Sartiglia, giostra ancestrale

Le strade del centro piene di sabbia calpestata, l’odore di fieno e d’inverno, l’aria che con la sua mano di ghiaccio prende a schiaffi le mie guance.
Colori e movimento. Colori in movimento su animali nobili e spaventosi. Cavalieri armati alla conquista della buona sorte nel galoppo che simboleggia la vita, nella conquista della stella, nella curva della morte, nella fine della corsa che sarà vittoriosa solo se premiata dal destino, o dalla destrezza.
Giostra ancestrale. Fantasma sul tuo destriero, rapiscimi e portami con te. Rivive il mio lato gotico, il mio animo medievale.

sartiglia - pariglia

La città si impossessa della mia fantasia. Immagino viandanti e mercanti arrivati fin qui solo per poter assistere al grande gioco, per fare affari in un giorno di festa. Giullari e figuranti agli angoli delle strade strappano sorrisi e qualche soldo, riscaldati dal buon vino e da qualche bacio che una ragazza infreddolita manda loro, con un gesto della mano.
Cavalieri onesti e valorosi si preparano a sfidare la sorte, intimisti.
Un cane scappa con una salsiccia in bocca, mi taglia la strada mentre cammino.
Sento le bestemmie del padrone. Bestemmie medievali. Bestemmie alcoliche.
Alzo lo sguardo, la piazza ora è vuota, non c’è la statua che ho visto in sogno, la grande donna saggia che vorrei diventare, che vorrei essere già.

sartiglia - via mazzini
Proseguo nella folla, a spintoni. La megera seduta su un gradino mi guarda e sorride. Tiro dritto, ricambiando però il sorriso.
Svolto. Sento l’eco dei miei passi sull’acciottolato umido. Scorgo figure scure che corrono, davanti a me. La mia gonna lunga striscia per terra e si sporca di fango e chissà cos’altro.
Mi sono persa nei vicoli muschiati. A passi veloci seguo le vie e i mendicanti e raggiungo il resto della mia compagnia, in attesa dello spettacolo.
Una processione di cavalieri sfila di fronte ai miei occhi. E lo vedo.
Il fantasma. I suoi occhi scuri e invisibili mi guardano, mi fissano. E sono sua, in un rituale antico che si tramanda dalla notte dei tempi. Mi rapisce. Dura un attimo, il tempo di centrare la stella e portarla trionfante sul petto. Dura un attimo.
Ed è fumo e odore di carne arrosto e di vino, è buio quasi quando mi perdo nel turbine del carnevale.
E’ buio e mistero. E’ buio e estro. E’ buio e risa e confusione.
E’ buio e torno, ogni volta, a quel fantasma, a quella compagnia burlesca che fu mia in chissà quale tempo e quale mondo.

Menina

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