Italiani, brava gente!

introduzione

Mentre imperversa sul Belpaese la politica burlesque, in assenza d’una qualche egemonia culturale, nel dominio del particulare sul solidale dal Quirinale e dal Vaticano giunge il preoccupato messaggio di conciliazione nazionale.
I gravi problemi della gente, ormai in mutande, passano nel silenzio omertoso dei pavidi mezzi di comunicazione di massa e di parte, alla continua strumentale, sistematica ricerca di contrasti dialettici anche quando si tratta di mera polarità esistenziale in tensione.
La zia di mia bisnonna, Tuqja (Vitina), soleva ripetere: «I fessi sono morti nel ‘60», lei nata nel 1864 e morta nel 1952.
Lei non lo sapeva, ma il dittatore Garibaldi aveva promesso terra ai “picciotti”, gliela diedero Crispi, il suo ministro dell’interno,  e il piombo di Bixio.

No, di “fessi” ce n’è ancora in Italia!
Per fortuna.  La nostra cultura popolare regge ancora. Fino a quando?
Evviva l’Italia!
Paolo

Italiani, brava gente!

La costituzione dello Stato unitario italiano compie 150 anni.
Una costruzione – ancora incompleta – che diede allora una definizione istituzionale a una penisola appenninica già caratterizza da una cultura molto ricca e multiforme ma dotata da un carattere unitario che era andato crescendo nel tempo secolare. La commemorazione del 150° anniversario è l’occasione per riscoprire le ragioni storiche della unità d’Italia, la sua identità e la sua “missione”. E’ un riscoprire le radici culturali e politiche che possono servire da base per il mantenimento dell’unità e della dignità politica dell’Italia: scopo stesso del processo politico fisiologico che si deve fare carico di traghettare l’unità di partenza all’unità di arrivo, confermata e consolidata, e che l’apparato politico oggi non realizza.

Il Risorgimento costituì l’epilogo di un notevole sviluppo identitario iniziato molto tempo prima, alla cui costruzione contribuì in modo fondamentale l’opera della Chiesa romana con le sue istituzioni educative e assistenziali, con le sue rigide norme comportamentali, con le sue efficienti configurazioni istituzionali ma anche nei rapporti sociali, nell’arte e altro. Ma in modo particolare la scaturigine del Risorgimento si deve alla diffusione del messaggio irradiato dalla rivoluzione francese e napoleonica, coagulando nei 50 anni, che precedettero il 1861, adesioni alle rivendicazioni di libertà e ai moti rivoluzionari.

Come dice Costantino Mortati «il principio unitario della volontà sovrana», la “nazione” non veniva espressa direttamente dal popolo ma da una classe illuminata, gli eletti, senza vincoli di mandato elettorale. Questa classe di appartenenza borghese si autodichiara “classe generale”, tendente a realizzare uno stato moderno centralistico liberale.
Si tratta di una unità istituzionale, dove la “sovranità popolare” non è considerata prioritaria.
Si tratta di una “volontà generale” di una minoranza, in cui la mancanza di una “sovranità popolare” porterà alla mancata realizzazione di 2 dei 3 principi del “trittico” del 1789 (uguaglianza e fraternità) e perciò della parziale realizzazione del concetto di “cittadinanza”. Da ciò inevitabilmente scaturisce il ritardo italiano nella reale emancipazione, nella “sproletarizzazione della società civile”, già presente sulla attuale carta costituzionale ultracinquantenaria.

