La cenere viva sotto il tappeto: Broccia e Pia alla guerra del lavoro.

MOGORO. Nel paese dell’artigianato il 40% delle persone non ha un’occupazione.


elezioni_comunali_Mogoro_2015

MOGORO. Più che una questione di programmi, è una questione di uomini, stili, approcci alla vita pubblica. Perché i due candidati sindaco sono l’esatto opposto. Uno riflessivo, poche parole, distaccato e rassicurante, l’altro sanguigno, impulsivo, appassionato e battagliero. I programmi sono simili, nei principi di base, si differenziano nella scala di importanza degli argomenti.

I mogoresi sono quindi chiamati a decidere che tipo di uomo vogliono in municipio: il sindaco uscente Sandro Broccia che sulla scrivania ha libri di Ovidio (Arte di amare) e di Henry Kissinger (Ordine mondiale) o lo sfidante Gianni Pia, assessore provinciale ai lavori pubblici, già primo cittadino dal 2000 al 2010, sardista da una vita e fiero sostenitore del sistema delle Province.
Se nel programma di Broccia ricorrono parole come «comune, vivere, valorizzare, promuovere», in quello di Pia «fare, cosa fare, come fare». Se Broccia per la nuova competizione elettorale sceglie una lista con pari rappresentanza tra uomini e donne, Pia ricorre al tradizionale comizio per strada, alle visite in famiglia. Si potrebbe dire: tra innovazione e tradizione. Però nel paese del tappeto artistico, le persone sono molto concrete. Nello stemma hanno spighe di grano, un bovino e la frase: libertà, pace e lavoro.
Lavoro, esatto: il 40 per cento dei mogoresi in età lavorativa è disoccupato o inoccupato. Mille su 2800 anime (fonte: piano socio assistenziale comunale). E queste persone aspettano risposte.

SANDRO BROCCIA. «Intanto – sottolinea subito Sandro Broccia – mantenere la quota delle spese per il sociale al livello di questi anni. Circa il 25 per cento del bilancio comunale è destinato a sostenere le fasce più deboli. Poi è chiaro che dobbiamo valorizzare le produzioni: la cantina è una splendida realtà, nell’ex consorzio agrario penso di aprire un mercatino agricolo per la vendita e promozione dei prodotti locali. E ancora il D Mogoro Workshop: la collaborazione tra artigiani locali, soprattutto del tessile, legno e ferro, e creativi di livello regionale e nazionale per la produzione di oggetti di design, mantenendo inalterato il valore della produzione locale». E quindi una amministrazione partecipata: «La mia idea è quella di una casa comunale aperta ai suggerimenti dei cittadini. Faccio un esempio: abbiamo restaurato tre piazze, ma prima di presentare i progetti esecutivi abbiamo chiesto ai cittadini. Una delle tre piazze è stata completamente cambiata su indicazione dei mogoresi. Così voglio che sia la mia amministrazione». Infine: «Risolvere i problemi di acqua potabile della borgata di Morimenta e inaugurare la casa di riposo».

GIANNI PIA. L’ex sindaco, invece, vuole riprendere da dove ha lasciato: «Speravo in un ricambio generazionale – ammette subito Gianni Pia – ma non è stato possibile. Allora riprendiamo il programma interrotto cinque anni fa. A partire da un aggiornamento del Puc e del Piano particolareggiato del centro storico: incentiviamo i piani di recupero urbano, per rilanciare un settore in crisi come l’edilizia». Regole urbanistiche a parte Pia mette in risalto la necessità di rendere la vita più facile ad agricoltori e artigiani: «Sistemazione e manutenzione della viabilità rurale, un miglioramento della vigilanza sul territorio in collaborazione con la compagnia barracellare». E ancora: «ampliamento della zona artigianale, ormai satura e affidamento definitivo della Fiera dell’artigianato ai privati» Per chiudere con il commercio e il turismo: «Il nostro impegno per la definizione di una zona franca urbana e la nascita di strutture ricettive e agrituristiche».

Maurizio Olandi


L’Unione Sarda – Mercoledì 20 Maggio 2015 – Pagina 17

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