Mogoro, il reportage in dieci racconti fotografici

Un uomo sconsolato, col volto rivolto verso il basso, sul ponte di una nave. Un’immagine in bianco e nero che descrive l’isolamento del popolo sardo, costretto a lasciare la sua terra per cercare lavoro altrove.
È la forza di una foto, che spesso riesce più di mille parole a descrivere uno stato d’animo, un dramma, ma anche sentimenti come la rabbia e la gioia. Un racconto per immagini che hanno offerto dieci fotografi oristanesi protagonisti per una settimana nel centro della fiera del tappeto di Mogoro del primo festival regionale di fotografia. Ed il pubblico ha gradito. Quasi mille presenze in una settimana.

«Nell’era della fotografia digitale con centinaia di immagini chiuse nei computer bisogna recuperare il valore della foto su carta», ha spiegato Piergiorgio Dessì, presidente dell’associazione Diaphrama di Oristano, che ha organizzato l’iniziativa nata da un’idea di due fotografi mogoresi, Stefano Pia e Vittorio Cannas.
Una mostra fatta di dieci mostre: dieci modi diversi di raccontare la realtà.
Il tema più attuale nelle foto di Pia, “Tutti nella stessa barca”, la gente nei traghetti tra Sardegna e penisola. Le immagini in bianco nero scorrono, una dopo l’altra: i visi tristi di chi si lascia alle spalle la terra sarda ma anche la felicità nel rivedere i nostri porti. «Ho voluto raccontare proprio questo contrasto», ha confessato Pia, capace con una sola frase di descrivere la forza della fotografia: «Una foto è scrivere con la luce». Una scrittura che a Mogoro ha prodotto altri risultati. I viaggi in Colombia e Kenia di Stefano Orrù e Gabriele Espis con visi di ragazzi che parlano del loro dolore e della loro povertà. E di una natura regina ed universale protagonista anche negli scatti di Laura Piras. Ed ancora la storia dell’ordine delle Figlie di San Giuseppe nell’isola raccontata da Nicola Faedda. Ma una foto aiuta anche a fare cronaca. Ecco allora le immagini della fotografa de L’Unione Sarda Alessandra Chergia: il dramma di un incidente stradale e del disastro ferroviario di Macomer, la rabbia dei pastori sulla Carlo Felice. «Spesso una foto descrive ciò che non emerge in un pezzo di cronaca», ha commentato la Chergia. Infine la gente per strada di Cannas che ha concluso: «L’anno prossimo accoglierà fotografi da tutta la Sardegna».
Antonio Pintori 

L’Unione Sarda
Sabato 23 luglio 2011, pag. VIII

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...