Alla conquista del Medio Campidano

PROVINCE A RISCHIO – L’assessore Pia accelera:

con noi devono entrare Villacidro e Arbus

Non dovrebbe correre pericoli la provincia di Oristano salva per l’estensione della sua superficie. Trenta chilometri quadrati sopra il minimo previsto dal decreto.

Altro che mannaia del decreto di Ferragosto.
La provincia di Oristano raddoppia. Potrebbe allargare i confini andando alla conquista del Medio Campidano.
Non solo, dunque, scampa alla morsa dei tagli sulla scia del provvedimento del Governo, ma addirittura potrebbe inglobare i territori di quelle province che hanno il destino segnato.
Almeno così la pensa l’assessore provinciale ai Lavori pubblici Gianni Pia: «Uno degli scenari possibili che merita un’attenta riflessione». E intanto domani il vertice a Roma organizzato dall’Upi con le province a rischio.

IL DECRETO Secondo il provvedimento la sopravvivenza delle Province è legata a due parametri: il numero della popolazione (superiore ai 300 mila abitanti) e una superficie superiore ai 3 mila chilometri quadrati. E Oristano si salva proprio grazie all’estensione del territorio. Mentre sarebbero fuori dai giochi l’Ogliastra, il Medio Campidano e Carbonia -Iglesias. «Difficilmente in Sardegna si arriverà a una totale soppressione – sostiene – sia per le nuove competenze, organizzazione di servizi e funzioni sia per le leggi sui trasferimenti».

GLI SCENARI Secondo l’assessore Pia se i 23 comuni della provincia di Carbonia-Iglesias e i 28 del Medio Campidano si unissero potrebbero dare vita ad un unico ente di circa 233 mila abitanti oppure si potrebbe ritornare alla situazione precedente quando appartenevano alla provincia di Cagliari «che passerebbe a circa 794 mila abitanti, quasi la metà della popolazione sarda».

L’AMPLIAMENTO Ma c’è una via di mezzo. «Solo Carbonia – Iglesias torna con Cagliari, mentre il Medio Campidano, anche per le affinità storiche e geografiche, entra a far parte della provincia di Oristano» va avanti Gianni Pia. Si metterebbero insieme il territorio del Campidano, la zona di Arbus, le due Marmille e «si potrebbero rafforzare anche le prospettive di consolidamento della diocesi di Ales e Terralba – sottolinea – che oggi è una tra le più piccole sedi vescovili d’Italia, con circa 100 mila residenti e 57 parrocchie».

PLANARGIA Resta poi la questione sempre aperta dei dieci comuni, già dell’ex provincia di Nuoro, passati alla provincia di Oristano: Bosa, Flussio, Genoni, Laconi, Magomadas, Modolo, Montresta, Sagama, Suni e Tinnura. «La richiesta di una maggiore attenzione nei loro confronti da parte del nuovo capoluogo non è mai venuta meno – aggiunge – Una soluzione potrebbe arrivare anche dalle decisioni del Medio Campidano».

IL FUTURO «Le Province non possono occuparsi di tutto devono ritornare a svolgere i compiti per cui sono nate come mobilità e viabilità, edilizia scolastica negli istituti superiori, formazione e lavoro, cultura, turismo e sport, ambiente, sviluppo economico».
Gianni Pia è sicuro: «I comuni non potranno mai sostituirsi alle province».
Valeria Pinna

L’Unione Sarda
Martedì 23 agosto 2011

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Una risposta a “Alla conquista del Medio Campidano

  1. Le regioni a statuto speciale non hanno “provincie regionali” (per esempio La Regione Siciliana)? Se è così, non è prerogativa regionale la la loro strutturazione amministrativa?
    C’è materia, secondo me, per un contenzioso con lo Stato Centrale.
    Così come ci sarebbe da considerare la speciosa allocazione del Provveditorato ai Lavori Pubblici per la Sardegna in Via Mozambano in ROMA.
    Ma a monte, se la funzione istituzionale è connessa alla fruibilità ordinaria di servizi diretti con il cittadino (PRA, Motorizzazione civile, INPS, ecc) non è sufficiente un coordinamento regionale degli uffici distribuiti nel territorio nel modo meno disagevole per l’utenza?
    Se invece si tratta di temi di scelta politica non basta un tavolo paritetico regionale tra governo regionale e comunità interessate dal problema da affrontare e risolvere?

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