Imprenditori si nasce o si diventa?

Qualche giorno fa mi sono ritrovata a leggere su mogoresbook il link riguardante un seminario informativo dal titolo “Agevolazioni finanziarie per creare impresa”, promosso dai soliti enti quali Provincia, Consorzi e amministrazioni locali a Baressa.
Lo scopo del seminario era quello di promuovere la cultura d’Impresa e dare informazioni precise in tema di finanziamenti per l’avvio di iniziative imprenditoriali sul nostro territorio, rivolto ovviamente a giovani disoccupati.

Qualcuno si sarà ovviamente chiesto cosa ci facessi io e per quale motivo perdessi il mio prezioso tempo ad ascoltare informazioni dalle quali non avrei potuto sicuramente trarre benefici, vista la mia fortunata condizione di “occupata”.
Talvolta vale la pena perder tempo comunque, se non altro per rendersi conto di cosa accada nel proprio intorno, per capire come vengono impiegate le risorse dei contribuenti, e per capire cosa si racconta ai giovani che hanno voglia di intraprendere un nuovo percorso chiamato lavoro autonomo.

La presentazione è avvenuta come da protocollo, con i soliti saluti istituzionali, e ringraziamenti, poi la parola è passata agli “esperti”.
Innanzitutto mi è sorta una domanda: esperti di cosa?
Ho ascoltato discorsi surreali su cosa significasse fare impresa, da persone che in vita loro l’impresa non l’hanno mai fatta: ovviamente è un tema che mi rende sensibile, in considerazione del fatto che ho 34 anni e l’impresa la faccio veramente dal 1996, quindi appena 15 anni.
I finanziamenti di cui si parla, sono una ridicola illusione.
Nella prima ipotesi si parla di un’ investimento di 25.000,00 euro:
finanziano a fondo perduto 5.000,00 euro per spese di gestione e circa 10.000,00 euro dei venticinquemila iniziali, consentendo solo la produzione di beni e servizi, il commercio è escluso.
Quindi la seconda domanda è: a cosa servono e come possono essere impiegate così poche risorse? Che attrezzature possono essere acquistate con questo budget?
Non ho trovato alcuna risposta seria.

Nella seconda ipotesi si parla di microimpresa, quindi di società di persone, con un importo massimo di 130.000,00 euro di finanziamento, con la differenza, che solo il 50% dei soci deve essere disoccupato, ma la società deve essere già costituita nel momento in cui si presenta la domanda (quindi se non si viene finanziati si è costituita una società inutile a proprie spese).

Non entro nel merito dei dettagli del finanziamento, e neanche sugli intenti del seminario, che è appunto quello informativo, ma posso esprimere le mie perplessità sull’utilità dello strumento offerto.
L’obiettivo è quello di rivitalizzare un territorio depresso, creando occupazione (nella maniera sbagliata) con l’autoimpiego.
Secondo i nostri amministratori regionali e provinciali questo è uno strumento efficace e di contrasto alla disoccupazione: ciò dovrebbe farci riflettere sull’operato della nostra classe dirigente e su come vengono destinate le risorse per la crescita del territorio.
In tutto questo manca un progetto serio, ciò equivale ad amministrare un’azienda senza prima aver eseguito un’ accurato progetto di marketing, quindi senza pianificazione, senza capire se il prodotto offerto sia veramente utile a soddisfare i bisogni della collettività.

L’impresa è vista come la panacea di tutti i mali, peccato che ogni giorno in Sardegna, falliscano almeno 4 imprese, nei diversi settori.
Mi sono chiesta quale potesse essere la motivazione che spingesse una classe dirigente alla creazione di ulteriori nuove imprese, le quali avrebbero comunque offerto prodotti e servizi fotocopia, portando ancora una volta, alla riduzione di quelle fette di torta chiamata mercato.
A chi è utile tutto ciò?
Mi chiedo ancora, perché le aziende consolidate da anni all’interno di quello stesso mercato non possano godere delle stesse risorse, per effettuare ancora una volta investimenti nel campo dell’innovazione tecnologica, oltre a quelli utili per abbattere il costo del denaro.
Perché le amministrazioni non investono su queste aziende?
Queste aziende, nonostante la forte contrazione economica, si reggono ancora sul mercato e hanno reali competenze e capacità per fare impresa, ma avrebbero necessità di effettuare nuovi investimenti, anche di piccole dimensioni, non per creare nuovi posti di lavoro, ma per salvaguardare quelli che già offrono.
Inoltre, perché i corsi di formazione, sono rivolti sempre ed esclusivamente ai giovani disoccupati? Non sarebbe forse importante per il territorio avere una classe imprenditoriale qualificata, titolata, competente, in grado di portare avanti la propria impresa non solo all’interno del proprio territorio?
La visione che manca, è quella dell’ impresa inserita all’interno della comunità, perché le aziende non crescono mai nell’individualità, se crescono, cresce il territorio.
Il messaggio che questo seminario lancia è illusorio e superficiale:
“non ho un lavoro, quindi divento imprenditore”,
ciò equivale a dire:
“ho fame, quindi mi apro un ristorante”.

