Il glorioso carnevale di Mogoro – parte III

[Se ancora non l’avete letta, trovate la prima parte qui]
[Se invece vi manca il seguito, trovate la seconda parte qui]


1990
Altro carnevale spettacolare e ben riuscito. Chi organizzava tutto ciò da un paio d’anni, era un gruppo di persone serie e capaci. Per una questione logistica durante le sfilate si vestivano da Banda Bassotti come i personaggi dei fumetti di Walt Disney. Così, facilmente distinguibili dagli altri, si occupavano di render la sfilata ben ordinata e scorrevole, dopo i tanti giorni trascorsi a pensare e decidere le regole e le modalità della gara. Un grande merito da riconoscere sulla buona riuscita dei carnevali mogoresi è senz’altro loro!
Anche stavolta il livello di perfezione raggiunto dai gruppi vincitori nella costrzione dei carri era altissimo!

I miei amici di tutti i giorni mi proposero di partecipare all’allestimento del loro carro che non passò di certo inosservato: Guardie e Ladri, un carcere dove i detenuti evadevano e i carabinieri a suon di manganello ristabilivano l’ordine scortando il carcere mobile (un grosso gabbione in ferro) con la Fiat 500 di Lelle Piras, munita anche di lampeggiante sirena!
Mmmh… No! Erano i miei amici ma ormai ero troppo preso da ciò che con il gruppo dell’anno prima, de Su Tundidroxiu,  stavamo organizzando per quell’anno. Per me che amavo alla follia i fumetti Western tipo Tex Willer e altri, poter lavorare nel carro dei Messicani era il massimo!

Ci fu un personaggio mogorese che diede un contributo enorme affinchè i lavori risultassero degni della fama conquistata con il carro dell’anno precedente: Giuliano Montisci, un artista a tutto tondo… geometra, pittore, fumettista. Riuscì a realizzare un progetto del carro che tutti noi condividemmo e con pazienza riuscimmo a concretizzare sopra il rimorchio di un tir: un Saloon, uno spiazzo di muretti a secco arcati con mattoni di ladiri, erbe grasse giganti, e la chiesetta di fronte.
Io riuscii insieme ad il mio amico Sergio Mandis, grande falegname, ad avere il permesso di dedicarci alla realizzazione del Saloon, e fino a tarda notte sognavamo un saloon che si avvicinasse realmente a ciò che fin da piccoli avevamo visto nei film di Sergio Leone. Con un’attenta ricerca riuscii anche a dare un nome appropriato a questo locale, trattandosi di Messico trovai un nome adatto: Posada del sol.
L’insegna era ben in vista, ed al di sopra era presente un balconcino con colonnine in legno ben tornite, dove Eliseo Casu piazzò la sua mitragliatrice a manovella che faceva strage di peones. Il locale funzionava per davvero!
È un classico a Mogoro, in genere nessuno aveva mai concepito un carro, o un gruppo di maschere, senza aver pensato che l’obbiettivo principale era metter al sicuro il vino da poter consumare. Render fruibile tutto questo apparato era di vitale importanza per festeggiare un vero carnevale!
L’amico Giuliano era anche una specie di acrobata, durante le sfilate era possibile vederlo volare fuori dalla finestra del locale come i tradizionali beoni che in qualche modo hanno esagerato, facendo perdere le staffe a un oste che non usava di certo le buone maniere.
Ma lo spettacolo non era solo sopra il carro, il corteo che apriva il nostro gruppo era formato da Messicani mogoresi in groppa ai cavalli o agli asini, e, vi giuro, avrebbero di certo fatto invidia a taluni registi di Spaghetti Western.
Erano perfetti con le loro barbe e i loro baffoni, e naturalmente i costumi erano bellissimi.

Ma non avevamo ancora fatto i conti con il carro dei Tirati, quell’anno proposero un colosso che levò il fiato a tutti: il gorilla King Kong!
Gigantesco! Il corpo, la testa e le braccia erano azionate meccanicamente.
La bestia stringeva in una mano la donna che voleva per se (Fabrizio Bistecca), e gli occhi alla sera si illuminavano di rosso. La gente che lo vide arrivare da via Tuveri verso la piazza a inizio sfilata rimase interdetta, e qualcuno mormorò “ma come farà ad oltrepassare i numerosissimi cavi della corrente elettrica nelle vie del paese?”
Nessun problema! King Kong poteva anche inclinare tutto il corpo in avanti verso il basso. Tutt’intorno a lui c’erano i Tirati vestiti da indigeni, che danzavano e suonavano percussioni, creando un atmosfera surreale.

Classifica di quella edizione?
Primo il King Kong dei Tirati, e secondi noi con Messicani!
Andammo al raduno campidanese dei carri come l’anno prima a Sanluri.
Il risultato: Primo King kong, e secondi i Messicani!
Per due anni di seguito Mogoro trionfò alla grande!
Non c’erano paragoni con nessuno, vittoriosi perché magnifici, bravi perché noi eravamo “i mogoresi”, e la gente lo sapeva! Aspettavano sempre il nostro passaggio, molta gente quando ci vedeva chiedeva: “Mogoro vero? Non avvevamo dubbi!”

1991
Fu l’ultimo anno dei pomposi carnevali a Mogoro, La comitiva dei Tirati si era divisa in due blocchi, e organizzò due diversi carri molto belli, ma l’entusiasmo ormai andava scemando.
Il gruppo di persone con cui io partecipai ai carnevali gli anni precedenti si sfaldò ugualmente e ci perdemmo di vista. Partecipai a uno dei due carri premiati, era Il Castello di rè Artù.
Apprezzai tantissimo anche l’altro carro, che era L’Arca di Noè, ma non ricordo niente di così tanto entusiasmante, veniva a mancare la magia che tutti ricordavano bene per aver caratterizzato le sfilate degli anni precedenti.
Il nostro sogno carnevalesco si stava consumando, e con esso la volontà di tutti a mantenere saldo un appuntamento in strada che nessuno potrà dimenticare facilmente.

Gli anni successivi ci furono altre sfilate, vi partecipai personalmente, sempre con qualche gruppo di amici, non volendo rinunciare a ciò che con tanta fatica avevamo conquistato con meriti e sudore.
La fiamma però si stava spegnendo per lasciare spazio a piccoli vortici di vento freddo che da lì in poi catterizzarono il martedì grasso nella nostra Mogoro deserta. Continuarono a volare in aria i coriandoli dei bambini che mai conobbero lo splendore carnevalesco degli anni precedenti e che ora, insieme ai propri genitori, potevano solo applaudire altri carnevali in altri paesi della zona.
Un vero peccato ma pazienza.
De Andrè cantava…
“E come tutte le più belle cose,
vivesti solo un giorno come le rose”.


Fine.

Nicola Melis

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