Il Tiglio della discordia

Non ci si finisce mai di stupire.

Tutto a un tratto scopri che il taglio di tre alberi e un arbusto possono scuotere la vita di un paese più che qualsiasi altra cosa.
Almeno così sembrerebbe a giudicare dalle voci del popolo raccolte nei bar, su mogoresbook, e  sui vari commenti in giro per Internet.
In particolare scopriamo una sensibilità ambientalista mai conosciuta prima in ex sindaci curatori di Blog che assiduamente ci informano delle indagini svolte sulla vicenda dei tre (e mezzo) famigerati alberi.

Scopriamo così che si tratta di Tigli.
(Prima di qualche settimana fa chi si è mai chiesto che specie di albero fosse?)
In fondo godevamo della sua ombra nelle afose giornate estive, magari fuori dalla chiesa, in attesa degli sposi per andare ad abbuffarci in qualche ristorante o al peggio prima di accompagnare un compaesano al camposanto.
Anche la notte le piante erano di aiuto contro l’umidità delle ore più tarde, quando i discorsi in piazza ci trattenevano rubando le nostre ore al sonno.

Piaccia o meno, passeranno anni prima che le chiome dei tre nuovi alberelli di rimpiazzo possano proiettare ombre degne di nota su qualsivoglia vecchietto pomeridiano. (Anziano, pardon!)

A me personalmente spiace.
Essendo coinvolto nel progetto ho espresso e ribadito la mia preferenza per la conservazione degli alberi, ma altre idee hanno alla fine prevalso.
Ad ogni Post del sudetto Blog scopriamo i Tigli più vecchi di dieci anni.
La loro età arriva presto a novanta anni.
Altri fanno risalire gli stessi Tigli ai primi anni ’60, datando foto di matrimoni di genitori e parenti vari.
Il mio suggerimento resta quello di contare i cerchi di accrescimento sul tronco e farsì così un’idea precisa. (Sempre che non si voglia ricorrere ad una datazione al Carbonio14)

Onestamente gli alberi esistenti non erano di eccezionale pregio ed erano disposti abbastanza alla rinfusa. Le chiome in fondo alla piazza coprivano fastidiosamente la vista della facciata della chiesa.
In una fase avanzata della progettazione ho proposto che si tenesse almeno l’albero più vicino a via Gramsci, quello di fronte all’ex-panificio. Sarebbe stato un simbolo di continuità con il passato, un modesto intralcio al desiderato cambiamento e una sicura ombra fino a chè gli alberi sostituiti non fossero cresciuti.
Evidentemente non sono stato abbastanza persuasivo e convincente.

Forse qualcun altro, magari un ex-sindaco, oggi consigliere comunale, che spende ore a preparare grafici per dimostrarci lo scempio dell’attuale giunta. Forse questo consigliere sarebbe potuto andare a controllare la delibera e il progetto approvati dalla giunta prima dell’inizio dei lavori e avrebbe potuto fare qualcosa più di me per tutelare quegli alberi.
Evidentemente neppure lui c’è riuscito.

Eppure che egli fosse attento alla questione alberi era ben noto.
Vi voglio far riflettere su questo episodio avvenuto ai tempi in cui la Giunta Comunale faceva capo a lui.

Aprile 2010, lavori di sistemazione di Piazza Del Carmine.

Il progetto è quantomeno discutibile per la scelta dei materiali e per le geometrie seguite nel disegno della piazza. Strisce di levigatissimo Biancone di Orosei tracciano linee verso direzioni scelte a caso.
Non bastasse il contrasto nella scelta dei materiali, il resto della pavimentazione viene rimessa in sesto alla bell’e meglio con i vecchi conci dalla forma irregolare. Il lavoro risulta molto approssimativo tanto che, a due settimane dal completamento, il fondo non regge al transito di un camion per la pulizia cedendo in maniera irregolare e vanificando molti degli sforzi fatti per sistemarlo dopo anni di incuria.

Progetto e realizzazione a parte, c’è un dettaglio che forse qualcuno di voi ha notato.
Come si vede nella foto sopra, erano presenti due olmi nella piazza, di cui uno vivo e vegeto e l’altro secco

Ebbene, è stato tanto il rispetto per l’albero ormai morto che prima del taglio è stata realizzata l’apposita aiuola completa di cordolo.
Dopo di chè si proceduto al taglio.

Quale fosse il fine ultimo di tutta l’operazione non lo possiamo sapere.
A causa del cambio di Amministrazione Comunale nulla è più accaduto in quel piccolo angolo di Mogoro.

Certamente nessuno ha pensato a rimpiazzare l’amata e insostituibile pianta, anzi, vista la sensibilità…
mi piace pensare che sarebbe stata apposta una targa commemorativa accanto al moncone dell’albero.
Qualcosa del tipo:

“Qui visse un Olmo, donò ombra alla gente di Mogoro per oltre novanta anni e morì infine di vecchiaia.
Sarà ricordato da tutta la popolazione nei secoli a venire.
R.I.P”
(e anche in sardo, ovviamente)

Mirko ‘Assange’ Monty

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3 risposte a “Il Tiglio della discordia

  1. a Mogoro lo storico è praticamente assente il presente è cannibalizzato
    da un vandalismo dilagante, i rattoppi fanno a pugni con l’esistente
    a quando un progetto degno del suo significato che possa incominciare
    ad abbellire questo paese?

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  2. Oups… io non sapevo nemmeno che il Carmine fosse stato pavimentato…!
    Ma vabbé, a parte questo particolare, ottimo articolo! Bravo!

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  3. Ottima analisi Mirkus, mi piaze proprio l’impostazione. Dimenticare è molto facile, e a questo servono i giornalisti/opinionisti, a dare profondità e prospettiva (proprio come gli architetti) alle vicende quotidiane.
    Certo la critica più grande all’amministrazione rimane: non aver condiviso la scelta con i cittadini, e per lavare quest’onta, dopo una campagna elettorale basata prevalentemente su questo punto, dovrà passare molto tempo.
    Ma se mancasse la fiducia verrebbe a mancare anche il punto fondamentale di ogni scommessa: la possibilità di crescere, migliorare e infine stupire. Mogoro, lasciati coinvolgere!
    :-)

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