana da casa. Avevo paura delle critiche, dei pensieri e delle opinioni degli altri. Sconcertante ma è così: stavo decidendo di affidare le scelte riguardanti il mio destino alle opinioni della gente. Ci son voluti giorni prima che mi rendessi conto che quello di cui avevo più timore non aveva senso, che non potevo basare le mie scelte di vita sull’opinione altrui, che ero stata una pazza anche solo a pensarlo, quando…
un altro problema si è posto fra l’idea di restare e la decisione di seguire Matteo in Sardegna, ovvero il trauma di dover lasciare la mia adorata nipotina e un lavoro che amavo e che mi stava dando tanto.

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