«La cultura non dorme mai»


la risposta all’Incontro con le donne di Mogoro

«Osate sempre, anche in democrazia, perché senza cultura non vi è democrazia.
Avrei voluto rivolgere queste parole alle giovani donne di Mogoro vestite di bianco e imbavagliate che sabato sera si sono avvicinate a consegnarmi un volantino di protesta per i tagli alla cultura, durante la cerimonia di premiazione dei laureati mogoresi.
Ma non è stato possibile.
Sono scomparse rapidamente lasciandomi con questa affermazione:
“La cultura non dorme mai».

Non posso che concordare: la cultura dà i parametri per la discussione collettiva. Basterebbe solo riflettere sulla forza della letteratura nella descrizione dei comportamenti umani, cito due capolavori su tutti: Il signore delle mosche di Golding e Cecità di Saramago. Metaforicamente potremmo definirla come la luce e la capacità di vedere oltre, così come accade nelle rappresentazioni sapientemente declinate nel campo delle arti visive. Ne sono testimonianza opere di valore universale come l’allegoria di Ambrogio Lorenzetti a Siena che racconta il Buon Governo e il disastro della Guerra.


Il denominatore comune della cultura e della democrazia ha radici nel benessere collettivo, che può essere generato e diffuso anche con il contributo individuale, com’è l’esperienza dell’invasione bianca delle donne di Mogoro.
La cultura è partecipazione e fondamento della Costituzione. La stessa architettura che contiene – o lo ha fatto in passato – le rappresentazioni teatrali lo dimostra: Epidauro in Grecia, il teatro di Tharros, sono luoghi di partecipazione comune.
Ciò che ho voluto raccontare ai giovani di Mogoro è che quello che le persone hanno imparato è parte integrante di loro, ma diventerà anche parte della comunità dove sceglieranno di vivere. Per questo le persone sviluppano un amore particolare per i luoghi che aggregano e per la politica. Un amore per il sapere che dà gli strumenti per contribuire al benessere personale e collettivo. Ogni analisi espressa dall’uomo ha come base di partenza la propria cultura personale. Senza Kant ed Hegel non ci sarebbero stati né l’Illuminismo né la tutela dei diritti fondamentali. Universalismo e dignità umana sono parte della nostra cultura.
L’Europa è già passata attraverso le guerre di religione. Quanta cultura manca nelle immagini di morte che ci angosciano ogni giorno? La cultura europea è tolleranza e il multilinguismo ci aiuta a prendere decisioni basate sui fatti cognitivi. Osate sempre, anche in democrazia, donne di Mogoro e giovani.»
Gianmario Demuro
assessore regionale Affari Generali

L’Unione Sarda
Giovedì 04 Settembre 2014, Pagina 9

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