Natale a Casa Scanu

Valeria è partita da Mogoro nel Marzo del 2008.
Racconta la sua esperienza di emigrata del terzo millennio.
Dalla economicamente depressa Sardegna alla fiorente Lombardia.
Ansia, nostalgia, sererenità, gioia. Un ventaglio completo di emozioni accompagna la sua esperienza nel Nord Italia.
Prevarrà la nostalgia o la tranquillità del benessere economico?

Clicca qui per leggere le puntate precedenti. ]

Il Natale, bambini, non è una data. E’ uno stato d’animo.
[ Mary Ellen Chase, 1887-1973, maestra e scrittrice americana ]

Dicembre per me è  il mese migliore dell’anno.
L’aria profuma di Natale già dalla prima settimana, i negozianti vestono a festa le loro vetrine, le strade si accendono di mille colori e l’odore delle castagne e dei mandarini si diffonde tra le case e le vie di paesi e città.

A Varese la neve aveva cominciato a cadere già dall’ultima settimana di Novembre. Sopra le strade imbiancate gli addetti alle luminarie lavoravano veloci per addobbare il centro città. All’otto di Dicembre, festa dell’Immacolata Concezione e primo reale giorno prenatalizio, un turbinìo di luci intermittenti e palle colorate facevano sfoggio della loro bellezza invogliando agli acquisti.

Anche io e Matteo ci stavamo dedicando al Natale, già dal 2 Dicembre avevo cominciato a dar sfogo alla mia vena artistica da arredatrice specializzata nell’addobbo Natalizio. Sette giorni dopo la nostra casa non aveva nulla da invidiare alle vetrine del centro.

Volevo che questo Natale fosse speciale, che lasciasse un segno nel cuore e nei ricordi di chi mi stava vicino in quel momento e per far si che questo si realizzasse stavo investendo forze e inventiva nella causa.

Dove lavoravo, una comunità per minori, il Natale veniva vissuto e percepito in maniera del tutto diversa. Molti dei bambini che vivono all’interno di una casa famiglia infatti, durante le feste non possono tornare dai loro cari.
Non tornano perché non hanno una famiglia, o perché sono stati tolti da un’ambiente tutt’altro che sereno e confortante.
Nonostante tutto era una festa molto attesa. Insieme alle mie colleghe e ai bambini interni ed esterni alla comunità, passavamo i pomeriggi a preparare addobbi artigianali, sistemarli in giro, addobbare alberi.
Vedere le facce felici dei bambini, la loro adrenalina e l’attesa strepitante per la Vigilia non aveva prezzo per noi.

Pensare che nonostante tutto, questi bambini credessero ancora alla magia del Natale era per noi un segno tangibile del fatto che spesso noi adulti abbiamo da imparare dai bambini anzichè il contrario.
C’era Paolo che a 8 anni credeva fermamente in Babbo Natale tanto da difenderne la veridicità con le unghie e con i denti, ma che allo stesso tempo conosceva alla perfezione i motivi per cui era stato sottratto alla famiglia. Oppure Elisa, 11 anni, che si impegnava affinchè per i più piccoli tutto fosse perfetto.
La sera tornavo a casa e quasi mi vergognavo di essere malinconica nei confronti di parenti e amici lontani, quando i bambini come Pietro ed Elisa avevano trovato diversi motivi, alla loro età, per essere ancora felici. Volevo imparare da loro.

Ho imparato ad apprezzare di nuovo il Natale da qualche anno. Quando ero una bambina, io e mia sorella ci divertivamo ad addobbare a festa la nostra camera e questo rito l’abbiamo portato avanti fino all’adolescenza. Poi mia sorella ha deciso di trasferirsi a Varese, era l’ undici di Novembre quando è partita, e io da allora non ho più addobbato camera mia per anni, era difficile abituarsi all’ idea che potessi ancora essere felice a Natale senza lei vicina.

In memoria dei vecchi tempi avevo perciò riempito di addobbi ogni spazio utile della mia casetta, sistemato le vetrofanie alle finestre, addobbato un albero di poco più di un metro d’ altezza (che dentro quella piccola cucina sembrava un abete secolare) agghindato lo scorrimano con fili colorati e palline, messo tovaglia e centrini del tipico colore rosso acceso natalizio, collocato ad arte candelabri a forma di abete e candele a forma di Babbi Natale e pupazzi di neve ovunque.
Io ero orgogliosissima del mio lavoro, Matteo aveva quasi paura a stare solo dentro quella stanza. Se fosse esistito il Grinch, sicuramente sarebbe morto entrando in casa.

Non avevo preparato grandi regali questa volta. La cosa più importante era far sentire a mia sorella il calore di una famiglia vicina dopo anni e avendo visto anche tra i “miei “ bambini quali erano i valori più importanti durante queste occasioni avevo messo da parte gli aspetti più materiali prediligendo i veri valori dello stare con chi ami.

La mattina di Natale mi sono alzata presto per preparare gli antipasti, il primo, il pollo arrosto con patate, i dolci, la frutta. Volevo stupire e allo stesso tempo far sentire coccolata la mia famiglia.

Mia sorella ha un carattere che è l’opposto del mio. Più permalosa, meno istintiva, alle volte meno combattiva. Ma fondamentalmente è dolce e sensibile, ma non ai miei livelli (che rasentano l’ ipersensibilità cronica). Immaginate perciò di entrare in una casetta di 35 metri quadri, con travi a vista sul soffitto, dopo una notte di nevicata e trovarvi davanti addobbi e luci di ogni genere che fanno da sfondo ad una tavola imbandita di cibo (non sono una cuoca ma ci ho messo l’anima quella volta) e pensate alla reazione che potreste avere dopo aver passato 9 Natali di seguito con la vostra famiglia a mille chilometri di distanza. Se state pensando ad abbracci e commozioni varie sappiate che siete fuori strada. Mia sorella è rimasta a bocca aperta tra il divertito e lo sconvolto, mio cognato credo abbia riso sotto i baffi. L’unica che ha mostrato gioia è stata mia nipotina Nicole, ma a 17 mesi di età credo che qualsiasi cosa luccicante e colorata ti esalti, di certo non lo spirito del Natale!!
Dopo lo stupore iniziale, però, credo di aver letto la felicità vera nei loro visi. Avevo centrato in pieno l’ obbiettivo. Anche Matteo sembrava realmente felice nonostante fosse lontano da tutto e tutti. Poi i telefonini hanno cominciato a squillare, abbiamo passato una buona mezzora a scambiarceli e a mandare auguri a destra e a manca a vari parenti e amici.
Abbiamo mangiato, riso, scherzato, giocato a tombola e scartato piccoli doni fino alla sera.
Piccoli gesti che hanno reso un Natale semplice ma perfetto.
Il Natale a Casa Scanu, quello che desideravo di più al mondo in quel momento.

Che cos’è il Natale? E’ tenerezza per il passato, coraggio per il presente, speranza per il futuro.
[ Agnes M. Pahro ]

Valeria

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...