Sigaretta elettronica, l’inganno

Mantiene intatta la dipendenza del cervello dalla nicotina

e-cigarette

Da adolescente frequentavo il cinema Eden, dove si proiettavano seconde visioni di film western. Fumavano tutti: gli Indiani, i Nostri, soprattutto gli spettatori. Il fumo passivo aveva la densità del fumo di un sigaro toscano. Tuttavia, nell’iniziazione di un adolescente, più della nicotina poteva il fumo “visivo” del Marlboro Man. A quel cowboy, abbronzato da sembrare un messicano, la Winston preferì un purosangue bianco, WASP, irresistibilmente maschio, che provocatoriamente domandava: «Com’è che a me piace fumare e a te no?».

Ancora più seducenti erano le sigarette degli attori famosi, sublime quella di Humphrey Bogart in “Casablanca”. Un film del 1942, durante la guerra, quando fumare non è solo un piacere ma una necessità: per lenire l’ansia, la paura, la fame, il freddo, il caldo. Non ci sono atei in trincea, neppure non fumatori. Sul Carso il soldato della Brigata Sassari nella notte fumava col fuoco in bocca, a fogu aintru.

Molti anni dopo “Casablanca” si sono scoperte cose orribili sul fumo. Bogart è morto di tumore, e così il Marlboro Man. Di tumore al palato è morto il soldato della Brigata Sassari. Ogni anno muore prematuramente negli Usa quasi mezzo milione di fumatori. Non è la nicotina che uccide, essa è il mandante, sono le quattromila sostanze tossiche, di cui almeno venti cancerogene, contenute nel fumo di tabacco.

Il fumo viene bandito progressivamente ovunque. I fumatori si lamentano di una propaganda fanatica, ipocrita, contro ogni forma di piacere. La longevità non è una misura di vita, vivere non è sopravvivere. Ma la vita del fumatore è diventata difficile. Cresce il numero di chi vuole smettere.

«Smettere di fumare è facile» assicura il libro di Allen Carr, che ha venduto oltre otto milioni di copie. Lo sapeva anche Mark Twain: «Ci sono riuscito più di cento volte!» Ma i lettori di “The easy way to stop smoking” non hanno impensierito la Philip Morris. La ricerca scientifica ha chiarito perché miliardi di uomini ogni giorno inalano avidamente il fumo di sigaretta, pur sapendo che fa male, e perché la maggior parte di coloro che riescono a smettere ricade nel “vizio” anche dopo anni di astinenza. È la nicotina che produce la dipendenza più difficile da interrompere. Lo studio dei suoi effetti sul cervello degli animali da esperimento ha permesso di individuare farmaci che aiutano a smettere di fumare, ha chiarito il perché delle ricadute e ha svelato il mistero dello straordinario successo della sigaretta elettronica.

Semplificando, la nicotina inalata viene trasportata col sangue nel cervello dove stimola i neuroni che rilasciano la dopamina nelle aree della gratificazione. La dopamina è ritenuta responsabile degli effetti gratificanti della nicotina.

Si è chiarito inoltre perché gli effetti della nicotina erogata dalla sigaretta di tabacco differiscono da quelli dei sostituti nicotinici. Si è scoperto infatti che la presenza prolungata della nicotina sui suoi recettori causa la loro temporanea desensibilizzazione, il che comporta la soppressione dell’effetto gratificante. Il fumatore impara inconsciamente a distribuire le fumate nel corso della giornata, in modo da stimolare la massima percentuale di recettori che hanno riacquistato la sensibilità alla nicotina. La prima sigaretta del mattino è la più piacevole perché durante la notte i recettori nicotinici hanno avuto il tempo di riacquistare la loro sensibilità. Al contrario, i sostituti nicotinici (cerotti, gomme, inalatori) rilasciano la droga in modo continuativo anche per ore, un modo efficace per mantenere i recettori in permanente desensibilizzazione, durante la quale la nicotina non produce piacere. Essi infatti mirano ad eliminare i sintomi dell’astinenza e a far dimenticare il piacere della sigaretta. Sfortunatamente il fumatore ha una memoria tenace per la nicotina.

L’assunzione cronica di nicotina provoca delle modificazioni funzionali persistenti responsabili dei sintomi dell’astinenza. La nicotina diviene la medicina per cancellarli. Purtroppo neppure i farmaci per curare la dipendenza (bupropione, vareniclina, sostituti della nicotina) hanno impensierito i mercanti del tabacco.

