Libri: La Veranda

Il famoso poeta nuorese Sebastiano Satta aveva un parente giurista e scrittore. Si chiamava Salvatore Satta. Era nato a Nuoro nel 1902 ed è stato autore di molti scritti di tipo giuridico, ma anche de Il giorno del giudizio. Romanzo che venne tradotto in molte lingue dopo la sua morte.
Io non l’ho mai letto.

In compenso è passato tra le mie mani un altro suo libro che s’intitola La Veranda. E’un resoconto scritto forse intorno al 1928-1930, in pieno periodo fascista, quando l’autore era ricoverato in un sanatorio di Merano per curarsi dalla tubercolosi. Malattia che al tempo colpiva come un flagello.

L’autore scrive in maniera colta e consapevole. Io me l’immagino proprio come un avvocato d’altri tempi, di quelli che erano un po’ tuttologi, con un’ottima cultura generale che solo gli intellettuali d’una volta possedevano. Magari la mia immaginazione si sbaglia, ma il suo stile parla da solo.

Ne La Veranda i protagonisti sono i pazienti della clinica in cui l’autore è ricoverato. Tra loro non si chiamavano per nome, ma soprattutto per luogo di provenienza. Così ci sono Piacenza,Pavia, Verona, ma anche Caio, Tizio, X, Y e Baccalà “perché pare che questo sia il più muto tra i pesci, almeno quando è nei barili.”

Il libro è stato pubblicato da Adelphi nel 1981.

Sentite come descrive un paziente appena arrivato e molto cattolico. Ne racconta bene la percezione che il gruppo ha di lui:

“Era tre giorni che non lo vedevo, quel tipo. Ma veramente fa una vita così strana, che è, pur in questi cento passi che formano il nostro mondo, abbastanza difficile pescarlo. Si alza tutte le mattine alle cinque, tra i moccoli dei camerati, per andare alla prima messa. (…) Cosa preghi lo sa Dio naturalmente, ma i compagni a vederlo là estatico (…) ne riportano una impressione di fastidio, di disprezzo, di rabbia, e finiscono con l’odiarlo di cuore. (…) nei pochi momenti che ruba al Signore, egli cerca di fare un po’ di propaganda: con me non ci si è più provato, perché sa che non attacca …” (pag. 60, ed. Adelphi)

Infatti poi sarà vittima di uno scherzo molto spiritoso. E di scherzi Satta ne racconta parecchi. Un modo per eludere la morte, temuta e attesa da tutti. E il resoconto assume toni divertenti. Quale altro espediente per combattere la morte se non le fantasie d’amore e gli invaghimenti?

Chissà com’era diverso l’ambiente della Veranda  di Merano, che accoglieva personaggi a volte stralunati, rispetto agli abitanti della lontana Sardegna. Situazioni diverse dal nostro solito vivere, che non c’entrano nulla con la nostra vita quotidiana. Poi ci si abitua a quelle circostanze particolari e diventano quotidiane pure loro. Capita a tutti in un modo o nell’altro. Solo a volte però diventano libri che non possono mancare nelle nostre librerie.

flogabry

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