Elezioni Regionali e Junk Food


ATTENZIONE !
Il pezzo che segue contiene delle opinioni personali.


Se vi capita di viaggiare vi sarete trovati a dover consumare dei pasti in maniera affrettata in luoghi di transito tipo stazioni, aeroporti o centri commerciali. Potreste esservi trovati in luoghi in cui avevate difficoltà a capire la lingua o davanti a pietanze dagli ingredienti misteriosi.
In questi casi vi sarà capitato di trovarvi rincuorati a ordinare cibo davanti al bancone di uno di questi rinomati fast food.

Pur avendo disprezzato per tante volte i loro prodotti, vi siete arresi e avete provato l’illusoria sazietà dei loro panini, la croccante pesantezza delle loro patatine, la stucchevolezza delle loro bibite gassate.
Con soddisfazione vi sarete rifocillati dai loro vassoi di plastica nei loro locali amichevoli e informali.

Ma perché l’avete fatto?
Perché avete scartato la possibilità di provare il cibo locale, probabilmente più sano e più economico?

Una spiegazione potrebbe essere cercata nella forza del marchio.
Quando vedrete il nome del vostro fast food preferito saprete già cosa aspettarvi dai loro panini che per quanto li possiate reputare poco sani e di dubbia origine, saranno sicuramente appetitosi e ben confezionati.
Con sollievo vi affiderete a loro per placare la vostra fame.
La scelta del fast food del marchio famoso rassicura e toglie la paura di una scelta potenzialmente rischiosa, è una via comoda per soddisfare un bisogno senza preoccuparsi troppo. L’abbiamo fatto tutti e lo faremo ancora.

Lo stesso fenomeno accade anche nella politica regionale sarda.

Siamo arrivati alle elezioni. Dopo esserci tanto lamentati per la crisi, il malgoverno, la mancanza di lavoro, i diritti negati, i soprusi, e tutto il resto ci viene offerta la possibilità di scegliere come vogliamo che sia gestita l’amministrazione pubblica nei prossimi anni.
Ci sono sul mercato elettorale dei grossi marchi che godono di grande visibilità, sono i grossi partiti nazionali italiani raggruppati sotto le bandiere del PD e di ciò che resta del PDL.
La prima cosa che attrarrà il nostro interesse saranno le loro grosse insegne luminose a caratteri cubitali.
Vi torneranno in mente nomi e volti noti, i sacri e inviolabili princìpi, le promesse riforme, le rivendicazioni giuste, le zone franche!

Per tornare alla metafora iniziale, è come se dopo un viaggio lungo e travagliato ci trovassimo finalmente alla stazione dove poterci rifocillare.
Se non fossimo reduci da una cattiva digestione risalente all’ultima frequentazione non ci penseremo due volte e ci dirigeremo dritti da loro.
Dimenticheremo l’odioso cetriolino sottaceto nascosto sotto la misera fetta di carne, sorvoleremo sulle rinsecchite patatine, sul bicchiere di carta pieno di ghiaccio ma stavolta pensiamo che ne abbiamo avuto abbastanza.
Stavolta vogliamo scegliere meglio, stavolta vogliamo evitare i ristoranti in franchising, stavolta vogliamo mangiare cibo salutare, stavolta vogliamo provare le pietanze locali.
Con un po’ di attenzione troveremo chi offre ricette adatte al nostro palato. Piatti preparati con i nostri buoni ingredienti locali, non pietanze preconfezionate ma fatte apposta per noi, sul momento. Se sapremo fidarci del nostro gusto non sbaglieremo.

Tornando alle Elezioni Regionali, io vedo un PD e un PDL che offrono junk food (cibo spazzatura) declinato in chiave localistica, con l’aggiunta di qualche ingrediente tipico sardo di richiamo.
Vedo un onesto e rispettabile Pigliaru chiamato a rimettere ordine in una cucina disastrata in cui si contano più Chef che aiuto-cuochi, dove l’attenzione per il cliente è nulla.
Dall’altra parte vedo un Cappellacci che piuttosto che pensare a cucinare con perizia ha distribuito mance e buon cibo a chi poteva parlar bene del suo locale lasciando avanzi e scarti agli altri.

Guardando oltre invece vedo un menù elaborato apposta per la nostra realtà da una coalizione che si chiama Sardegna Possibile.
Vedo Michela Murgia che con una squadra di persone capaci e competenti ha iniziato da tempo un lavoro di preparazione dei piatti, partendo dalla scelta degli ingredienti, dal controllo della loro produzione, dall’attenzione al giusto compenso per chi li produce fino ad arrivare a servire un pasto di qualità.

In finale, cari amici, è tempo di cambiare ristoratore.
E’ tempo di osare, è il momento di dare fiducia a persone giovani ma organizzate, estranee alle spartizioni di poltrone viste fino a oggi.
E’ tempo di dare fiducia a chi ha agito fuori dai grandi partiti  dove l’interesse per la gente di Sardegna è subordinato all’interesse personale, alle prospettive di carriera del singolo, all’obbedienza alla linea politica italiana.

Domenica 16 Febbraio si vota, non perdete questa occasione.
Serve una X sopra il nome di Michela Murgia e una X sopra uno dei simboli della coalizione. Se volete sostenere un bravo ragazzo di Mogoro che da tempo si impegna per questo progetto, scrivete Alessandro Loi affianco al simbolo di Progres.
Grazie per l’attenzione e buon voto!

Mirko Montisci, noto Assange

P.S.
Se avete avuto la pazienza di leggere fin qua vi meritate un momento di distrazione. Fatevi due risate, a denti stretti :-)

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