Il soldato della Wermacht

Nel 1943, dopo l’ingresso degli Stati Uniti d’America nel secondo conflitto mondiale, Adolf Hitler e i suoi generali (a causa di un famoso depistaggio) si convinsero che la Sardegna potesse essere teatro dello sbarco degli alleati nella “Fortezza Europa”.
Per scongiurare ciò alcune divisioni Germaniche vennero spedite in tutta la Sardegna. Le spiagge del golfo di Oristano risultavano essere i luoghi più adatti di tutta l’isola al transito in forze di uomini e mezzi anfibi nemici in un eventuale sbarco, ecco il perché della presenza di diverse centinaia di bunker o “fortini” dislocati lungo tutto il litorale, ma anche più internamente in mezzo alle attuali aziende agricole nelle campagne di Arborea.

Questo sbarco non è avvenuto in Sardegna, ma in Normandìa e in Sicilia, altrimenti è molto probabile che i nostri paesi sarebbero stati annientati in pochi giorni dalla furia alleata, e negli anni ’90 il regista Steven Spielberg sarebbe venuto proprio qui a girare le scene del suo capolavoro Salvate il soldato Ryan.

Per diversi mesi i soldati tedeschi si accamparono all’ingresso e all’uscita di Mogoro in mezzo agli uliveti, gli anziani raccontano che si comportarono bene con i nostri compaesani, davano aiuti alimentari, si barattava frutta fresca e uova in cambio di marmellate cioccolata e sigarette, e i loro medici visitavano e curavano anche i mogoresi bisognosi di tutto ciò che nel periodo di guerra scarseggiava parecchio, i medicinali per esempio.
Chiaramente i soldati non essendo impegnati in azioni di guerra facendo una vita da “campeggio” si integrarono in qualche modo con la popolazione, stringendo affettuose amicizie con alcune famiglie locali, partecipando addirittura al lavoro nei campi. La storia che mi ha commosso è proprio quella di un giovane soldato che frequentava la famiglia Ghiani, diventò in poco tempo uno di casa, con cui si dividevano i pasti, le gioie e le fatiche di tutti i giorni, forse questo soldato cercava proprio ciò che a causa della guerra non poteva godersi, la presenza degli affetti familiari così tanto distanti. Questo soldato fumava la pipa, e come quasi tutti i fumatori di pipa ne possedeva diverse, così ne regalò una per ricordo alla famiglia Ghiani.
Arrivò poi l’8 settembre, e gli italiani impossibilitati a proseguire la guerra contro una forza così schiacciante come quella degli angloamericani, firmarono una resa incondizionata che li obbligava a invertir rotta dichiarado guerra a coloro che fino a quel momento erano stati i nostri “camerati”: i tedeschi.
uttavia in Sardegna ci fu un accordo fra i due eserciti che si impegnarono a non aggredirsi gli uni con gli altri permettendo così ai germanici di lasciare subito l’isola dove sarebbero poi partiti per la Corsica e da lì in continente per metà ancora nelle mani del terzo Reich. Così alle prime luci dell’alba del 9 i soldati partirono in fretta e furia bruciando e facendo brillare durante tutta la notte munizioni e materiale ingombrante e non trasportabile, che avrebbe rallentato la partenza dai porti di Palau Olbia e S.Teresa di Gallura.
Le navi che trasportarono i soldati tedeschi presenti nell’isola furono affondate quasi tutte dagli inglesi, e morirono anche i soldati che per mesi avevano vissuto a Mogoro, compreso il soldato amico della famiglia Ghiani.

Nel dopoguerra i genitori dello sfortunato ragazzo si misero in contatto con la famiglia Ghiani ringraziandoli di esser stati ospitali con il loro figliolo che probabilmente raccontava tutto nelle lettere che spediva a casa. Il padre sapeva che il proprio figlio aveva lasciato a Mogoro una delle sue pipe come ricordo, ed era proprio quella pipa che gentilmente chiese di aver indietro. Quello era l’unico oggetto posseduto dallo sfortunato soldato prima di morire disperso in mare, con tutto l’equipaggiamento e gli effetti personali, che potesse consolare i suoi cari, che naturalmente potevano solo piangere davanti ad una tomba vuota.
Così la famiglia Ghiani sfruttò l’imminente partenza di due compaesani che si trasferirono in Germania per lavoro proprio nella regione dove abitavano i genitori del loro amico tedesco, che si preoccuparono di rendere la preziosa pipa, avendone in cambio un’altra della sua collezione.
Questa pipa io l’ho tenuta in mano diverse volte mentre la signora Ghiani mi raccontava questa commovente storia, la storia di un amicizia fra persone di paesi diversi devastati poi dalla furia di una guerra che l’uomo difficilmente potrà dimenticare.

Nicola Melis

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