Quando il lavoro ti migliora la vita….

Vivi con i bambini ed imparerai ad amare.
Così diventerai tu un bambino e più ancora: un essere umano.

[ Georg Walter Groddeck ]

L’estate era alle porte, il caldo stava arrivando e con esso l’inizio del mio nuovo lavoro. Ero nervosa ed eccitata allo stesso tempo, al pensiero di dover lavorare all’aperto con tanti bambini di età diverse e soprattutto di potermi finalmente rapportare con delle persone che avrei chiamato colleghi ( cosa per me del tutto nuova avendo lavorato da sola per quasi quattro anni ).

La mattina del 9 Giugno la sveglia ha suonato presto. Il mio primo giorno di lavoro cominciava con il dover imparare bene il percorso da fare per arrivare a destinazione senza perdermi per strada, tra autobus e via vai di persone. Per una ansiosa come me la prima cosa, fondamentale per non entrare in panico, era quantomeno accertarmi che i due autobus che dovevano portarmi al paesello dove lavoravo fermassero sempre allo stesso posto e soprattutto alla stessa ora. Altrettanto fondamentale era dunque familiarizzare con l’autista e il bigliettaio delle Autolinee Varesine. Quasi un’ora e mezza dopo essere uscita da casa, due autobus presi e 2 euro e 60 centesimi in meno nel portamonete ero finalmente a lavoro.

Il mio lavoro consisteva nel fare l’educatrice ( seppur senza reale titolo di studio ne attestato di alcun genere ) presso una Cooperativa Sociale Onlus che offre accoglienza e servizi per i bambini, adolescenti e famiglie in difficoltà. Il mio compito perciò consisteva principalmente nel seguire durante le ore di gioco e di studio bambini dai 6 ai 13 anni, sia quelli ospiti nel centro che quelli esterni, iscritti per il periodo estivo dalle famiglie che per questioni lavorative non potevano occuparsi di loro a tempo pieno tra Giugno e Settembre. Si trattava quindi di vivere a stretto contatto con loro e con le loro famiglie e prendere quello che durante l’anno scolastico era un posto riservato alle insegnanti: essere una guida, un punto di riferimento per bambini e adolescenti. Un lavoro quindi carico di responsabilità ma anche di grosse soddisfazioni, non potevo desiderare di meglio. Per me, che a venticinque anni appena compiuti mi sentivo ancora una bambina, che avevo scoperto da poco con mia nipotina cosa voleva dire essere indispensabile per qualcuno più debole e indifeso di me, ma soprattutto capace di imbarazzarsi davanti a qualsiasi estraneo di qualsiasi età era sicuramente una bella sfida.

Alla fine del primo giorno di lavoro mi sentivo piena di energia e di positività. Non avevo ancora conosciuto tutti i bambini con cui avremmo lavorato in quanto mancava ancora qualche giorno alla chiusura dell’anno scolastico, ma avevo sicuramente un’idea più precisa di cosa ci aspettava per i prossimi tre mesi e non vedevo l’ora che arrivassero.

Ho sempre pensato che la maggior parte della responsabilità sullo star bene o meno in un paese diverso da quello dove sei nato fosse da attribuirsi al lavoro e alla sua capacità di farti sentire sereno. L’ho pensato tre anni fa, dopo quel giorno, e lo confermo adesso che l’ho vissuto sulla mia pelle.

Ora tutti i tasselli avevano formato il puzzle che rappresentava la mia nuova vita. Tutto aveva ancora più senso ora che il problema che mi aveva fatto lasciare la mia Sardegna, ovvero la mancanza del lavoro, era stato risolto.

Cominciava per me il lavoro che, ancora non lo sapevo, ma avrebbe sconvolto la mia vita in tutti i sensi…

Che l’avventura abbia inizio!

Valeria

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