Il leader di “No nucle” rilancia la campagna per il referendum regionale

«Mai il nucleare nell’Isola»

Cumpostu: il 15 maggio i sardi devono votare “sì”

Il leader del movimento “No nucle” Bustianu Cumpostu rafforza la campagna per il “” al referendum regionale sull’energia atomica del 15 e 16 maggio.

Un muro da tirar su con i voti del referendum: «Il muro che terrà il nucleare lontano una volta per tutte dalla Sardegna». Il comitato No nucle rilancia il piano di battaglia contro l’energia atomica dopo il possibile tramonto della consultazione nazionale di giugno e l’ammissione di Berlusconi («il nucleare è il futuro del mondo»). Il leader del movimento Bustianu Cumpostu chiama «tutti i sardi» al voto del 15 e del 16 maggio.
Il Governo ha rimesso nel cassetto i progetti di ritorno al nucleare.
«Nel cassetto, appunto. Per ritirarli fuori appena si spegnerà l’eco di Fukushima. È lo stesso Berlusconi ad aver ammesso il bluff con Sarkozy. Il nucleare resta una priorità assoluta del Governo».
Il referendum nazionale è in bilico. C’è lo stesso rischio per quello regionale?
«Neanche per sogno. I sardi hanno un’occasione irripetibile per difendere il futuro della loro terra e del loro popolo. Con un punto fermo».
Quale punto?
«Il nostro referendum contro il nucleare è fissato da una legge regionale. Non può essere toccato in alcun modo dal Governo».
I sardi dovranno votare “sì”?
«Esatto, il quesito referendario richiede il “sì” per tenere lontano il nucleare. Mi fa piacere che il presidente della Regione Cappellacci condivida questa battaglia».
È un referendum consultivo.
«Ma con un valore fondamentale. Il popolo sardo può far sapere a tutti che il nucleare non dovrà mai arrivare nell’Isola. La Sardegna potrebbe addirittura diventare un punto di riferimento in Italia e in Europa».
C’è il mondo delle centrali ma anche quello più sotterraneo delle scorie nucleari.
«A Oristano è stato individuato il sito principale nell’Isola, dove verranno stoccati i rifiuti radioattivi provenienti dalle vecchie centrali. E non è da escludere la dismissione delle testate atomiche dei sottomarini russi dopo un accordo Roma-Mosca».
Ma esiste un piano alternativo all’energia atomica?
«Le energie alternative e rinnovabili in Sardegna non mancano di certo. Sono il futuro, mentre il nucleare ormai è il passato, il vecchio».
Acqua, sole e vento?
«Mi vengono subito in mente i 42 bacini idrici presenti nell’Isola. Possono produrre energia a sufficienza. Di più. Basterebbe solo il bacino del Tirso».
L’accumulo di energia non sarebbe però continuo.
«È importante portare l’acqua in alto per dare continuità agli impianti idroelettrici. Come quelli del Taloro. E a questo scopo dovrebbero contribuire gli impianti fotovoltaici e eolici sparsi nell’Isola. Si arriverebbe al concetto di tutti produttori, tutti consumatori. La Sardegna potrebbe diventare un modello. Altro che nucleare».
Giulio Zasso

L’Unione Sarda
Giovedì 28 aprile 2011

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