Sassu’s beach

È un ricordo un po’ sbiadito purtroppo. Ma se mi concentro un attimo mi tornano in mente situazioni e scenari.
Sassu è stato il mare di tutti i mogoresi. Un mare vicino e sicuro.

Storie di vacanze semplici e senza pretese. Quando nessuno ancora pensava di allontanarsi alla ricerca di spiagge migliori. E chi se ne importava della costa Smeralda e di Cala Luna se c’era Sassu a due passi?

Storie di generazioni che tiravano su le famiglie con sacrifici e volontà senza pensare mai a vacanze alternative in terre esotiche. Storie di adolescenti che si sono innamorati tra un casotto ed un altro e tra una Barracca e un tuffo al porto.

La prima sigaretta e il primo bacio.

Ero bambina e passavo tutta l’estate là. Mia mamma mi affidava alle attenzioni delle mie sorelle maggiori. La domenica arrivava lei che, chiuso il negozio, portava viveri per l’intera settimana. Patate, pasta, sugo e pomodori. Arrivava con babbo sull’R5 blu. Stanchi e contenti portavano anche allegria e benessere. Passavamo delle domeniche fantastiche. Il casotto era modesto come quello dei nostri vicini. Senza piastrelle e con un portoncino di legno blu da cui si vedeva il mare da molto vicino. Due o tre sedie colorate e degli scanni pesanti. Un tavolo vestito con una tovaglia incerata rossa a pois bianchi. Una credenza color panna e i materassi di gomma-piuma nei numerosi letti a castello.

Quando c’era tutta la famiglia al completo io dormivo con mamma e babbo. L’elettricità non esisteva proprio. Quando alla sera arrivava il buio ci illuminavano delle lanterne ad olio come nell’ottocento. Una sensazione così bella che mi vengono i brividi. Mi ricordo ancora che nelle notti senza luna usavamo una torcia con le batterie per vedere dove mettere i piedi. Solo il faro di San Giovanni aiutava a rischiarare la spiaggia notturna con cadenze ritmiche e precise. Dopo cena, se riuscivo a rimanere sveglia, andavo a prendere aria con mie sorelle. Loro erano grandi e io volevo diventarlo. Si divertivano molto. Era l’unica occasione di stare da sole senza genitori. Le stelle si vedevano chiare.

Ci si arrangiava. Mia nonna e tutto il resto della famiglia di mio padre, zie, zii e cugini vivevano più in là. Verso il porticciolo. Ogni tanto andavo a vedere che aria tirava. C’era un’altalena gigante che aveva costruito mio nonno con dei robusti pali di legno ed era una delle attrattive migliori della zona.

C’era chi si portava le galline. Le si allevava per poi tirargli il collo al momento giusto. E il giorno di ferragosto era una vera festa. Tutti gli uomini a cucinare il maialetto tra i casotti. Angurie, vino e dolci. Passava la barca con zio Franco che, ancora nel pieno dei suoi poteri da sacerdote, benediceva tutti coloro che accorrevano sulla battigia mattutina a farsi il segno della croce. La barca era addobbata con fiori, mi pare. E mi vantavo di essere la nipote del prete.

Dopo pranzo iniziava il conto alla rovescia. Le mamme erano proprio fissate e non ci lasciavano entrare prima di due o tre ore a fare il bagno in mare. La digestione era lunga. Una tortura. Desideravo tantissimo quell’acqua. Fare le capriole e saltare in aria. I più grandi organizzavano un sacco pieno di sabbia che li aiutasse a fare dei tuffi spettacolari. Tutti lì intorno guardavano e commentavano quelli migliori. Qualcuno si faceva pure male.

C’erano le arselline nella battigia. Bastava scavare un po’ nella sabbia e le trovavi. Qualcuno era ben organizzato: con l’aiuto di un settaccio ne raccoglieva così tante da potersi preparare un bel piatto di pasta con olio, aglio e prezzemolo.

Non importa se il bagno consisteva solo in un WC e la doccia non esisteva.

L’acqua del pozzo era talmente fresca che ristorava tutti. La si usava per lavarsi e rinfrescare le angurie oltre che per lavare i piatti. Comodità non ce n’erano. Ma si parlava un sacco e si condivideva.

La sabbia arrivava sino all’uscio di casa e la mattina erano le onde a svegliarci.  Con il mio secchiello da bambina e la mia amichetta andavo a cercare le conchiglie più belle. Quelle a ventaglio color violaceo erano le mie preferite, ma di quelle ce n’erano poche. E non mi andava quando mie sorelle mi volevano far dormire dopo pranzo, volevo solo godere del mare, dalla mattina alla sera. Diventavo color cioccolato e dopo tre mesi di mare non avevo proprio voglia di rientrare a casa in paese.