Ancora una volta le buone intenzioni generano strumenti di intervento inefficaci, inutili, dispersivi e incapaci di raggiungere l’obiettivo prefissato.

Marianna Orrù

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13 risposte a “Imprenditori si nasce o si diventa?

  1. Ciao Marianna, ti volevo solo dire che hai commesso un errore FONDAMENTALE per ciò che concerne le attività che possono essere avviate con l’ex prestito d’onore (finanziamento di 25.000 euro + 5.000 per il primo anno, tanto per intenderci).
    IN TAL CASO IL COMMERCIO E’ CONSENTITO.
    E con la creazione della microimpresa (finanziamento fino a 129.000 euro) che il commercio è escluso.
    Scusa se puntualizzo ma è una cosa abbastanza importante!
    Inoltre sappi che per quanto riguarda i corsi di formazione professionale, di solito, viene stilata una graduatoria per i soggetti che hanno meno di di 25 anni (è un esempio) e un’altra per i soggetti con + di 25 anni. E’ vero che in entrambi i casi i soggetti devono essere disoccupati.
    Giusto per la precisione, e non entro nel merito del tuo articolo che ho trovato comunque interessante sotto alcuni punti di vista!

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    • Gentile Antonio, grazie per le precisazioni, il tuo contributo è importante, ma credo che la sostanza del discorso generale non cambi.
      Il fatto che il commercio sia incluso o meno, è secondario. Anzi ti dirò di più, se anche quel finanziamento di 25.000 + 5.000, fosse completamente a fondo perduto, e se anche l’ i.v.a. venisse finanziata, sarebbe comunque uno strumento discutibile.
      Nell’articolo, non mi sono soffermata su di un altro aspetto: il tipo di attività, ossia la risposta alla domanda “Che attività impianto?”
      Non sarebbe stato opportuno inserire qualche limite? Mi spiego meglio… il rischio è che si creino aziende fotocopia di altre, che propongono prodotti e servizi già presenti sul mercato.
      Questo problema è emerso recentemente, durante un corso di marketing che ho frequentato insieme ad un funzionario Confartigianato: lamentano la totale assenza di idee innovative.

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      • Ciao Marianna, ti volevo solo dire che il fattore commercio a te può sembrare secondario, ma ti assicuro che tantissime persone, vogliono avviare un’attività commerciale con quel tipo di finanziamento.
        Vero che è c’è la possibilità che vengano avviate aziende fotocopia che si erodono a vicenda le quote di mercato….
        Mi trovo in disaccordo invece sul fatto che, a parer tuo, il finanziamento dovrebbe essere totalmente a fondo perduto.
        Quante aziende finanziate a fondo perduto hanno chiuso???
        Quanti soldi a fondo perduto sono SPARITI???
        E’ giusto che i nuovi imprenditori – nonostante la costante carenza di liquidità in Sardegna – debbano essere “responsabilizzati”. Del resto si tratta di restituire le somme in rate trimestrali posticipate con interessi bassissimi a partire dall’anno successivo rispetto a quello in cui si è stipulato il contratto con Sviluppo Italia.
        Un saluto.
        P.s. Guarda che son di Mogoro pure io e, non vengo da New York!

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      • Marianna Orrù

        … forse sono stata fraintesa o io stessa non ho chiarito la mia posizione rispetto ai finanziamenti a fondo perduto. Sono assolutamente d’accordo con la tua affermazione, e quando scrivo: “..anche se il finanziamento fosse a fondo perduto..” intendo dire che anche se si ottenesse un finanziamento completamente a fondo perduto di 25 mila euro, sarebbe comunque complicato impiantare un’impresa e portarla avanti.
        Ovviamente stiamo sempre discutendo di punti di vista, e farlo virtualmente è decisamente “scomodo”. Ti ringrazio per gli interventi tecnici, utilissimi vista la complessità dell’argomento.

