Lettera agli Alunni

Alle bambine e ai bambini,
alle ragazze e ai ragazzi
che vanno
a scuola

Nei prossimi giorni inizierete un nuovo anno scolastico: alcuni di voi, i più piccoli, andranno a scuola per la prima volta, altri inizieranno un nuovo corso di studi e altri ancora proseguiranno quello iniziato.

Tutti insieme state ponendo le basi non solo per il vostro futuro, ma anche per quello del vostro paese. Anche dai vostri studi e dal vostro impegno nella scuola, dipenderà infatti il futuro della società in cui vivrete. Una società più giusta, più ricca di valori, più progredita, più solidale, ha senz’altro bisogno delle intelligenza e conoscenza che maturerete con la frequentazione della scuola.
L’impegno nello studio infatti non servirà solo a rendere migliore il vostro futuro, ma contribuirà alla creazione di una società degna di essere vissuta.

Uno dei motivi, che vede la Sardegna ai primi posti delle classifiche per numero dei disoccupati, per numero di precari nel mondo del lavoro, per incapacità di fare impresa, per famiglie povere, è dovuto allo scarso livello di scolarità che ci contraddistingue: pochi laureati, pochi diplomati, alti tassi di abbandono e conseguente dispersione scolastica. Dobbiamo capovolgere quei numeri. Immaginate quali risultati positivi scaturirebbero per la nostra comunità se la nostra regione fosse ai primi posti per il numero dei laureati rispetto alle persone in età da lavoro. Immaginate quale ricchezza genererebbe nella società in cui viviamo, avere elevati livelli di istruzione in tutti i campi del sapere.

Ecco perché il vostro impegno scolastico è importante e decisivo; ecco perché ci auguriamo e vi auguriamo il più ampio successo nei vostri studi.
Ai vostri insegnanti diciamo grazie per l’impegno, la passione e la dedizione che dedicano al loro lavoro, ancor più significativo se si considera il momento difficile che vive il mondo della scuola.
Il loro lavoro è qualcosa di cui non potremo mai fare a meno.

La nostra Amministrazione vi è vicina e cercherà di fare tutto il possibile, per la parte che ci riguarda, per rendere la scuola più accogliente.
Con gli auguri più sinceri di un buon anno scolastico,
vi salutiamo cordialmente.

IL SINDACO,   Sandro Broccia
L’ASSESSORE ALLA PUBBLICA ISTRUZIONE,   Maria Cristiana Scanu

Comune di Mogoro

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Una risposta a “Lettera agli Alunni

  1. Nant beni su sìndigu e s’assessora…

    Uno dei motivi, che vede la Sardegna ai primi posti delle classifiche per numero dei disoccupati, per numero di precari nel mondo del lavoro, per incapacità di fare impresa, per famiglie povere, è dovuto allo scarso livello di scolarità che ci contraddistingue: pochi laureati, pochi diplomati, alti tassi di abbandono e conseguente dispersione scolastica. Dobbiamo capovolgere quei numeri.

    Ma chini est, de is chi tenint sa possibilidadi e is mèdius po detzidi, chi si pregontat su poita de custus nùmurus? Stùdius chi ant fatu in àteras regionis puru amostant ca is arresurtaus scolàsticus funt bàscius me is comunidadis anca bivit unu sètiu de diglossia (una lìngua “arta” imposta amarolla de un’autoridadi statali stràngia a su territòriu [s’italianu], asuba de una lìngua natzionali stòrica “abasciada” a arrolu de dialetu e proibida in sa scola e in sa sotziedadi “ofitziali” e presentada aici mali de fai lompi sa genti finas a si bregungiai de dda chistionai [su sardu]), diglossia chi fait a manera de perdi s’identidadi culturali primàrgia e de srexinai in totu unu pòpulu de sa stòria, sa cultura, su connotu, sa manera sua de biri su mundu, totu cosas chi sceti sa lìngua-mama podit portai ainnantis.
    Est ora chi is autoridadis scolàsticas (e polìticas) cumprendant ca chena de torrai aìnturu de sa scola e de sa sotziedadi sa lìngua de su pòpulu chi seus (chi seus ancora unu pòpulu!), no s’at a arrennesci mai a furriai a fundu assusu cussus nùmerus aici malus chi sa Sardìnnia podit bantai (!) oindii.
    E finsas is aministratzionis de logu (che sa comunali) podint circai de imperai is pagus mèdius chi tenint po interbenni po su pagu chi fait a fai. Genti antziana chi chistionat beni su sardu in bidda no nd’amancat: est ora de ddus fai torrai a scola, e custa borta no po imparai issus, ma po imparai a is pipius e a is piciocus sa lìngua de is ajajus insoru…

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