D’altra parte l’espressione “Stato nazionale” appare artificile e precaria laddove storicamente preesistevano “nazionalità spontanee” e la loro integrazione forzata attraverso l’imposizione di una lingua unica, di una educazione scolastica con programmi unificati, della coscrizione obbligatoria mostrano con chiarezza che si trattò di introduzione di una “nazionalità dominante” di “moderati” (Antonio Gramsci).
Oggi, però, si è costituita una identità nazionale che riesce a convivere, in una tensione continua e problematica, con le nazionalità spontanee italiane.
Ciò non ha nulla di miracoloso ma è dovuto al cammino di sofferenza comune del Paese ma anche a quella tradizione di sacralità civile che si chiama Neri, Bosco, d’Acquisto, Olivelli, Moro, Livatino, Falcone, Borsellino, Rossa, Bachelet, Biagi…

Oggi celebriamo l’unità d’Italia, consapevoli che ci sono antichi problemi, solo parzialmente risolti, e nuove sfide da affrontare.
Oggi celebriamo “gli italiani, brava gente” che hanno sempre saputo ripartire da un nucleo fondamentale di valori condivisi, direi congeniti, alla cui base sta, prima di ogni cosa, la fraternità.

Riproporre oggi il “trittico” del 1789 non è una ingenuità, è proporre la fraternità come via per dare piena espressione della libertà e dell’uguaglianza, come risorsa civica, politica per far fronte al recupero delle ragioni dell’Unità del Paese. Paese in cui esistono i cittadini, resi stranieri a se stessi. Solo così potremo vivere nonostante le differenze esistenti tra di noi, non come cause di conflitto ma come occasione per accettare il nostro uguale diritto di essere diversi.

L’Italia è stata costruita dai giganti e può essere distrutta da nani.
Abbiamo bisogno di giganti e lo possono essere i comuni cittadini: non perchè dotati di chissà quali attibuti o genialità ma perchè resi grandi dalla loro salda coerenza a un’idea, quell’idea che ci fa essere quello che siamo.
Storia, cultura, intelligenza ma soprattutto decisione e volontà di essere, oggi, l’idea-Italia.

Luz Sqada
11.09.2011

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Una risposta a “Italiani, brava gente!

  1. trascorro molto del mio tempo a immaginare come potrebbe essere l’italia oggi, se lo fosse veramente diventata 150 anni fà….tempo fa lessi un libro intitolato ” i Savoia e il massacro del sud” chi lo scrisse fu un semplice marinaio che raccontava ciò che dopo pochissime generazioni gli giunse oralmente,tramite documenti.. foto.. di chi visse quel periodo, in questo caso parenti. Mi impressionò tantissimo non tanto le imprese garibaldine (che con la solita retorica abbiamo appreso a scuola), ma a differenza dell’intervento contro gli austriaci nel ’15, quello contro i borboni a metà ‘800 ha versato troppo sangue “italiano”, nel nome di un unificazione di uno stato voluto dalla famiglia reale e da chi insieme a loro non ha avuto nessun’altro scopo che quello di avere a tutti costi il possesso dello stivale, uccidendo a volte barbaricamente centinaia di persone inermi…briganti!!….dicevano loro…..a volte addirittura quattordicenni!!..le loro teste furono mozzate e selvaggiamente mostrate a fotografi e stampa di allora!!..questo mi ha fatto pensare con il senno di poi, che le popolazioni del sud non riconoscevano nei savoia i “liberatori” dalla tirannìa che i borboni pur non essendo” italiani” professavano nelle due sicilie…se poi dobbiamo metterci a elencare quanto italiani siamo noi sardi al centro del mediterraneo, in un isola che dedica statue, e strade statali, ad un personaggio come “carlo felice” di casa savoia che in Sardegna non ha creato benessere di nessun tipo…..ci fa capire il minestrone generale che consciamente o inconsciamente bolle in questo calderone chiamato “Italia”..hanno picchiato e continuano a picchiare la povera gente inerme!!!!….inerme????????……..quando ci decideremo a non sentirci più schiavi schiacciati da un macigno, se con la forza delle nostre mani tutte possiamo polverizzare questa pietra che sempre di più non riusciamo a digerire e nè a gustarne il sapore????Se ti senti Italiano sii orgoglioso….se non ti senti italiano sii orgoglioso lo stesso…..l’importante è che dobbiamo sentirlo, e non subirlo!!!!

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