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      • Grazie a te che rappresenti il punto di vista di un soggetto che “fa già” impresa in una realtà complessa come la Sardegna.
        Le tue considerazioni e i tuoi commenti possono essere molto utili a chi ha intenzione di avviare una nuova iniziativa imprenditoriale.
        Un saluto

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  2. Ciao Marianna, complimenti per aver avuto il coragio di aver espresso la tua opinione nel blog, anche perchè rispechia anche la mia. Ciao ma la Pizza quando vieni a mangiarla ?

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  3. Sono perfettamente d’accordo con te. io ho usufruito di una legge 37, anni fa. Purtroppo dopo diversi anni ho dovuto chiudere. E lasciamo perdere le conseguenze. Poi dopo un anno ho voluto assistere a uno di questi seminari e mi sono resa conto realmente di cosa viene omesso alle presentazioni. Dalla mia esperienza ho dedotto che se sei disoccupato e vuoi uscire da questa condizione, la soluzione non è l’autoimpiego. mi spiego: aprire un’impresa significa aprire un debito (le spese fisse inps e altro). questa è una cosa che iuntuisci ma non sarai mai preparata alle realtà. alle presentazioni sembra tutto bello ma secondo me dovrebbero dire anche queste cose in modo che chi apre sia cosciente dei “pericoli”. E capire che se apre, deve essere assolutamente stracerto che incasserà. altrimenti chiuderà pieno di debiti e molto più povero di prima. qualcuno dirà che chi fa lepresentazioni non è la nostra balia ma allo stesso modo, dico io, non è giusto che sia nemmeno il nostro specchietto per le allodole. saluti

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  4. Analisi lucida, onesta e soprattutto estremamente corretta.
    La Sardegna, in piccolo, riflette la tragica realtà del nostro Paese: una guida dissennata da parte di una classe dirigente inadeguata e senza cervello.

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    • E’ semplicemente un opinione, anche molto semplicistica e ingenua. L’analisi contenuta nell’articolo non credo sia per nulla in linea con quanto riportano gli studiosi del mercato del lavoro. Almeno io sulla stampa specializzata leggo molto altro. La verità è che oggi la disoccupazione è un problema troppo complesso e il ventaglio delle misure di politica del lavoro che vengono messe in campo sono troppe numerose per esser analizzate da gente comune come noi, che esperti non siamo. Mi sarebbe piaciuto partecipare all’evento, se non altro per vedere il dibattito vivace che può avere innescato l’opionione della gente.

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      • Gentile Alessia,
        la ringrazio per l’intervento, il confronto è per me fondamentale.
        Ha ragione quando sostiene che la mia sia un’opinione, e ancora quando afferma che la disoccupazione sia un problema troppo complesso per essere analizzato da persone comuni come noi, infatti, non ho competenze in materia e mai ho affermato di averle.
        La mia, non è un’analisi, è una riflessione “ingenua e semplicistica”, e può anche non essere in linea con la stampa specializzata che lei legge, ma è pur sempre una riflessione in cui ci si pongono degli interrogativi.
        Mi piacerebbe che lei ci illustrasse l’ambito professionale nel quale opera, e le sue specializzazioni, in maniera tale che questo blog possa acquistare autorevolezza, contribuendo ad ampliare il dibattito.
        La ringrazio per il contributo.

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  5. Complimenti Marianna, hai espresso in un paio di righe quello che ho sempre pensato anche io… saluti

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    • Ti ringrazio, credo che l’espressione del proprio punto di vista, anche quando questo sia “scomodo”, possa essere momento di crescita sia per chi scrive che per chi legge. E poi, questo è un argomento che interessa, imprenditori e non.

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      • Chiedo scusa se mi intrometto ma in qualità di imprenditore non ne ho potuto fare a meno. Io appartengo al sistema imprenditoriale facente capo al Confapi in seno al quale rivesto la carica di vice presidente del settore edile della Provincia di Sassari oltre ad essere delegato nel direttivo regionale e mi sento di condividere in pieno le opinioni espresse dalla signorina Marianna.
        Le osservazioni che ho letto nel suo articolo riprendono appieno le considerazioni fatte a novembre a Roma al congresso nazionale del Confapi Giovani durante il dibattito tra noi imprenditori da una parte ed i rappresentanti del Governo dall’altra.
        Vero è che non bisognerebbe deludere un sogno e che è cosa assai bella poterlo vedere realizzato, ma è altrettanto vero che non bisognerebbe mai creare illusioni perchè quelle, in qunto tali, non si realizzeranno mai.
        Complimenti Marianna, ha scritto proprio un bell’articolo.

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