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Scherzi di carnevale a Mogoro.


Per alcuni anni di seguito durante i festeggiamenti del carnevale, assieme alla compagnia Teatro Tragodìa, al prete Don Corrado ed al sindaco Gianni Pia, organizzammo degli spettacoli teatrali molto leggeri ma d’effetto per intrattenere i nostri paesani.
Il parroco interpretava la parte del sindaco, e il sindaco quella del prete.
Era veramente divertente vedere sul palco questi due personaggi abituati in genere ad altre platee che si scambiavano i personaggi e che si punzecchiavano come don Camillo e Peppone su temi vari, ma anche su dispute realmente accadute in paese fra chiesa e comune.
Ricordo che era un problema arrivare alle prove ed essere seriamente concentrati sul testo senza ridere, spesso i due attori principali non ricordavano il testo, ma essendo entrambi abituati a parlare alla folla senza troppe esitazioni, coloravano i propri testi con un po’ del “loro” personale bagaglio teatrale.
Noi attori della compagnia ci limitavamo a interpretare personaggi di contorno, per lasciare chiaramente lo spazio necessario al primo cittadino e al prelato che il giorno dello spettacolo, accusandosi a vicenda, mandavano in delirio la folla dei presenti nel salone parrocchiale.
Un anno io e Zerry recitammo in uno di questi simpaticissimi spettacoli interpretando rispettivamente la parte di un maresciallo e di un appuntato dei carabinieri.
Avevamo le divise prese in prestito dall’arma ma io ero un po’ fissato con i dettagli e aggiunsi anche qualche decoro alla mia divisa da maresciallo che ritenevo essere un po’ spoglia. Il berretto era privo del simbolo che caratterizza quel corpo militare così aggiunsi la fiamma, credo di cartone dorato.

carabinieri_mogoresbook

Dopo lo spettacolo che si svolgeva sempre nel tardo pomeriggio, io e Zerry non avevamo per niente voglia di finire la serata in quel modo, pur avendo recitato poche battute eravamo entrati al meglio nei nostri personaggi.
Potevamo far altro che levarci di dosso gli abiti di scena e  star lì a ingolfarci di zeppole.I nostri personaggi imploravano altre avventure all’esterno di quella sala.
Dopo una breve consultazione con l’amico Zerry decidemmo che stava per iniziare per noi due una situazione da prendere al volo, forse irripetibile, forse rischiosa e grottesca ma senza dubbio entusiasmante… fare i carabinieri veri!! Continua a leggere

Mogoro ricorda il poliziotto morto a Osposidda.

Dopo 31 anni una via intitolata a Vincenzo Marongiu.


Vincenzo_Marongiu-Mogoro-Osposidda

MOGORO. Salvatore Mulas, a quell’epoca, aveva appena 28 anni. Era un giovane commissario di polizia e guidava la sezione Digos di Nuoro. Più avanti divenne questore di Cagliari, ma quel 18 gennaio del 1985 resterà sempre impresso nella sua mente: «L’ho visto da distanza – raccontò anni dopo alla Nuova Sardegna – il sovrintendente Vincenzo Marongiu, saltare da un rocciaio verso un bandito che pensava morto. Era un ragazzo atletico, Vincenzo. Lo hanno ucciso con due colpi di fucile. È la cosa più brutta che possa capitare a un comandante: vedere morire uno dei suoi uomini».

Vincenzo Marongiu, da Mogoro, provincia di Oristano, sovrintendente capo della polizia di Stato, morì 31 anni fa, nel canalone di Osposidda, tra Oliena e Orgosolo. Si può dire che cadde in battaglia, perché quella di Osposidda fu una vera e propria battaglia, sì. Tre ore di conflitto a fuoco tra decine di poliziotti e carabinieri e un gruppo di banditi in fuga dopo un sequestro fallito anche per la mobilitazione della gente di Oliena.
Alla fine, oltre a Vincenzo Marongiu, lasciarono la vita tra i rovi di Osposidda i banditi Giuseppe Mesina, Giovanni Corraine, Salvatore Fais e Niccolò Floris. Continua a leggere

I diseredati e la poetica di Sonis.

Libro per libro.


Francesco_Sonis_Alla_fine_del_giorno_Mogoro

Nato a Uras e oggi residente a Mogoro, Francesco Sonis ha adottato per la sua produzione letteraria – che annovera diverse sillogi poetiche – la lingua italiana;
ma certo questo non gli ha impedito di cogliere nelle persone della sua terra motivi di profondo significato umano. In questa ultima raccolta, Alla fine del giorno, con la quale ha vinto il premio “Gaetano Cingari” di Reggio Calabria, la sua attenzione si rivolge in particolare ai poveri, i diseredati e gli sfortunati che hanno avuto troppo poca vita, o troppo poco dalla vita.
Nella motivazione Stefano Mangione scrive che «con espressione chiara coglie ciò che «ditta dentro» e la coincidenza delle anime delle cose e dell’uomo».


