L’inizio di una nuova vita?

Partire è un po’ morire
rispetto a ciò che si ama
poichè lasciamo un po’ di noi stessi
in ogni luogo ad ogni istante.
E’ un dolore sottile e definitivo
come l’ultimo verso di un poema…

Partire è un po’ morire
rispetto a ciò che si ama.
Si parte come per gioco
prima del viaggio estremo
e in ogni addio seminiamo
un po’ della nostra anima.

Edmond Haracourt

Si dice che partire sia come morire.
Ho sempre pensato fosse un’ esagerazione.
Qunidi ho fatto le valige e sono partita.

La prima settimana a Varese è passata come una sorta di vacanza. Mia sorella ha portato me e Matteo, il mio ragazzo, in giro per la città, dove abbiamo cominciato a familiarizzare con l’ambiente circostante.
In cuor mio però sapevo che di vacanzieri avevamo ben poco, cercavo di non pensarci troppo e di vedere sempre il lato positivo delle cose. Per esempio, avevo sistemato nella nostra camera provvisoria un angolino che fosse tutto mio, personale, che mi facesse sentire a casa. Avevo poi sistemato la cornice con la foto regalatami dalle mie amiche vicino al letto e benché ci avessi messo giorni interi per riuscire a guardarla senza essere sopraffatta dall’emozione, la loro presenza mi dava conforto. E così, come avevo fatto nella nostra camera, cercavo qualcosa di familiare e confortante in tutto ciò che mi circondava, a partire da ciò che vedevo dalla finestra.

Sono una persona estremamente malinconica, tendo ad associare ricordi a qualsiasi cosa, un profumo, un suono, una voce. Dopo aver lasciato la mia Isola, questi sensi si sono acuiti. Chiunque come me ha dovuto lasciare la casa dove è nato sa di cosa parlo, conosce bene l’ iniziale sensazione di smarrimento che si prova la prima volta che trovandosi all’aria aperta non si riconosce l’odore della vegetazione, non si sente l’aria fresco-umida proveniente dal mare, non si odono gli uccellini cantare.
E questa stessa sensazione l’ho provata al risveglio dopo la prima notte passata lì. Ho aperto gli occhi e per i primi secondi mi sono domandata dove fossi.
Le sagome dei mobili, le ombre, la disposizione del letto… nulla era familiare… poi ho fatto mente locale, ho sentito una fitta al cuore ma mi sono fatta coraggio.

Benchè fossimo da mia sorella, non mi sono mai sentita del tutto libera di sentirmi a casa, forse perché sapevo che quella era la nostra sistemazione provvisoria e non volevo abituarmi troppo per poi dover nuovamente rincominciare daccapo tra altre mura sconosciute. Così abbiamo deciso di dedicarci subito alla ricerca di quello che sarebbe poi diventato il nostro nido, il nostro punto di partenza per una nuova vita. Perché in fondo era giusto così, dopo la partenza, lo smarrimento e la malinconia occorre il coraggio, la risalita, la rinascita.

E se per rinascere bisogna avere degli obbiettivi che ti tengano, appunto, viva, cosa c’era di meglio del fatto di poter finalmente vedere un po’ più avanti nel futuro, cercando una casa tutta nostra?

L’avventura continua, si fa più interessante. Ora inizia davvero la sfida, il trasferimento si fa più concreto, reale.. siamo dei veri emigrati.
Facciamo partire la ricerca della casa, costruiamo il nostro nido.

Valeria

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