Tappeti e artigianato artistico, business che fa gola ai falsari

I produttori chiedono alla Regione un marchio di tutela


Si chiude con un significativo successo la Fiera di Mogoro quest’anno alla sua cinquantesima candelina.
Fatturato e incremento di pubblico.

Sono cresciute sia le presenze che le vendite. Il prolungamento di una settimana ha fatto bene alla fiera del tappeto di Mogoro. Proprio nell’edizione che ha spento le prime cinquanta candeline della rassegna dell’artigianato artistico più antica della Sardegna, l’amministrazione ha espresso tutta la sua soddisfazione. «Hanno funzionato la campagna pubblicitaria il nuovo logo e l’allestimento rinnovato», ha detto Luisa Broccia, consigliere comunale con delega all’artigianato. Ed ha aggiunto: «La Regione deve finalmente riconoscere l’importanza della nostra manifestazione». Appello al quale si è unita la voce degli artigiani: «Serve un marchio di qualità per i nostri prodotti».

I NUMERI – Il successo della cinquantesima fiera del tappeto di Mogoro è tutto nei numeri presentati dal consigliere Broccia: «Un incremento nelle vendite del 60 per cento rispetto allo scorso anno. Ottantamila euro di fatturato contro i 49 mila euro del 2010. Gli artigiani mogoresi hanno ricevuto commesse che consentiranno loro di lavorare bene per un intero anno. Sono stati seimila i biglietti staccati». Cinquemila le presenze nell’edizione precedente, lievitate dunque del 10 per cento. «Le nostre scelte sono state premiate», ha sottolineato Broccia, «la nuova esposizione ha valorizzato meglio i manufatti e gli oggetti esposti. Un ottimo punto di partenza, assieme al nuovo logo, per l’organizzazione della prossima fiera».

GLI APPELLI – Certo per un mese nel centro polifunzionale di piazza Martiri non sono mancati gli appelli a Regione ed enti competenti nel settore dell’artigianato. Il Comune ha ribadito la necessità di un maggior sostegno per la fiera. Ma hanno detto la “loro” anche le tessitrici del paese, protagoniste indiscusse della fiera. «C’è troppa imitazione e chi arriva dalla penisola o dall’estero e non conosce il vero artigianato artistico della Sardegna viene confuso», ha detto Maria Luisa Fatteri, «noi abbiamo sempre chiesto un marchio di qualità, finora mai arrivato». «In questo momento di globalizzazione tutto viene confuso. Il più grande errore che abbiamo fatto in Sardegna è non aver saputo tutelare le produzioni», ha confessato Wilda Scanu della cooperativa Su Trobasciu di Mogoro, «attraverso un regolamento, un disciplinare ed un marchio che potesse salvaguardare il nostro lavoro».
Antonio Pintori 

L’Unione Sarda
Martedì 14 settembre 2011, pag. 19

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