L’origine di Piazza Sant’Antioco

L’Ufficio Tecnico del Comune di Mogoro sta predisponendo il progetto per la riqualificazione di Piazza Sant’Antioco.
Ho contribuito in maniera sostanziale alla progettazione che è ormai giunta in dirittura d’arrivo e verrà presto presentata al pubblico.
Per approfondire l’analisi storica ho intervistato Professor Giovannino Cherchi che, senza pretesa di esattezza assoluta, ha raccolto i suoi ricordi sulla vicenda.
Occorre dire che la fonte è molto autorevole, al tempo in cui fu costruita la Piazza di Sant’Antioco, anno 1958, prof. Cherchi era Sindaco di Mogoro.
Mirko 

«Precedentemente alla costruzione della piazza, l’area ospitava al centro un grande abbeveratoio per il bestiame: due vasconi in grosse lastre di pietra, probabilmente basalto scalpellinato, la occupavano in senso longitudinale.

Nell’anno 1944 a causa dello sfollamento del capoluogo sardo provocato dalla seconda Guerra Mondiale le classi del Liceo Classico Dettori di Cagliari furono trasferite temporaneamente a Mogoro, nell’edificio scolastico.
In quell’anno in occasione della Festa di San Bernardino si fece uno spettacolo con i fuochi artificiali nella piazza, evidentemente al tempo era già stata liberata dall’abbeveratoio.
Intanto se ne era fabbricato uno, con due vasche molto più piccole e addossate al muro, alla periferia del paese, in “S’Arrochili”, alla fine di via Eleonora, sulla strada che porta a Gonnostramatza, allora utilizzata per lo più per recarsi nelle campagne circostanti.
Veniva chiamato “Su beveratoriu ‘e Mundula”, il che fa pensare che fosse stato il Cavalier Mundula, in qualità di Podestà di Mogoro, a sopprimere quello di Sant’Antioco a sostituirlo con uno fuori paese.
Allo stesso modo il sindaco successore di prof. Cherchi, Efisio Lippi Serra, nei primi anni ‘60 soppresse il grande abbeveratoio di “S’ecca ‘e Marteddu” preciso e identico a quello di Sant’Antioco, e ne fece costruire uno in località “Cortiaccia” (mai utilizzato, pare per l’assenza della rete idrica di adduzione).
E’ possibile che a sopprimere l’abbeveratoio di Sant’Antioco furono i sindaci predecessori di Cherchi, Battista Serra o Terenzio Grussu .

In ogni caso quando prof. Cherchi fu eletto sindaco, il 9 giugno 1956, la piazza era libera da ingombri, con la superficie in terra battuta o più verosimilmente coperta da acciottolato, come ricorda la signora Maria Peddis che ci abita dal 1952 confermando l’assenza dell’abbeveratoio ma ricordando la presenza degli alberi di acacia, che tuttora si conservano, sul lato di Via Gramsci, allora Via Regina Elena.
Piazza Sant’Antioco era allora uno spiazzo senza alcun utilizzo pratico, mentre erano sorte già le case della parte bassa come quella di Peddis con forno attiguo e quella dei Serra. Non c’era ancora la palma né i due grossi alberi di acero: quello all’ingresso stretto della piazza, leggermente storto, e quello di fronte a casa Serra, dall’imponente chioma. Questi due li mise a dimora il sindaco Antonino Melis, avanzati quasi certamente dalla sistemazione del proprio giardino domestico.
Il pensiero di costruire la piazza più che un’intuizione fu una costrizione dettata dalla necessita, dal senso estetico e dall’esigenza di dare un lavoro ai disoccupati del paese.
Tuttavia non era facile fare opere pubbliche a quei tempi. Le uniche opere che il Comune poteva finanziare erano legate all’allestimento di cantieri-scuola di lavoro, per venire incontro alle necessità dei disoccupati.
Questa strada era praticabile solo a condizione che l’amministrazione avesse applicato l’imposta addizionale sui terreni, il 5% sul reddito agrario, un cappio al collo per proprietari che già dovevano pagare l’imposta di famiglia come tutti gli altri cittadini.
Poiché questo balzello era stato applicato dalla precedente amministrazione, la giunta Cherchi, che aveva come validissimo vice il Cavaliere, potè organizzare diversi cantieri, tra i quali appunto quello per la sistemazione della Piazza in questione.
[In municipio se ne dovrebbe conservar traccia, quanto meno contabile, dovrebbero esserci anche i registri paga degli operai impiegati.]

L’esecuzione dei lavori fu affidata al sig. Giovanni Frau (detto Nino), che curò scrupolosamente ed entusiasticamente l’esecuzione dei lavori in qualità di capo cantiere (forse aveva contribuito anche alla progettazione).
Non è chiaro se la colonna centrale con la statua della Madonna fosse prevista già dall’inizio o se fu il suggerimento di Monsignor Antonio Tedde, vescovo della diocesi di Ales-Terralba, a determinarne l’erezione. Va detto che la statua fu dono della munificenza di un facoltoso proprietario, il sig. Pietro Porceddu. Il Comune non sarebbe stato in grado di far fronte anche a questa spesa, basta tener conto che per la ringhiera perimetrale in ferro, che tuttora si conserva, fu necessario utilizzare dei tubi di un dismesso tratto di rete idrica, la cui lavorazione artigiana fu affidata all’officina di Giuliano e Efisino Orrù.
Il piedistallo su cui poggia la colonna aveva una base quadrata più ampia dai cui quattro angoli partivano altrettanti piccoli zampilli che alimentavano una fontana dalla vasca circolare.
La vasca era protetta da una bassa ringhiera di ferri sagomati fissati nel cemento con motivo a incrocio.
Forse per il pericolo che ci potesse cascare dentro qualche bambino della vicina scuola elementare o per la difficoltà di manutenzione la fontana fu convertita in aiuola assumendo l’aspetto attuale con i quattro sedili in cemento di discutibile qualità estetica.
Un aiuola continua era presente originariamente lungo via Gramsci dove ancora sono gli alberi di acacia, questa in seguito fu convertita in area calpestabile realizzando la pavimentazione nelle zone tra gli alberi.

