novità nell’aria

 Valeria è partita da Mogoro nel Marzo del 2008.

Racconta la sua esperienza di emigrata del terzo millennio.
Partita dalla stagnante Sardegna è approdata alla fiorente Lombardia.
Ansia, nostalgia, sererenità, gioia. Un ventaglio completo di emozioni accompagna la sua esperienza nel Nord Italia.
Prevarrà la nostalgia o la tranquillità del benessere economico?

La via che hai percorso non era dritta ma piena di bivi, ad ogni passo c’era una freccia che indicava una direzione diversa; da lì si dipartiva un viottolo, da là una stradina erbosa che si perdeva nei boschi. Qualcuna di queste deviazioni l’hai imboccata senza accorgertene, qualcun’altra non l’avevi neanche vista; quelle che hai trascurato non sai dove ti avrebbero condotto, se in un posto migliore o peggiore; non lo sai ma ugualmente provi rimpianto. Potevi fare una cosa e non l’hai fatta, sei tornato indietro invece di andare avanti. Il gioco dell’oca, te lo ricordi? La vita procede pressappoco allo stesso modo.
[Va’ dove ti porta il cuore – Susanna Tamaro]

La prima volta che Matteo mi ha parlato di un possibile licenziamento da parte della ditta che l’aveva assunto ho pensato che una difficoltà di questa portata fosse meno importante davanti alla forza di una solida unione sentimentale, ma mi sbagliavo. Non avevo fatto i conti con il fatto che il licenziamento era solo la punta dell’ icerberg e che le vere difficoltà cominciavano proprio da lì.
Non immaginavo infatti che sulla questione “vita post-licenziamento” oltre a non avere molte opinioni in comune, ne avevamo parecchie che divergevano in tutto e per tutto.
Il suo primo pensiero era stato quello di mollare tutto e tornare in Sardegna, visto che l’ esperienza da emigrati non ci aveva dato grandi speranze per il nostro futuro, mentre io non volevo arrendermi. O forse più semplicemente avevo paura di un altro cambiamento, l’ ennesimo in due anni.

Da quel momento sono iniziati i veri problemi. Avevamo intenzioni completamente diverse per sistemare le cose, a partire dal come farlo fino al dove farlo. Benchè a prima vista fossi sempre stata io quella a cui il trasferimento aveva dato più sofferenza, ora ero quella più determinata a provare ad andare avanti lì, ancora da emigrata. Vedevo un rientro a casa come un fallimento personale, come una fonte di delusione per i miei cari che mi avevano vista crescere e prendere la decisione di vivere la mia vita lontana da casa. Avevo paura delle critiche, dei pensieri e delle opinioni degli altri. Sconcertante ma è così: stavo decidendo di affidare le scelte riguardanti il mio destino alle opinioni della gente. Ci son voluti giorni prima che mi rendessi conto che quello di cui avevo più timore non aveva senso, che non potevo basare le mie scelte di vita sull’opinione altrui, che ero stata una pazza anche solo a pensarlo, quando…
un altro problema si è posto fra l’idea di restare e la decisione di seguire Matteo in Sardegna, ovvero il trauma di dover lasciare la mia adorata nipotina e un lavoro che amavo e che mi stava dando tanto.

Ricordo ancora il momento in cui ho realizzato che avrei dovuto lasciare la mia adorata Nicole, che non avrei più potuto stringerla a me, vederla crescere, e sento ancora una fitta sullo stomaco. E’ devastante il ricordo, lo è stato ancora di più prendere la scelta. Per un istante mi sono messa nei panni di uno di quei tanti genitori che devono emigrare lontani dalla famiglia per dare a quest’ ultima un futuro migliore, o di uno di quegli altrettanti numerosi genitori separati che vedono i propri figli ad orari e giorni prestabiliti. Credetemi se vi dico che anche ora che sto scrivendo gli occhi mi si riempiono di lacrime. Perché la mia piccola Nicole aveva solo due anni all’ epoca.
Non si può spiegare ad una bambina di quell’età perché da un giorno all’ altro non ti vedrà più o quanto è stato doloroso e devastante prendere una simile decisione. Avrei cercato altri mille lavori in pur di starle accanto ma ho dovuto fare una scelta differente, a mente fredda: volevo che il mio rapporto con Matteo non si interrompesse così, e per far si che ciò non accadesse dovevo stargli accanto. Avevo deciso, il mio futuro lo volevo condividere con lui.

Il mese di Gennaio era iniziato con ottimismo, poi tramutato in scoraggiamento. Il mese di Febbraio era arrivato con momenti di disperazione, poi tramutata in speranza. Il mese di Marzo era giunto portando con se un’ inaspettata voglia di ricominciare, di recuperare tutto ciò che stavo perdendo lasciando che l’ egoismo e la paura vincessero sopra ogni cosa, di amare ancora, nonostante tutto.

Avevo passato settimane a pensare, a combattere contro me stessa e contro le mie paure, ad annullarmi per poi riprendere in mano la mia vita. Avevo pianto, sperato, pregato, sofferto. Avevo deciso di mollare tutto e tutti per poi capire che non era quello che volevo sul serio. Avevo cercato di recuperare ciò che stavo perdendo e ciò che mi era ormai sfuggito di mano. Ho pensato, passato notti insonni, poi finalmente ho capito.

Allora ho preso coraggio, ho respirato a fondo e mi sono detta che se avessi creduto in me stessa e in quello che ancora potevo fare per essere felice avrei potuto prendere qualsiasi decisione senza pentimenti. E ho scelto Matteo, la nostra storia, la nostra vita.

Si torna a in Sardegna, si ricomincia per l’ ennesima volta una nuova vita, una nuova sfida.

Quando a te si apriranno tante strade e non saprai quale scegliere, non imboccarne una a caso, ma siediti e aspetta. Respira con la profondità fiduciosa con cui hai respirato il giorno in cui sei venuto al mondo, non farti distrarre da nulla, aspetta e aspetta ancora, resta in silenzio ed ascolta il tuo cuore. E quando ti parla, alzati e vai dove lui ti porta.
[Va’ dove ti porta il cuore – Susanna Tamaro]

Valeria
[ Clicca qui per leggere le puntate precedenti ]

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