Rivelazioni di un koala

Forse nessuno ci crederà. Probabilmente molti penseranno che io sia una visionaria o che menta. Certi rideranno e altri non continueranno nella lettura. Ma trattasi di verità. Vi garantisco che non sono vaneggi e che si tratta effettivamente di un’esperienza vissuta nel pieno delle mie facoltà mentali e delle mie capacità critiche o meglio di quelle abilità che mi permettono di distinguere il vero dal falso. Nessun artefatto. Nessuna immaginazione né invenzione.

Rincasavo dalla mia solita passeggiata pomeridiana. Nell’imbrunire autunnale una luna piena e gialla osservava precoce i miei passi nella stradina che da Mogoro porta alle campagne di Trioi. Nessun’altra persona nelle vicinanze. Solitamente incontravo sempre qualcuno con cui ero solita fare un commento rapido sul clima o sulla velocità della corsa, per poi continuare speditamente il mio cammino. Quella sera avevo però tergiversato con nipoti e faccende varie e l’orario solito della camminata a passo svelto si era inesorabilmente spostato.
E’ per questo che non avevo incontrato anima viva. Generalmente i miei compaesani, timorosi delle ombre della sera e degli animali delle campagne, si dedicavano allo sport en plen air almeno due ore prima a quella in cui avevo deciso di andare io quella sera.Koala

Osservavo ogni mio passo e tutt’intorno a me. Terreni bruni emanavano il profumo tipico delle zolle rivoltate dall’aratro, vigne rossastre, stoppie bruciate dai contadini, legna accatastata per l’inverno e il silenzio dell’ottobre avanzato.
Ad un certo punto, mentre pensavo a come avrei potuto spostare i mobili della mia camera per darle una nuova luce, apparve sul mio cammino un insolito animale, il cui habitat non è di certo la campagna sarda.
Si trattava di un koala appena sceso da un eucalipto che affiancava la strada. Rimasi turbata. Camminava proprio verso di me in maniera goffa e bonaria. Non sapevo esattamente cosa fare. Istintivamente presi una pietra in mano, quasi per potermi difendere nel caso in cui mi avesse assalito. Ma non pareva proprio avere questa intenzione. Ad un tratto mi si piazzò davanti interrompendo necessariamente il mio cammino. Lasciai cadere la pietra e lo presi in braccio. Ero sbalordita e felice allo stesso tempo. Era morbido e caldo. Mille domande mi balenarono in mente. Ero indecisa. L’avrei voluto mostrare ai miei nipoti, ma che ne avrei fatto se anche l’avessi portato a casa? E soprattutto cosa ci faceva un koala a Mogoro? Animale che assieme al canguro è simbolo dell’Australia?! So bene che qualcuno non crederà alle mie parole, io stessa, se non avessi vissuto questa esperienza in prima persona, non ci avrei creduto con scioltezza. Ma al di là della veridicità degli episodi che sto narrando, vorrei solo essere ascoltata.

Il koala cominciò a farfugliare parole di senso compiuto in lingua sarda. Non sapevo se abbandonarlo e incominciare a correre a casa in preda al panico o se prendere il telefono e registrare quello che stavo vivendo, consapevole che poi, quando lo avessi raccontato, nessuno mi avrebbe creduto. Alla fine, impietrita dallo stupore, ascoltai quanto aveva da dirmi.

Mi diede delle indicazioni molto precise e particolari circa una raffigurazione che presto sarebbe arrivata alla ribalta dei mogoresi.

In una casa del centro di Mogoro, che a breve sarebbe stata ristrutturata, in prossimità di un arco, i proprietari avrebbero trovato un’antica scultura raffigurante una donna con i capelli sciolti. Mi mise in guardia raccomandandomi di stare ben attenta perché le sembianze della donna, tra cui il segno di un piccolo sfregio sulla guancia, avrebbero convinto anche gli archeologi più esperti che si trattasse della Giudicessa Eleonora, figlia di Mariano IV e promotrice della Carta De Logu in epoca medievale.
Tutti avrebbero ipotizzato che l’edificio avesse ospitato la Giudicessa e in suo onore fosse stata ricavata la piccola scultura. Sarebbe stato mio compito dimostrare che in realtà l’effige rappresentasse una donna australiana, figlia di un colono inglese, vissuta tanto tempo fa, la quale, innamorata di un mogorese trovatosi in Australia in circostanze fortuite, avesse abbandonato la sua nazione per seguirlo a Mogoro. Dopo una iniziale convivenza pacifica i due iniziarono a litigare. Capitava spesso che subisse le più inaudite violenze dal suo compagno. Un giorno in una delle colluttazioni la donna morì incidentalmente andando a battere lo zigomo su uno spigolo appuntito. Del suo cadavere nessuna traccia mai. L’uomo, rimasto impunito, dopo molti anni, quando già l’australiana era nel dimenticatoio dei più, volle rappresentare la sua amata su una parete di casa sua. Pertanto io avrei dovuto raccontare ai miei compaesani questa storia stravagante di cui non era rimasta alcuna traccia né negli archivi comunali, né in quelli episcopali e tanto meno si era tramandata oralmente.

Il koala non aggiunse altro. Balzò con facilità dalla mie braccia tremanti e scomparì quando ormai era calato del tutto il nero della notte. Rincasai e non ne feci parola con nessuno.

Solo oggi, alla luce dell’avvenuta scoperta dell’effige, ne faccio menzione.

Ottobre 2013
flogabry

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