Frequentavo la seconda elementare quando d’inverno babbo era rientrato a casa dicendo che aveva fatto come tutti gli altri: distrutto il casotto. Con una ruspa che lo aiutasse a buttarlo giù e a tirare via i resti di mattoni e lamiera.

Quel giorno finiva un sogno. Quello del mare per tutti, semplice e pulito. Abusivo sì, ma felice e spensierato. E Sassu rimane come un’isola che non c’è, nei ricordi e nei sogni di chi ha potuto godere della sua freschezza e genuinità. Un sapore hippie e no global, quando ancora il global non sapevamo neanche che cosa fosse.

flogabry
Maggio 2011

[P.S. Un rigraziamento a Lara per aver gentilmente messo a disposizione le sue foto]

Ti è piaciuto il racconto?
Puoi leggere anche: Missione: Giornata al mare con famiglia


Annunci

20 risposte a “Sassu’s beach

  1. luca.larosa.5@facebook.com

    Stupendo ricordo

    Mi piace

  2. Casotti? Con i miei amici, 5 o 6 in tutto, facevamo “Sa barracca de cannisoni” coperta con un telo impermeabile da camion e stavamo al mare generalmente dal 20 luglio sino a fine agosto. Le provviste “vive” consistevano in polli e conigli e una volta finite le nostre, qualche volta davamo fondo, nottetempo e con destrezza, a quelle di qualche vicino. Le provviste liquide consistevano in una botticella d’acqua da 50 litri e un’altra di vino da 100 litri. Tutto il giorno si stava in spiaggia, in acqua o a pesca. La sera poi si andava a ballare alla “rotonda”.
    Ricordo che a luglio c’erano poche ragazze di Mogoro e molte di Marrubiu e Uras. Quindi qualche volta si finiva per bisticciare con i ragazzi di quei paesi, gelosi della nostra intraprendenza con le loro compaesane (alla fine però diventavamo anche amici loro). Consideravamo Sassu come il “nostro” mare tanto che quando alle scuole medie facevamo vela (allora le medie erano solo ad Oristano) con l’autostop andavamo fino all’idrovora di Sassu e poi, “magnis itineribus e pedibus calcantis” arrivavamo al mare. E questo fin dal mese di febbraio. Sono andato a Sassu prima con la famiglia, dall’età di 7/8 anni fino a 14 anni, poi fino a 18 anni con gli amici. Quante storie avrei da raccontare!!!

    Liked by 1 persona

  3. Grazie per questa bella testimonianza. Ho letto tutto con un groppo alla gola perché ho avuto le estati uguali alle tue, ma a Torre Grande, subito dopo l’Hotel del Sole verso il primo pontile. Bellissimo ricordo, quando ho avuto mio figlio mi doleva non potergli regalare le estati felici che ho avuto io sino agli 11 anni. Poi ci hanno fatto distruggere tutto. Eppure non era una baraccopoli, ogni casotto aveva addirittura la veranda, i vasetti dei fiori, si rastrellava ogni mattina e tutta la zona era pulitissima….

    Mi piace

  4. che emozione leggere queste righe, tutto vero, meravigliose estati e un pizzico di invidia per chi come te viveva nei casotti, io purtroppo andavo solo la domenica con il pullman… al rientro sapevamo solo di sale ed eravamo rosse quasi da ustioni. Vivo lontano da mogoro oggi, ma appena un anno fa dopo tanti anni con mio marito abbiamo rivisitato la spiaggia… è vero oggi non è rimasto niente di allora solo una cosa non è cambiato… l’odore del mare è sempre lo stesso è bastato chiudere gli occhi e rivivere attimi di gioventù indimenticabili fatti di semplicità, tanta amicizia e perchè no anche di sesso rubato!!! ciao mogoro

    Liked by 1 persona

  5. E il Mondiale di Paolo Rossi Dove lo mettiamo?

    Mi piace

  6. qualche immagine x ricordarsi com’era….
    https://www.facebook.com/groups/363964390332119/

    Liked by 1 persona

  7. Mamma mia. Mi ha fatto tornare in mente un sacco di cose che non ricordavo neanche più. Questo è l’unico pezzo e anche l’unica persona che come me, ha nostalgia di quei casotti, purtroppo io vivo a Torino, però una volta con i miei, siamo tornati a vedere la spiaggia senza quei casotti, che tristezza.

