Tornare a Casa – parte seconda

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Tutto quello che siamo lo portiamo con noi nel viaggio. Portiamo con noi la casa della nostra anima, come fa una tartaruga con la sua corazza. In verità, il viaggio attraverso i paesi del mondo è per l’uomo un viaggio simbolico. Ovunque vada è la propria anima che sta cercando. Per questo l’uomo deve poter viaggiare.

[ Andrej Arsen’evič Tarkovskij, Tempo di viaggio, 1983 ]

La mattina dell’ 8 Agosto già prima di aprire gli occhi abbiamo cominciato a sorridere. Era finalmente arrivato il gran giorno, il primo rientro a casa a cinque mesi dal nostro trasferimento, praticamente un evento straordinario.
Avevamo deciso di partire dopo pranzo, intorno alle 16 e 30, così da essere al porto di Genova in tempo per l’imbarco, previsto per le 20 e 30.
Alle 12 già scalpitavamo, alle 14 e 30 non abbiamo resistito più e ci siamo fiondati in macchina, alle 18 eravamo già al porto, tra i primi in fila per l’imbarco.
Non era nemmeno arrivata la nave, ma poco ci importava, avremmo atteso anche un giorno intero se fosse stato necessario.

Saliti a bordo, la nave ci sembrava degna di far parte di una flotta da Crociera, tutto appariva curato.  E’ proprio vero che Quando si è felici si guarda il mondo intorno con occhi diversi, allo stesso modo di quando si è innamorati… tutto ha una marcia in più, un certo fascino!
Il nostro biglietto non prevedeva né cabina né poltrona, per risparmiare, avendo fatto la prenotazione a metà Luglio, avevamo optato per il famigerato “Passaggio Ponte“, meglio noto come barbonaggio nel bar della nave.
Perciò una delle prime cose che abbiamo pensato di fare è stata quella di cercare un posticino tranquillo dove passare ore spensierate durante la traversata: di lì a poco avremmo scoperto quanto eravamo stati ingenui.
Ogni angolo del bar era già stato occupato da chi, come noi, aveva scelto il Passaggio Ponte, con la differenza che da veterani del viaggio “all’addiaccio“ loro erano muniti di materassini da campeggio e sacchi a pelo, mentre noi… beh, noi solo dell’entusiasmo!!!

A mezzanotte ci sembrava di essere in viaggio da due giorni, intorno a noi la maggior parte dei passeggeri dormiva beata.
All’una l’aria gelida emanata dai condizionatori a soffitto cominciava a formare piccole stalattiti nei nostri nasi. Eravamo partiti da Varese con 35 gradi, non pensavamo di trovarne 5 in nave, perciò il nostro unico riparo era una giacchina da indossare sul ponte.
Alle tre abbiamo provato a dormire sulle sdraio della piscina portate dentro  a tradimento da noi stessi, dopo aver appurato che tentare di addormentarsi in bilico su due sedie da bar non era il massimo della comodità.
Quando alle sei e trenta hanno cominciato a servire le colazioni e i viaggiatori muniti di cabina sono arrivati freschi come rose a fare la fila per brioches e cappuccino, noi avremmo dormito si e no 45 minuti.
Un viaggio devastante, ma che ci importava a noi? Di lì a qualche ora avremmo riabbracciato tutti.

Quando siamo finalmente sbarcati ho respirato a pieni polmoni l’aria fresca del mare, ho chiuso un attimo gli occhi e riaprendoli mi sono guardata intorno…
ho pensato che ero di nuovo a casa.
Quello che prima vedevo come mancanza di vegetazione era in realtà il segno che ero tornata in luoghi a me molto familiari, quelli che posso definire il mio habitat naturale.

Ore 8, ci lasciamo alle spalle il porto e ci immettiamo sulla Statale che ci porterà a Mogoro. Il mio entusiasmo lascia spazio alla stanchezza del viaggio, non reggo e mi addormento un po’. Matteo invece deve guidare, poveretto. Ma non gli dispiace non poter dormire per ora. Lui le emozioni le manifesta così, con i gesti, le azioni. Io sono più sentimentale, agisco più di pancia, piango, rido e mi arrabbio un’infinità di volte in una giornata.
Ma questo l’avevate già capito, immagino.

BEN RITROVATA SARDEGNA!
Ora la vacanza è davvero iniziata, proviamo a godercela nel miglior modo possibile.

Valeria

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