La stagione delle nevi

Valeria è partita da Mogoro nel Marzo del 2008.
Racconta la sua esperienza di emigrata del terzo millennio.
Dalla economicamente depressa Sardegna alla fiorente Lombardia.
Ansia, nostalgia, sererenità, gioia. Un ventaglio completo di emozioni accompagna la sua esperienza nel Nord Italia.
Prevarrà la nostalgia o la tranquillità del benessere economico?

Clicca qui per leggere le puntate precedenti. ]

L’infanzia è credere che con un albero di Natale e tre fiocchi di neve tutta la terra viene cambiata. 
[ André Laurendeau – Viaggio nel paese dell’infanzia, 1960 ]

Nel mese di Ottobre le giornate hanno cominciato a restringersi e i primi freddi veri a farsi sentire. All’imbrunire una nebbia leggera si alzava silenziosa al di sopra dei pini, e io già sentivo che l’inverno non sarebbe stato facile da affrontare questa volta.
Mia sorella mi parlava del suo primo inverno passato a Varese, otto anni prima, ed io provavo a immaginarmi come sarebbe stata dura affrontare il gelo senza avere in casa un camino su cui accendere il fuoco e preparare castagne da mangiare al calduccio.

Per chi si trasferisce in una terra con clima e territorio tanto diversi da quelli della propria terra nativa, ogni cambio di stagione viene vissuto come una novità e un’avventura da affrontare. Qualcosa di simile alle scoperte che un bambino fa nel corso dei primi anni della sua crescita.
Quindi almeno per il primo anno ad ogni Solstizio e ad ogni Equinozio si creano una serie di situazioni tragi-comiche che imbarazzano il malcapitato protagonista ma divertono chi già da anni si è ambientato o chi è nato in loco, dando loro spunto per battute, sfottò, o,nel migliore dei casi, saggi consigli.

Intanto i giorni passavano, i pomeriggi erano più corti e le temperature scendevano, e io continuavo ad aspettare la neve.
Avevo ventiquattro anni ma ero in ansia come una bambina, bramosa di affondare le scarpe su soffici manti immacolati. Per il momento però dovevo accontentarmi della pioggia, anch’essa piuttosto abbondante. Mia sorella si divertiva a farmi da guida spirituale e pratica, essendoci già passata, e non mancava di elargire saggi consigli su come vestirmi o su come comportarmi in casa per non morire di freddo senza dilapidare lo stipendio in bollette del gas.
Allo stesso tempo invece i miei colleghi si dividevano tra quelli che, venendo dal Sud, capivano la mia reazione ai primi freddi (tipo indossare piumini, sciarpa-guanti-cappello mentre la maggior parte dei Varesini girava ancora con spolverini e smanicati) e chi invece, nativo del Nord, si domandava cosa avrei tirato fuori dall’ armadio a Dicembre.

Per me i mesi invernali sono i più “particolari“ da affrontare, è come se con l’accorciarsi delle giornate abbia l’impressione di avere meno tempo per fare le cose ma più tempo per pensare.
Intorno a me noto particolari che nelle belle giornate passano del tutto inosservati, cose che in altri momenti non avrei mai preso in considerazione.
A me accadeva esattamente così. Uscivo da casa per andare a prendere l’autobus, nella borsa un libro e il lettore mp3 mi facevano sentire meno sola e mi alleggerivano l’ora totale di viaggio fino al paese in cui lavoravo.
Sedevo sempre allo stesso sedile, terza fila sulla destra, posto sul finestrino. Ancora prima di sentire l’autobus ripartire avevo già gli auricolari sistemati.
Le canzoni che sceglievo seguivano ovviamente il mio umore e il meteo.
Se non leggevo rivolgevo lo sguardo fuori dal finestrino, illudendomi così di avere una certa privacy, e lasciavo così che la mia mente vagasse tra ricordi e pensieri, spesso dettati da ciò che vedevo. Erano quelli i momenti in cui mi domandavo cosa stesse accadendo nella mia Isola, cosa stessero facendo i miei cari, addirittura fantasticavo su cosa avrei fatto io se fossi stata ancora lì, ma questo solo nei momenti in cui ero più vulnerabile alla nostalgia.

Scorrevano così i giorni, le settimane, i mesi. Alternavo gioia e nostalgia, ottimismo e malinconia. Tutto nella norma, tutto di pari passo con la natura che mi circondava. Così anche gli alberi perdevano le loro foglie variopinte, l’aria si faceva più fredda, le piogge lasciavano lentamente spazio alle prime nevicate. Finalmente era arrivata. La neve che tanto aspettavo scendeva silenziosa e timida sulla città. Ero tornata di colpo bambina.

Il mese di Novembre è iniziato così, alternando giornate di sole a nevicate inaspettate. E come in ogni sogno di bambino, attendevo che le prime luci del Natale venissero esposte. Avevo tante richieste da fare a Babbo Natale, tanti sogni e speranze da impacchettare e mettere sotto l’albero, tanti buoni propositi per il nuovo anno. A dispetto di quanto avevo previsto all’inizio della stagione fredda ero carica di ottimismo, segno che stavo affrontando al meglio tutte le situazioni che la vita mi poneva davanti.

La mia prossima missione, da buona padrona di casa, era quella di rendere speciale il primo Natale lontano da casa per Matteo e il primo in Famiglia per mia sorella, da dieci anni fuori casa.
Ma questo, se avrete la pazienza e il piacere di leggere le mie avventure, ve lo racconterò un’altra volta.

Valeria

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