L’inaugurazione della Piazza di Sant’Antioco avvenne nel 1959 con la benedizione della statua e della piazza da parte di mons. Tedde alla presenza dell’Onorevole Efisio Corrias presidente della Giunta Regionale e del dottor Romolo Cerioni presidente del Consiglio Regionale.

Per quanto riguarda il colle di Sant’Antioco occorre ricordare un altro fatto.
Il mons. Tedde, benemerito per l’istituzione delle scuole di Ales e San Gavino al tempo in cui erano ancora assenti le scuole statali, all’epoca andava costruendo pure orfanotrofi e asili.
Da lui venne la richiesta al Comune nel 1959 per l’utilizzo del terreno della collinetta intorno alla chiesa di Sant’Antioco per erigervi un Casa per anziani. La costruzione avrebbe praticamente incorporato la chiesa come si evidenzia dai ruderi ancora presenti.
Prof. Cherchi oggi non avrebbe avuto la stessa posizione, ma allora erano tempi diversi, l’opera aveva aspetto di avanguardia quindi diede parere favorevole e con un deliberato del Consiglio Comunale si procedette.
Per aderire alla richiesta il Comune dovette far sconsacrare “su campusantu becciu” (il vecchio cimitero). I pochi monumenti e manufatti furono traslati nel nuovo cimitero e le ossa deposte in un ossario.
La sconsacrazione fu un fatto positivo in quanto il sito era ormai senza protezione, poteva entrarvi chiunque senza alcun controllo, e le tombe erano in condizioni pessime, alcune addirittura scoperte.
Si concesse l’autorizzazione edilizia e il Comune si prese carico degli oneri di rimozione del vecchio cimitero operando anche rettifiche di confini, un pezzo di terra venne donato al vescovo da Raimondo Marchinu che, anni dopo, a opera incompiuta, se lo fece restituire.
I resti della costruzione che ancora oggi si conservano rispondono al finanziamento del primo lotto del progetto, praticamente i soli muri perimetrali. In seguito la Regione strinse i cordoni della borsa e l’edificazione si arrestò lasciando incompiuta l’opera.
A proposito della proprietà del area del colle, quando l’Amministrazione Comunale concesse l’ubicazione del chiosco Mura intorno al 1990, pretendendo che quel piccolo angolo di terra appartenesse al Comune dai primi anni ’50, prof. Cherchi ricorda che fece un’indagine e ritrovò nel registro dei verbali delle deliberazioni del Consiglio la conferma che tutto il colle è di proprietà della chiesa e quindi il Comune non aveva nessun titolo su di essa.»

Questi sono i fatti come li ricorda prof. Cherchi.
Se volete contribuire anche voi alla raccolta di notizie, aneddoti e fotografie riguardanti la piazza  potete gentilmente scrivere un commento a questo articolo oppure mandare una mail a mogoresbook@gmail.com o parlare con il sottoscritto.

Grazie,
Mirko Assange Monty

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3 risposte a “L’origine di Piazza Sant’Antioco

  1. … fu affidata all’officina di Giuliano e Efisino Orrù: non Giuliano, bensì Giulio. Il loro padre, eroe di guerra (medaglia di bronzo al valor militare nel 15-18) era un amico del grande socialista – sardista Emilio Lussu, era “ferreri”, maniscalco e “dentista” del Paese.

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  2. Flogabry ha proprio ragione…quando prof. Francesco Sonis pubblicò il libro su Mogoro” Due secoli di vita municipale”,io ero al settimo cielo!! Un appassionato di storia come me, e per giunta la storia del mio paese!…potevo finalmente conoscere una marea di episodi e personaggi di cui avevo sentito già qualcosa, ma scarsa e incompleta.Questo libro è sempre presente nel mio comodino, ci rivado ogni tanto a memorizzare particolari..se il caro prof.Sonis non avesse realizzato questo prezioso documento forse Mogoro ancora oggi sarebbe all’oscuro su ciò che di importante è successo in questo caso negli ultimi due secoli passati…ecco perchè sarebbe bello che gli amministratori locali questa cosa la valutino….secondo me ci potrebbe essere un sistema per rendere un archivio storico fruibile a chi mostra serio interesse.

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  3. ciao Mirko, complimenti per la ricostruzione storica che parte sempre dalla raccolta di interviste. In teoria, però, ogni comune dovrebbe avere un archivio in cui si conservino documenti indispensabili per ricostruire il passato. Mi sono sempre chiesta in quale stato sia quello di Mogoro, come e chi ci possa accedere! la Storia ha sempre il suo fascino, e quella locale non è da meno. Bravo Mirkuz! Salludi e trigu! :)

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