L’importanza di chiamarsi Ernesto

Valeria è partita da Mogoro nel Marzo del 2008.
Racconta la sua esperienza di emigrata del terzo millennio.
Dalla economicamente depressa Sardegna alla fiorente Lombardia.
Ansia, nostalgia, sererenità, gioia. Un ventaglio completo di emozioni accompagna la sua esperienza nel Nord Italia.
Prevarrà la nostalgia o la tranquillità del benessere economico?

Clicca qui per leggere le puntate precedenti. ]

Mi era stato detto che l’addomesticamento con i gatti è molto difficile. Non è vero.
Il mio mi ha addomesticato in un paio di giorni.

[ Bill Dana ]

La mattina che la mia collega mi ha proposto di adottare uno dei cuccioli che la sua gatta avrebbe dato alla luce di lì a poco tempo, sentimenti contrastanti si sono accavallati nella mia mente.
Ho sempre pensato che una famiglia non è al completo senza un animale domestico, che una casa non è mai abbastanza accogliente se un cane o un gatto non vivono al suo interno, ma non ero convinta di voler prendere un impegno di questo genere in una casa così piccola e con la necessità di tornare più volte all’anno in Sardegna.
L’ idea di avere una palla di pelo tra i piedi, però, ha avuto la meglio tra me e Matteo, e dopo aver valutato bene i pro e i contro abbiamo deciso di accettare la proposta.

Guevara, così abbiamo deciso si sarebbe chiamato, è nato il 12 Maggio, come Matteo. E sembrerà una cosa stupida, ma non mi sembra tanto assurdo dire che per certi aspetti si somigliano!
Sarà il segno zodiacale, sarà che tutti e due sono testardi e orgogliosi, ma alle volte ho avuto l’ impressione di aver partorito un figlio e non di aver adottato un gatto!

Appena sverminato, svezzato ed educato (sapeva già fare i bisogni nella lettiera e che non avrebbe dovuto usare i mobili come tiragraffi), la mia collega ci ha invitati a casa sua per farcelo conoscere e portarlo a casa.
Uno svogliato ciccione, poco incline alle coccole, con un sedere enorme per un gatto maschio della sua età, ci ha accolto sdraiato sul divano: è stato amore a prima vista.

Fin dal primo giorno è stato chiaro che tra noi e il gatto, ad avere il comando non sarebbero stati i primi citati.
Quella piccola palla di pelo, infatti, era tanto impertinente da controbattere ogni nostro tentativo di riportarlo sulla retta via quando ne combinava qualcuna. Tanto da rispondere alle “sculacciate punitive” con colpi di zampetta dati quasi in segno di disapprovazione, come a voler dire che il nostro comportamento lo offendeva: sembrerò pazza ma alle volte sembrava di avere a che fare con un bambino di pochi anni anziché con un gatto, so che chi ha animali in casa mi può capire.

Con la sua cesta non è andata meglio.
Il primo giorno ci ha fatto la pipì dentro, pur avendo già familiarizzato con la lettiera, poi è andato a dormire sul ripiano portariviste del tavolino.
Il secondo giorno ha decretato la sua supremazia nella zona soggiorno della nostra micro-cucina eleggendo come suo trono la poltrona.
Il terzo giorno ha chiaramente fatto capire che la cesta non era di suo gradimento sventrando il cuscino e spargendo la gommapiuma per tutto il pavimento.

Con il contatto fisico, poi, per il primo mese è stato un vero incubo. Avrebbe potuto passare ore a mordere e graffiare gomiti, avambracci, caviglie…
Andavo in giro con i segni di denti e unghie, sembravo un’adolescente con il macabro hobby dell’ autolesionismo.

Il primo periodo di convivenza con un animale non è stata facile.
Ho sempre amato gli animali, ma quando Guevi, particolarmente opportunista come ogni gatto, si è preso il vizio di grattare sulla porta della nostra camera da letto alle quattro del mattino perché gradiva la nostra compagnia, ho seriamente avuto istinti violenti che potevano sfociare in gatticidio. Fortunatamente non ci sono stati solo i lati negativi nell’ adottare un pelosetto. Ma per raccontarli non basterebbe un libro, perché un animale in casa ti riempie davvero la vita. Non avrei mai pensato che influisse in questo modo sugli equilibri di una famiglia, né che con il passare del tempo Guevi sarebbe riuscito a conquistarci tanto da considerarlo praticamente uno di noi. Crescendo è diventato meno aggressivo e più propenso alle coccole, tanto da poter passare ore accoccolato sulle nostre ginocchia o acciambellato con noi sul letto.
Tornare a casa dal lavoro, poi, e vederlo trotterellare verso di noi facendo le fusa non aveva prezzo. In tutto questo tempo ho capito cosa provano tutte quelle persone sole, gli anziani, coloro che hanno la sola compagnia di un animale in casa e quanto possa essere importante la loro presenza, la loro vicinanza.
Guevi è diventato a tutti gli effetti un componente della famiglia, fondamentale per me con la sua presenza quando ho vissuto sola gli ultimi mesi a Varese.
Agli animali manca la parola ma con i gesti può farti capire tante cose e farti sentire la sua vicinanza e il suo affetto molto meglio di certe persone.

Con l’ arrivo di Guevi potevamo dire di avere ormai tutto.
Nella vita però niente va dato per scontato e nulla è come sembra.
Non sapevamo che di lì a poco altri avvenimenti avrebbero ridimensionato per l’ennesima volta la nostra esistenza.
Per il momento, ancora ignari delle novità riservate dal futuro, ci godevamo le nostre piccole gioie quotidiane e il nostro piccolo Guevi.

Non è possibile possedere un gatto. Nella migliore delle ipotesi si può essere con loro soci alla pari.
[ Sir Harry Swanson ]

Valeria

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...