    Liked by 1 persona

  8. Ragazzi vi ricordate le serate danzanti e i fuochi d’artificio dove era situata la cava?

    Mi piace

  9. ricordo con piacere quando insieme alla mia famiglia imboccavamo la strada bianca per sassu dove c’era una scritta commemorativa a ricordo della batteria antisbarco presente in tutto il golfo negli anni ’40….la scritta diceva….” viandante, quando passi da queste parti scopri che qui c’è stata la più grande batteria…..ecc ecc….non memorizzavo mai il resto perchè mio padre non si fermava….mi chiedo cosa ne sarebbe stato di Arborea ed i suoi coloni se gli angloamericani fossero sbarcati come tutti immaginavano proprio lì…a sassu e dintorni….ecco il perchè di tutti quei bunker e fortini..se fosse successo oggi forse invece di raccogliere le famose arselline staremmo ancora raccogliendo bossoli di mitragliatrice….ma la storia è andata diversamente….

    Liked by 1 persona

  10. sto per piangere…sassu!!!! che ricordi… le mie vacanze dai 6 mesi fino ai 6 anni erano lì…io sono di villacidro e i primi anni la mia famiglia prendeva in affitto un casotto poi abbiamo avuto il nostro per qualche altro anno finchè non sono stati demoliti..quanti bei ricordi e quante foto sbiadite ma sensazioni ancora vive

    Liked by 1 persona

    • che commozione: Sassu!!! che ricordi… le mie vacanze dai 6 mesi fino ai 6 anni sono state lì…io sono di villacidro e i primi anni la mia famiglia prendeva in affitto un casotto poi abbiamo avuto il nostro per qualche altro anno finchè non sono stati demoliti..quanti bei ricordi e quante foto sbiadite ma sensazioni ancora vive…Gabriella ma tuo padre era vigile del fuoco?mia madre dice di ricordarsi dei tuoi occhietti :) chissà….

      Mi piace

      • ciao!! io ricordo di aver avuto un’amichetta di villacidro, era biondina e viveva in un casotto di legna, di quelli prefabbricati.. ma mi sa che si chiamava Daniela non Sara! Mio padre non fa il vigile urbano… forse ti riferisci a Silvia Pes, altra bambina con cui giocavo. All’epoca il padre faceva il vigile.. ma urbano non del fuoco! insomma booo… un salutoooo!!

        Mi piace

  11. hai risvegliato anche i miei ricordi…avevamo il casotto e anche io restavo la tre mesi…era fantastico, assurdo, bellissimo…ricordo che mio babbo mi faceva alzare prestissimo e scendevamo in spiaggia a cercare granchi (la riva ne era piena all’alba)… sempre più brava Gabry scrivendo e facendoci vedere con i pensieri ciò che scrivi! ;)

    Liked by 1 persona

  12. Bel racconto, belle immagini.
    Mi ha fatto piacere immaginarlo, Sassu in quegli anni. Io non l’ho mai vissuto in casotto ma avrei voluto.
    In fondo Sassu… era il mare di Mogoro.

    Mi piace

  13. gabriella floris

    Son contenta che vi sia piaciuto!! Ogni tanto Sassu mi torna in mente anche se ero piccola e son passate un sacco di estati! Manu mi ricordo perfettamente di te, mi sa che eri tu la bambina con cui andavo a cercare conchiglie, poi c’erano anche Silvia Pes e una bambina di Villacidro.. una certa Daniela (lei viveva in un casotto di legno super figo!). Ciaaooo Gabry

    Mi piace

    • Ciao Gabriella, tu sicuramente non ti ricorderai di me ma io si!, sono Andrea il bambino di Roma che tutti i santissimi anni mia madre di Uras mi portava da Roma a Sassu, il casotto era situato vicino alla fermata del bus non so se ti ricordi, fatti sentire. ciao

      Mi piace

  14. Bellissimo racconto Gabry, a leggerlo, per pochi istanti ho avuto la sensazione di catapultarmi indietro di 25 anni e rivivere quell’estate magnifica, i miei ricordi di quel paradiso per le nostre vacanze combaciano perfettamente coi tuoi!!
    mi ricordo benissimo anche di te e delle tue sorelle, il vostro casotto non era tanto lontano dal nostro!

    Liked by 1 persona

  15. Parlavo a mio figlio di Sassu pochi giorni fa. Lui non ha visto le case e i casotti, ma forse il mio entusiasmo nel raccontargli la vita semplice e spensierata che si faceva lo ha incuriosito, bei ricordi. Mi ha fatto sorridere il pensiero delle tue sorelle che volevano farti dormire e la porta blu, la ricordo anche io. Per consolidare il mio racconto farò leggere a mio figlio il tuo “articolo” penso che lo apprezzerà. Ciao, Marinella.

    Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...