Tornare a Casa

È sorprendente come le persone trascorrano più tempo a pianificare la loro prossima vacanza che il loro futuro.
[ Patricia Fripp ]

Una delle cose che mi aveva tenuta allegra e meno malinconica dal momento del trasferimento era l’idea di non essere un’emigrata italiana dei primi del ‘900, perciò consapevole del fatto che al giorno d’oggi la facilità degli spostamenti con i mezzi mi avrebbe permesso di tornare abbastanza di frequente a Casa, in Sardegna.

Dal mio primo giorno di lavoro erano passati ormai due mesi. Avevo imparato ad amare e farmi amare ( o almeno sopportare… ) dai bambini, avevo conquistato i miei colleghi così come loro avevano conquistato me e stavo vivendo gioie e soddisfazioni ma anche continue sfide… Ma nulla mi preoccupava, dal momento che il mio pensiero fisso era il rientro per le ferie estive in Sardegna!!

Da buoni Sardi, io e Matteo stavamo soffrendo la prima estate lontani dalla nostra Isola e dal suo mare. Sognavamo spiagge assolate e tuffi su acque limpide e gelide, bramavamo pomeriggi sotto il solleone studiando posizioni strategiche ( degne del miglior giocatore di Tetris )  sotto l’ombrellone, chiudevamo gli occhi sotto la doccia immaginando di levarci la sabbia e la salsedine con il getto dell’ acqua… Ma avevamo scelto di trasferirci ai piedi delle Alpi, a 200 chilometri dal mare più vicino, e l’unica cosa che per il momento ci era concessa riguardava la pianificazione precisa delle vacanze.

La VACANZA, quel periodo di tempo idilliaco in cui l’essere umano non ha assolutamente nulla da fare e un sacco di tempo a disposizione per farlo, quella condizione di vita che qualunque persona che viva lontana da casa utilizza come meta per non perdersi d’animo nei momenti di sconforto e nostalgia. La nostra sarebbe cominciata a breve. Chiunque abbia vissuto o stia tuttora vivendo la mia stessa condizione può ritrovarsi in ciò che sto per descrivere vergognosamente. Il nostro biglietto per la nave era datato 8 Agosto, noi dal 31 di Luglio avevamo già le valigie in preparazione. Tutto ciò che dovevamo prendere era rigorosamente sistemato ai piedi del letto, pronto a saltare in valigia nei momenti liberi della giornata lavorativa. Il 4 di Agosto il bagaglio era già pronto da caricare in macchina, nessun imprevisto avrebbe potuto minare la nostra partenza. E puntualmente cominciava l’ansia da rientro a Casa. Il desiderio di rivedere tutti gli affetti lasciati in Sardegna era talmente forte che già da qualche notte prima della partenza il mio sonno veniva turbato dagli incubi più assurdi. Sognavo di perdere la nave, oppure il momento del rientro senza neanche essermi goduta la permanenza in Sardegna. Stavo vivendo lo stress pre-vacanza, non osavo immaginare come sarebbe stato quello post-vacanza!!

Intanto organizzavamo già cene tra amici e Ferragosto in cricca, tanto per non farci trovare impreparati al nostro arrivo. Ancora non avevo idea di cosa avrei provato in quei giorni, del turbinio d’emozioni che il breve rientro a casa mi avrebbe provocato e non sapevo che i ricordi di ciò che ho sentito in quei momenti mi avrebbe accompagnato, probabilmente,  per il resto della vita.

Il 7 Agosto era finalmente arrivato, ci stavamo coricando e probabilmente se fossimo stati dei cartoni animati i nostri sorrisi avrebbero illuminato la stanza anche a luci spente, tante erano l’adrenalina e la gioia che l’attesa del giorno dopo ci procurava!!

Ora solo poche ore ci separavano dal rientro a Casa, un altra vicenda stava per arricchire il nostro bagaglio d’esperienze vissute…

Valeria

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Una risposta a “Tornare a Casa

  1. Il tuo attaccamento alla Terra è disarmante….e per certi versi incomprensibile. Io mi sono ritrovata nella condizione opposta: se avessi potuto non sarei rientrata, se avessi potuto non avrei mai preso quell’aereo che in Sardegna mi avrebbe riportata.
    In quella umida mattina cartaginese sedevo accanto a Paul Cayard, dopo qualche ora la processione di Carcaxia mi passava davanti…. avevo ancora addosso la mia divisa, e al polso i miei pass.
    Ho disfatto le valigie dopo alcuni giorni, e ogni ricevuta del ristorante, ogni rivista, ogni banale pezzo di carta che mi ricordasse i giorni passati mi colpiva profondamente.

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