La nuova sfida per il futuro? Qualità, Innovazione e Design


MOGORO

La Fiera del tappeto: 74 espositori sardi fino al 31 agosto

La crisi esiste. Neanche il settore dell’artigianato artistico rimane indenne a causa della paccottiglia che spesso arriva dall’estero.
Così agli artigiani mogoresi, che espongono sino al 31 agosto nella fiera del tappeto di Mogoro, piace definire i pezzi di scarsa qualità che penalizzano il loro lavoro.
Eppure sembrano aver trovato un antidoto efficace contro la crisi: «Continuare a scommettere sulla qualità, strizzando l’occhio all’innovazione», hanno detto in un sol coro Vincenzo Casu, esperto del legno e Wilda Scanu, presidente della cooperativa tessile Su Trobasciu. I numeri danno loro ragione.
A tal punto che la rassegna dell’artigianato artistico più antica della Sardegna merita l’appellativo di fiera anticrisi .
I NUMERI Per gli artigiani «vale ancora la pena allestire e promuovere la fiera». «Nei primi giorni ero pessimista, ma poi le presenze sono cresciute», ha raccontato Scanu. I locali del centro polifunzionale di Piazza Martiri, con 74 espositori da tutta l’isola, pullulano di turisti. Arrivano dalla penisola ma anche dall’estero. Già 2500 i biglietti staccati. Ma il dato più confortante è quello degli incassi. Vendite per 55 mila euro, «abbiamo già raggiunto l’80 per cento del venduto finale dello scorso anno, ma siamo a metà fiera», ha sottolineato Luisa Brocca, consigliere comunale con delega all’Artigianato.
I pezzi più costosi acquistati un paio di orecchini d’oro da 2500 euro ed un arazzo in pura seta tinto con le erbe: per 2750 euro.
LA SFIDA Nella fiera mogorese la nuova sfida che guarda al futuro si chiama innovazione. «A tal punto da essere riusciti a mettere insieme settori che non hanno mai collaborato, artigiani, designer ed architetti», ha detto il sindaco Sandro Broccia, «per un artigianato di qualità che non si ripete, ma si rinnova». Con l’obiettivo di nuove soluzioni d’arredo per case od uffici.
Ecco la libreria realizzata con moduli ottagonali in legno misto mantello di noce daniela. Costo 4 mila euro. «Una proposta per economizzare gli spazi a seconda dei moduli utilizzati», ha spiegato Casu. Poi c’è il tavolo Ubi Maior creato dai fratelli Melis con l’architetto Mirko Montisci: cornice di legno, piano di vetro, tubo in acciaio ed una manciata di viti. Costo 2300 euro. Ed il tappeto de Su Trobasciu Rosae, prezzo 1100 euro, «con i colori della tradizione sarda», ha spiegato Montisci. Da Wilda Scanu un appello alla Regione: «Serve un marchio per tutelare l’artigianato artistico sardo».
Antonio Pintori

L’Unione Sarda
Venerdì 15 Agosto 2014, Pagina 37

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