Un paio di domande al candidato Renato Soru.


Il tour elettorale di Renato Soru ha toccato Mogoro lo scorso sabato 10 maggio.
Come forse sapete, Soru è l’unico candidato sardo del PD al Parlamento Europeo, per il collegio Sicilia e Sardegna.
All’incontro pubblico erano presenti diversi esponenti del Partito Democratico sardo e dopo alcuni interventi tra cui quello del giovane compaesano Stefano Murroni, coordinatore provinciale di un’associazione giovanile interna al PD denominata FutureDem, ha parlato il candidato.

Secondo alcuni io dovrei astenermi dall’assumere posizioni politiche nette ed esplicite. Ne trarrei vantaggio per il mio lavoro di architetto.
Nel mondo in cui viviamo è ancora il politico a decidere a chi assegnare i lavori pubblici quindi non è bene contraddirlo.
Tuttavia io credo che un cittadino debba anteporre l’interesse generale e a lungo termine al proprio tornaconto immediato e credo che se ognuno di noi avesse più coraggio nel sostenere e argomentare le proprie idee politiche vivremmo in una società migliore. Perciò questo è il mio pensiero.

Il discorso di Soru è stato a mio avviso poco convincente.
In sintesi, ha ricordato a tutti cosa è l’Unione Europea e quale sia la sua importanza con un elenco di luoghi comuni che credo che siano ormai di pubblico dominio. Ad esempio ha citato il programma Erasmus che ha fatto viaggiare tanti giovani universitari e ha parlato di come ogni infrastruttura e progetto di ampio respiro sia ormai finanziato dalla UE.
Ha omesso di dire che queste belle cose la UE le finanzia con i soldi che la stessa Italia le versa e che il bilancio è comunque in passivo, dato che il nostro paese riceve meno di quanto da.
Ma posto pure che questo fosse un dettaglio superfluo, il bel discorso apologetico poteva essere forse utile a convincere le persone indecise se andare a votare o andare al mare. Di sicuro non mi è parso utile a capire perché votare per lui anziché per un altro.
Poi c’è stata un’ampia parte del discorso in cui è stato illustrato un altro concetto che voglio qui riassumere in quattro parole: “Grillo vuole distruggere l’Europa.”
Apparentemente la logica che dovrebbe orientare l’elettore è questa:
“Soru è consapevole dell’importanza dell’Unione Europea e del bene che ha fatto per la nostra terra mentre Grillo vuole spazzare via tutto e perfino abbandonare l’euro riducendo in cenere i nostri risparmi e polverizzando la nostra capacità di acquisto. Quindi,  dovete votare per Soru se volete salvarvi.”

Al termine dell’intervento avrei voluto fargli un paio di domande ma non ne ho avuto l’occasione, Renato Soru ha lasciato subito la sala poiché atteso altrove.
I miei interrogativi li scrivo qui, magari qualcuno di voi o lo stesso Soru può aiutarmi a capire meglio.

La prima questione è questa:
Posto che il Partito Democratico è attualmente maggioranza in parlamento e alla guida di un governo di coalizione e quindi con sufficiente potere decisionale.
Gentile Renato Soru, crede di avere qualche responsabilità nell’incapacità del PD sardo di esigere e di ottenere un collegio esclusivo che garantisse l’elezione certa di uno o due deputati sardi al parlamento europeo?
Crede che la sua candidatura possa sopperire a questo insuccesso o piuttosto lo giustifichi?

Mentre la seconda questione è questa:
Premesso che personalmente reputo eccellente ed esemplare la maggior parte della sua azione politica alla guida della Regione Sardegna dal 2004 al 2009, non altrettanto posso dire della sua attività all’interno del Consiglio Regionale.
Avendo avuto diritto ad un seggio in qualità di candidato alla presidenza non eletto, mi sarei aspettato da Lei che si ponesse alla guida di una attenta, severa e propositiva opposizione alla Giunta del presidente Cappellacci.
Alla luce dei fatti, non mi pare che ciò si possa affermare piuttosto Lei si è distinto per qualche acceso intervento e per molte assenze e omissioni.
Contribuendo ad una opposizione blanda quando non complice delle azioni della maggioranza.
Forse converrà con me sul fatto che la politica non debba essere intesa come il mestiere di una vita, ma invece come un lavoro a termine, svolto con spirito di servizio e devozione, nel miglior interesse della popolazione rappresentata e con il maggior impegno possibile.
Durante il suo lavoro da Consigliere Regionale, mi pare che il suo impegno sia stato part-time.
Se la Politica non deve essere una professione non può neppure essere un hobby.
La domanda quindi è:
Gentile Renato Soru, quale impegno crede di poter mettere nel suo lavoro di deputato europeo?
Quale obiettivi crede di raggiungere all’interno di questa istituzione?

Perdoni la mia ingenuità se penso di poter ricevere una risposta. Comprendo che le sue energie siano impegnate in altra maniera.
Concludo, caro Renato Soru, augurandole il miglior successo alle elezioni europee nel suo e nel mio interesse, di sardo, e dedicandole l’illustrazione satirica che trova in questo articolo.
Saluti,

Mirko Montisci

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