Le capre di una volta


A lunga conservazione, parzialmente scremato, ad alta digeribilità o fresco di giornata. C’è quello di Arborea, c’è quello Parmalat, quello della Svizzera o del Trentino. Gli scaffali dei grandi magazzini ce ne offrono di ogni tipo: con la confezione gialla, verde, celeste o arancione. Con prezzi economici o un pò più dispendiosi. Con aggiunta di omega tre o con pochi grassi.
Il latte di mucca dà il buongiorno tutte le mattine a molti di noi. Siamo tutti consapevoli delle proprietà nutritive del prezioso liquido prodotto dai mammiferi per allattare il proprio piccolo, ma forse non tutti sanno come avveniva la colazione tanti anni fa nel mio paese.

A parte che il latte in questione era preferibilmente di capra e non di mucca, sono certa anche che mancassero all’appello biscottini al cioccolato e pastine ai quattro cereali!
A Mogoro ogni famiglia aveva una capra e, badate bene, non come animale da compagnia ma per permettere appunto la colazione di grandi e piccini. Non è necessario chiedere conferma ai novantenni del paese, anche gli anziani più giovanili ricorderanno certamente questa prassi comune sino agli anni del boom economico.
Chi aveva molti figli possedeva più di una capra e viste le caratteristiche dell’animale, che produce più latte se ha la possibilità di pascolare in collina e aperta campagna, tutte le mattine bisognava che le capre di casa pascolassero! Era dunque un’esigenza comune a molte famiglie.

E’ come se me la vedessi mia mamma, con le trecce e l’aria ingenua con il compito ogni mattina di affidare la capretta di casa a su crabaxiu, cioè a colui che era stato individuato per portare al pascolo le capre di tutto il paese. Il raduno era a Sa Trumbixedda, nei pressi de su Tiru a segnu per intenderci, e ogni mattina, radunate le capre di tutta Mogoro se ne andava al pascolo nei terreni ceduti in affitto da privati.

La capra di famiglia quindi si saziava di erbetta fresca, respirarava aria buona e saltellava qua e là sino all’imbrunire e infine rientrava in paese guidata da su crabaxiu assieme a tutte le altre. Arrivati a Mogoro, ognuna rientrava spontaneamente dalla propria famiglia. Memorizzato e appreso il percorso di rientro e incoraggiate dalle parole del loro guardiano, “Tocca bai Farfalla”, “Tocca bai Arannadedda” (melagranetta) rientravano autonomamente in casa come fosse un ospite atteso. I nomi erano fantastici: c’era “Cabixetta”(lucertola), “Pibizziri” (cavalletta) e anche “Mongia” (suora) che, per una strana associazione di idee mi fa venire in mente la monaca di Monza!

Ogni buon animale ringraziava della giornata all’aria aperta con la produzione del latte. Attenzione! ad attendere le capre c’era quasi sempre anche un capretto che si sfamava succhiando un pò del latte materno, il resto del prodotto andava invece munto e conservato per la colazione del mattino seguente di tutta la famiglia.

E su crabaxiu chi lo pagava?
A turno, le famiglie mogoresi, lo invitavano a cena e si preoccupavano per il pranzo del giorno successivo. Pertanto stipendio non ne aveva e neanche cash, ma la pancia era sempre piena.
Altri tempi.
Altro il rapporto con gli animali.
Certamente diverse le colazioni.

flogabry
gennaio 2014

[Grazie a Manuela Lilliu Ariu per le foto in cui compaiono la mamma, la zia e la prozia con la loro capretta Cugudda.]

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