Così eravamo fino al 2003, quando un farmacista cinese, Hon Lik, inventa la prima sigaretta elettronica. La sigaretta elettronica, electronic cigarette, e-cig, è un inalatore che vaporizza una soluzione di nicotina in acqua o glicole propilenico. Fisicamente assomiglia a un ibrido tra una normale sigaretta e una penna biro. Ma ne esistono di diverse forme. Il principio importante della sigaretta elettronica è l’evaporizzazione della nicotina comandata dall’aspirazione. Questa produce l’accensione di una resistenza elettrica che vaporizza la soluzione e rilascia nicotina, alle stesse concentrazioni del fumo di sigaretta, ed eventualmente gli aromi della sigaretta preferita.

La sigaretta elettronica ha avuto una diffusione impetuosa. In Italia sono nati migliaia di negozi che la vendono. Secondo la neonata Associazione Nazionale Fumo Elettronico il 20 per cento dei dieci milioni di fumatori usa o intende usare la sigaretta elettronica.

I venditori assicurano che essa offre tutte le sensazioni del fumo di tabacco, meno le quattromila sostanze tossiche in esso contenute, non produce fumo passivo, non provoca incendi e costa meno delle sigarette tradizionali.

Vengono offerte “assaggiature” gratis, perché il cliente scelga la concentrazione di nicotina e l’aroma più gradito: tabacco per fumatori; fragola, mela, cioccolato, coca cola, etc. per futuri consumatori, di nicotina naturalmente. C’è perfino l’incenso, suppongo per religiosi.

Ciò che rende diversa la nicotina dei sostituti nicotinici da quella della sigaretta elettronica è che in questa l’erogazione della nicotina si produce con le stesse modalità della sigaretta di tabacco. La magia risiede nelle tirate. È il cervello del soggetto dipendente che ne comanda la frequenza e la profondità. Inoltre, il fumatore distribuisce inconsciamente le fumate o le inalazioni durante la giornata, in modo da ottenerne la massima soddisfazione. Oscar Wilde traeva dalla sua sigaretta «…the perfect type of a perfect pleasure. It is exquisite, and it leaves one unsatisfied. What more can one want?».

La grande diffusione delle sigarette elettroniche preoccupa le autorità sanitarie e i mercanti del tabacco. L’esame dell’aerosol delle sigarette elettroniche prodotte da una delle principali industrie ha rivelato la presenza di sostanze cancerogene, le nitrosamine del tabacco, e di differenti metalli in forma di nano-particelle, che accumulandosi nell’organismo producono gravi danni.

Poiché le industrie che producono le sigarette elettroniche sono migliaia, i controlli di qualità sono difficili, ma necessari. L’Oms ha proposto che le sigarette elettroniche siano regolamentate come prodotti farmaceutici, non come prodotti del tabacco. Invece, la preccupazione che la sigaretta elettronica produca una “nuova dipendenza” è irragionevole. Essa non toglie la dipendenza dalla nicotina, ma offre al fumatore dipendente la possibilità di assumerla senza il fumo. È la sconfessione del luogo comune che si passa dalle droghe “leggere” alle droghe “pesanti”. Infine, proibire la sigaretta elettronica progressivamente dovunque è la risposta più efficace per scoraggiare i possibili apostati a lasciare la vecchia cara sigaretta e incoraggiare gli adolescenti a provare il frutto proibito.

I mercanti del tabacco in Italia lamentano che il mercato delle sigarette elettroniche sta mettendo in crisi l’onorata industria del tabacco, che è stata già colpita duramente dal contrabbando delle Marlboro cinesi, taroccate, quelle che fanno male! Avvertono che si perderanno più di ventimila posti di lavoro, senza contare l’indotto nel settore della sanità.

Ma le multinazionali sapranno difendersi. Prevedo che il monopolio delle e-cig cadrà nelle loro mani. Allora torneranno, come i morti che dormono nella collina di Spoon River, il Marlboro Man abbronzatissimo, e l’uomo bianco della Winston, il quale, tenendo una specie di matita biro tra le labbra, dirà: «How come I enjoy e-cigs and you don’t?».
Gian Luigi Gessa

L’Unione Sarda
Giovedì, 13 Giugno 2013, pagina 36

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