Riflessioni sotto l’albero

Quando a te si apriranno tante strade e non saprai quale scegliere, non imboccarne una a caso, ma siediti e aspetta.
Respira con la profondità fiduciosa con cui hai respirato il giorno in cui sei venuto al mondo, non farti distrarre da nulla, aspetta e aspetta ancora, resta in silenzio ed ascolta il tuo cuore. E quando ti parla, alzati e vai dove lui ti porta.

[ Susanna Tamaro, Và dove ti porta il cuore ]

presepeNatale è tempo di bilanci.
Si riflette sull’anno appena trascorso mentre si depongono sotto l’albero i sogni e le speranze per l’anno che verrà, o più semplicemente i progetti futuri.

Mancano ormai pochi giorni alla fine del 2012 e io sto facendo il bilancio dei miei due anni vissuti di nuovo in Sardegna da quando, alla fine, ho ascoltato il mio cuore e sono tornata a casa con Matteo.
Già, perché alla fine son tornata, e non me ne sono mai pentita.

Il percorso di  rientro è cominciato a Natale del 2010.
A Varese, tra fiocchi di neve e sprazzi di cieli sereni, Matteo ha trovato sotto l’albero una lettera di “Impossibilità di rinnovo del contratto per cause legate al bilancio dell’azienda”, ovvero un modo elegante per dirgli che era licenziato.
Così, dopo lo sconforto e la rabbia iniziali, è seguita l’accettazione della situazione, vista l’impossibilità di fare altrimenti.
Quindi la sofferta decisione di quale parte del cuore seguire, tra quella legata a mia sorella e mia nipote e quella legata invece a Matteo.
Ho messo tra valige e scatoloni altri due anni della mia vita e ho scelto di tornare con la seconda parte del mio cuore.

Altro cambiamento importante, altro inizio.
Si riparte di nuovo da zero.

La mattina del 29 Maggio 2010 ho finito di preparare la mia valigia, ho telefonato come abitudine a mia sorella fingendo che fosse come un giorno come un altro e mi sono fatta forza, non sopporto gli addii, i saluti prima di una partenza, le lacrime che inevitabilmente mi assalgono.
Mancavano poche ore al nostro rientro in Patria, eppure mi sentivo peggio di quando la Sardegna ce la siamo lasciata alle spalle per cominciare questa esperienza che ora volgeva al termine.
Tornavo a Casa, eppure mi sentivo sconfitta. Sentivo che sarebbe stata dura rincominciare da dove avevo lasciato due anni prima  ma avevo seguito il cuore e sapevo che a lui non potevo mentire, nè potevo andare contro la sua volontà.

La nave era in partenza dal porto di Livorno.
Guevi, il gatto, era tra le mie braccia, Matteo al mio fianco, mia sorella e mia nipote già a 600 km da me, insieme alla mia vecchia vita ormai.
Bisognava essere forti, felici di tornare a Casa.
Eppure avevo smesso di piangere si e no da mezz’ora…

Sono passati due anni e mezzo da quel giorno, è quasi Natale, di nuovo. Tempo di nuovi bilanci.
Nel corso dei mesi non mi sono mai pentita della decisione presa, di essere tornata. Ho sofferto tanto, più di quanto mi sarei aspettata. I primi mesi mi son ritrovata spesso a sentire nostalgia degli spazi verdi di Varese, della mia piccola casetta, delle montagne che scorgevo dalla finestra e ovviamente di mia sorella e della mia adorata nipotina.
La nostalgia mi coglieva di sorpresa, era con una stretta nello stomaco, il ricordo era talmente doloroso da farsi sentire come una scarica elettrica.

Poi man mano che il tempo è trascorso la nostalgia si è tramutata in ricordi, l‘esperienza vissuta ha assunto i toni e i colori di una storia piena di imprevisti ma con una morale.
Finalmente ho cominciato a capire, ho imparato che tutte le esperienze che si vivono nella vita fanno parte di un lungo percorso e che anche da quelle che possono sembrare inutili e inconcludenti si colgono gli insegnamenti per crescere.

Come tutti ho dovuto fare dei sacrifici ma sono stata fortunata per molti aspetti, come il lavoro, sei mesi dopo il rientro ho iniziato quello che è tuttora il mio lavoro, e la casa, quasi finita, dove andrò ad abitare con Matteo.
Mi ritengo privilegiata per essere potuta tornare a casa e aver avuto la possibilità di ricostruirmi un futuro. Sono stata un’emigrata per due anni, sono tornata a Casa più povera di quando sono partita, ma ho portato indietro un bagaglio di esperienza che non scorderò mai.

E’ quasi Natale, sotto il mio albero riporrò desideri e speranze per un futuro tutto da vivere e da scoprire.
La vita è talmente zeppa di imprevisti da non poterla controllare, perciò ho capito che non sempre si possono fare progetti a lungo termine.
Spero solo di potermi ritrovare alle soglie del 2014 a essere felice di quel poco che ho, come lo sono ora, perché se lo sai apprezzare, quel poco può diventare il bene più prezioso.

Anche questo sarà un “Natale in casa Scanu” intimo ma felice:
ho deciso di fare un regalo a mia sorella, “spedirle” i nostri genitori per tutte le festività. Potrà di nuovo assaporare la gioia di passare questi giorni speciali vicina a chi per il resto dell’ anno può esserci solo con il cuore.

Che cos’è il Natale? E’ tenerezza per il passato, coraggio per il presente, speranza per il futuro.
[ Agnes M. Pahro ]

Valeria
Valeria è partita da Mogoro nel Marzo del 2008.
Racconta la sua esperienza di emigrata del terzo millennio.
Dalla economicamente depressa Sardegna alla fiorente Lombardia.
Ansia, nostalgia, sererenità, gioia. Un ventaglio completo di emozioni accompagna la sua esperienza nel Nord Italia.
Prevarrà la nostalgia o la tranquillità del benessere economico?

[ Clicca qui per leggere le puntate precedenti ]

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