Cinquant’anni di fili e colori

Cinquant’anni di fili e colori

Un sapere femminile che smistava fili e colori e dominava telai per creare variopinti tessuti che finivano in arazzi e bisacce e collari per cavalli e buoi.
O in coberibangus, copricasse che impreziosivano l’importante mobile della casa sarda, e nelle coperte da letto e, più recentemente, nei tappeti che sono diventati tradizione isolana in centri come Mogoro, dove l’antica usanza di tessitura su telaio diventava identità per il paese, noto anche per i suoi seggiolai abili a impagliare con sa spadua, l’erba palustre raccolta e lasciata essicare.
Intanto si moltiplicarono i laboratori di tessitura e nacque una mostra mercato: era il 19 maggio del 1961 e Mogoro divenne la prima grande rassegna dell’artigianato artistico e tradizionale della Sardegna.
La creatività femminile sbocciava, oltre che negli altri oggetti, nell’arazzo mogorese. Vero manufatto d’eccellenza nella laboriosità del comune dell’Alta Marmilla. Perché può esplodere, come in giardini di romanticismo, nelle sue composizioni floreali. Fiorire nella rosa, simbolo della femminilità e nella peonia, segno di ricchezza, accanto al tulipano a indicare l’amore perfetto. E poi altri decori vegetali, quali i tralci della vite o della quercia e con le ghiande: fertilità, abbondanza, immortalità e virilità. E animali per i messaggi di forza e vitalità: cavalli, aquile, liocorni e colombe.
Oggetti da presentare con fierezza nella Fiera del Tappeto che, con il suo carico di manualità, si aprì presto alla produzioni artistiche di tutta la Sardegna, alle ceramiche, ai gioielli, alle lavorazioni in metallo, al vetro e alla pelle. Ecco, una vetrina per le cose più belle delle mani dell’Isola.
L’edizione del 2011 che non può che essere speciale.
La Fiera del tappeto e dell’artigianato artistico di Mogoro, da questo sabato sino al 4 settembre nei locali del Centro Fiera, celebra 50 anni.
E questa volta il Comune ha scelto i 60 espositori tra le imprese artigiane migliori in terra sarda per manualità e tradizione.
A ciascuno ha chiesto inoltre un pezzo unico da esporre. Quasi una candelina per la bella signora a cui è stato dedicato un logo (la spirale che simboleggia la terra, il fuso e il tornio ideato da Massimiliano Sanna) e un catalogo (le foto sono di Gianfranco Casu).
L’inaugurazione questo venerdì alle 18,30 alla presenza dell’assessore regionale al Turismo e all’Artigianato Luigi Crisponi.
Forse taglierà il nastro il trombettista Paolo Fresu che sarà alle 21:30 in piazza Carmine per il suo tour “50!”.
E nome di grido al seguito: l’attore Ascanio Celestini.

La Fiera sarà visitabile tutti i giorni, dalle 10 alle 21.
«Speriamo in 20 mila presenze, ma già 10 mila sarebbero un grande successo dopo la crisi degli ultimi anni», l’auspicio del sindaco Sandro Broccia, ieri in conferenza stampa con l’assessore comunale alla Cultura Maria Cristiana Scanu e Luisa Broccia, consigliere delegato per l’Artigianato.

Questi cinquant’anni si festeggiano anche con il cartellone “Sere d’Estate“. Si inizia sabato alle 19, con lo scrittore Massimo Carlotto e il reading dal suo ultimo romanzo “Alla fine di un giorno noioso”.
Reading anche per Francesco Abate, il giorno dopo alle 18,30 nel Parco comunale: presenta il suo libro “Chiedo scusa” con l’attore Giacomo Casti e il musicista Matteo Sau.
Quindi, lunedì alle 22, il concerto della cantante algherese Franca Masu.

Gli Almamegretta sono protagonisti il 26 agosto e il 10 settembre si chiude con Pinuccio Sciola e il dono di una sua opera al paese.
Un altro appuntamento, alle 18 del 2 settembre: il convegno organizzato da CNA sullo stato dell’artigianato in Sardegna.
Manuela Vacca

L’Unione Sarda
Mercoledì 27 luglio 2011, pag.XI

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4 risposte a “Cinquant’anni di fili e colori

  1. E’ ovviamente un’errore commesso dal giornale, ma il fatto che se ne sia accorta solo Wilda Scanu (presidente della cooperativa “Su Trobasciu” di Mogoro) conferma appunto la totale assenza di una nostra “cultura tessile mogorese”.

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  2. Wilda, la tua osservazione conferma ancora una volta quanto sia importante un’adeguata formazione sulle nostre tradizioni tessili, e quanto la nostra cultura in questo ambito sia carente.
    Se non siamo capaci di distinguere un manufatto appartenente al nostro territorio, come possiamo pensare di portare avanti una politica di salvaguardia e di valorizzazione?
    Credo sia un bel tema su cui ragionare.

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  3. Nella’articolo dedicato alla Fiera del Tappeto di Mogoro l’immagine è di un bel tappeto di Samugheo! Spero faccia altrettanto Samugheo con Mogoro!

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