La Nuova Sardegna
Lunedì 14 Dicembre 2015

Morimenta dopo la tempesta.

Sabato, 5 Settembre 2015.


Ieri sera un violento e fulmineo uragano si è abbattuto sul medio campidano. Nel suo passaggio ha investito in pieno la borgata di Morimenta, frazione del comune di Mogoro. Sono bastati circa dieci minuti a mandare in frantumi case, tetti, alberi, piantagioni, capannoni e quant’altro.

Il lavoro di una vita messo in gioco in un pomeriggio di fine estate.
Oggi è il giorno in cui si contano i danni e si cerca di rimediare ai guasti maggiori. Dai prossimi giorni si lavorerà per ricostruire con pazienza e tenacia quello che la natura ha portato via.
Buon lavoro alle persone di buona volontà e alle persone di buon cuore che le vorranno aiutare.

Maggiori informazioni a breve sulla pagina FB mogoresbook


Qui trovate le foto di Stefano Pia

L’artista sardo-tedesca rilegge i tappeti.

nelle produzioni di due tessitrici il cambiamento dei motivi tradizionali per guardare a nuovi mercati.


Romina Pilloni + Fatteri, tappeti Mogoro

MOGORO. La complessità e bellezza delle decorazioni tradizionali condensate nella geometria. Un look contemporaneo, dove riconoscere le pavoncelle anche senza i dettagli; la vite e l’uva diventano un incontro di reticoli e le ali spiegate sono semplici righe, che trasmettono però la libertà del volo.

Così si fanno rivivere le decorazioni sui tappeti, i cuscini e gli arazzi tradizionali sardi, partendo da Mogoro per andare dritti in Germania, e ritorno. È il progetto nato dalla collaborazione tra la giovane artista Romina Pilloni, una sarda solo d’origine, adottata sin da piccola in terra tedesca, e le sorelle Maria Luisa e Licia Fatteri, che dal 1986 cuciono nel loro laboratorio sogni e tradizione nel cuore della Marmilla.

«Per me è stato chiaro fin dall’inizio che un tappeto sarebbe stato il mezzo ideale per esprimere la mia creatività, perché è una delle componenti principali di quasi ogni abitazione sarda. Fin da bambina amavo ammirare le coperte e i cuscini di mia nonna, l’arte di tessere è da secoli il mezzo delle persone semplici di trasmettere valori e tradizioni, raccontano di vite normali e rappresentano i valori dei sardi» racconta l’artista sardo-tedesca. Continua a leggere

Coop Su Trobasciu vince il premio startup di Google.

premiate le tessitrici di Mogoro.


tessitrici_su_Trobasciu_Mogoro

MOGORO. Non sono delle native digitali, ma hanno avuto lo sprint di una startup di giovani imprenditori ai nastri di partenza. Sono le donne della cooperativa tessile Su Trobasciu, l’impresa di Mogoro tutta al femminile nata nel 1978 e gestita da 7 donne, di età compresa tra i 50 e i 65 anni.
Dalla loro mani nascono i prodotti della tradizione tessile dalla Marmilla.
Ma i cuscini, le tende, i tappeti o le tovaglie, persino i grandi e famosi arazzi, oggi valicano il mare e potenzialmente anche l’oceano, grazie al progetto “Made in Italy: Eccellenze in Digitale” proposto da UnionCamere in collaborazione con Google.

«Avevamo un sito già negli anni ’90 ma certamente non l’e-commerce e, dopo il normale smarrimenti iniziale, oggi lavoriamo sodo anche in digitale per migliorare sempre più il nostro servizio ha spiegato la presidente di Su Trobasciu, Wilda Scanu –. Il nostro è un investimento per il futuro. Se questa regione non camperà dalle eccellenze della sua tradizione, che vanno dal mercato dell’artigianato a quello dell’agroalimentare, di cosa potrà altrimenti campare? Sono settori che legano al territorio, che evitano, se sviluppati, ai nostri ragazzi di essere costretti ad andare a cercare fortuna altrove. Ai giovani di oggi dico di osare, come abbiamo fatto noi lanciandoci nelle nuove tecnologie digitali che poco conoscevamo, e di non avere paura». Continua a leggere