Tornare a Casa – parte terza

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Il viaggio perfetto è circolare.
La gioia della partenza, la gioia del ritorno.

[ Dino Basili – Tagliar corto, 1987 ]

Avrei davvero voluto fosse così, godermi le vacanze ed essere comunque contenta di tornare alla mia nuova vita.
Ma dovevo fare i conti con un turbinio d’emozioni non indifferente a cui, causa carattere troppo emotivo, non sono mai riuscita ad abituarmi.

Giovedì 21 Agosto 2008, notte fonda.
Mancano tre giorni alla partenza, alla fine della prima vacanza.
Sdraiata sul letto, senza riuscire a prendere sonno, penso a come sarà ritornare a Varese, a quella che ora è la mia nuova casa, e ho paura. Forse è una paura irragionevole, forse addirittura infantile, ma l’idea di affrontare nuovamente i saluti e la partenza mi spaventa parecchio, anche se questa volta ho già una casa, degli amici e un lavoro ad aspettarmi.

Il giorno del viaggio di ritorno tutto è accaduto al contrario di quello d’andata. La mattina mi sono alzata già in preda all’ansia da addii, ho stipato alla bell’e meglio i miei vestiti sulla valigia (tenuti fino all’ultimo sparsi per la stanza, per dimenticare di dover ripartire a breve) e mi sono preparata per le ultime cose da sbrigare prima di metterci in viaggio.
Dopo essermi imposta di mangiare qualcosa che almeno mi facesse reggere la stanchezza del viaggio, è arrivato Matteo, e con lui l’ora di partire verso Olbia, dove la nave ci attendeva.
Ho preso coraggio, non volevo piangere davanti ai miei, non volevo dar loro il dispiacere di pensare che non stavo bene a Varese e tantomeno lasciarli con la paura che la mia nuova vita non mi piacesse affatto.
Poi ho incontrato gli occhi di mio padre. Occhi lucidi di un uomo ormai vicino ai sessant’anni, occhi opachi su un viso di operaio, viso bruciato dal sole d’agosto. E ho pensato tutto ad un tratto che lui e mia madre cominciavano a crescere sul serio e che vedendoli poche volte all’anno avrei notato con apprensione ogni loro nuova ruga, ogni piccolo dolore. Sono scoppiata a piangere, la mia emotività devastante non ha retto… a 20 km dal porto, 2 ore dopo la partenza da Mogoro, ancora singhiozzavo.

Le emozioni hanno il magico potere di trasformare le cose ai nostri occhi. Gli stati d’animo, poi, possono migliorare o peggiorare le cose e farcele percepire in maniera spesso un po’ diversa da ciò che sono in realtà. Quel giorno la nave mi sembrava un relitto. Attorno a me percepivo solo tristezza, ma in realtà ero io ad essere a pezzi.
L’unica cosa positiva era il fatto di aver portato dei cuscini da campeggio e dei plaid, per non farci cogliere impreparati dai tanto odiati condizionatori a bordo della nave (le esperienze insegnano sempre!). A mezzanotte dormivamo già, l’adrenalina ci aveva abbandonato al porto, aveva preferito non salire a bordo con noi, lei che poteva scegliere!

Il giorno dopo siamo arrivati a Varese per l’ora di pranzo. Ancora con il groppo in gola ho chiamato i miei per avvertirli del nostro arrivo a casa sani e salvi e mentre li salutavo mi sembrava già di non essere mai andata in vacanza.
Per tutto il pomeriggio ho tentato di non farmi sopraffare dalla nostalgia, pur meravigliandomi di quanto maggiore fosse la malinconia rispetto a quando ci eravamo trasferiti, cinque mesi prima.

Poi la sera siamo andati a cena da mia sorella. Riabbracciare lei e la mia adorata nipotina è stato come immergermi nella fonte della felicità. Avevo ritrovato parte della mia famiglia, di lì a breve avrei ritrovato i miei colleghi e i miei bambini, e in ogni caso accanto a me avevo Matteo, presenza forte e fondamentale nella mia vita.

Il sorriso è tornato e con esso il buonumore e la speranza di un futuro sempre più felice. E’ vero, le vacanze erano finite, ma di positivo in tutto ciò c’era il fatto che ora potevamo già cominciare a pianificare le prossime!
In quei momenti ho scoperto un lato di me che non sempre riesco a tirare fuori, ovvero la positività e un pizzico di ottimismo.
Ora ero davvero pronta a riprendere quella che ormai era ora di smettere di chiamare “nuova vita“, per farla diventare la mia attuale e (nonostante tutto) felice vita.
Come diceva Tonino Guerra in una nota pubblicità
“L’OTTIMISMO E’ IL PROFUMO DELLA VITA!“
Devo ammettere che non aveva tutti i torti.

Il mio viaggio continua, l’entusiasmo cresce, il bagaglio di esperienze si arricchisce. Io, imparo a crescere.

Valeria

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