Cambiamenti

Nella vita di ognuno di noi arriva un momento in cui occorre un cambiamento, naturale o forzato che sia, è qualcosa a cui non possiamo o non vogliamo dire di no.
Uno di quei cambiamenti che non ci aspettavamo ma che una serie di eventi hanno portato fino a noi.
Il mio momento è arrivato il 27 Marzo 2008.

Ore 06:30, fuori il sole sta sorgendo, è l’alba di un nuovo giorno. La mia valigia rossa è già caricata nella Fiesta di mio padre. In quei 31 kg di bagaglio (ben 6 kg e 90 euro in più di quelli compresi nel biglietto low cost) ho racchiuso tutto ciò che ritengo indispensabile per cominciare una nuova vita, tra cui le foto che le mie 3 amiche/sorelle mi hanno incorniciato con tanto di dedica che mi faccia ricordare che loro ci sono e ci saranno sempre.
Abbiamo deciso, io e il mio ragazzo, di trasferirci al Nord in cerca di lavoro. Una decisione ponderata ma non troppo, per noi due così tanto legati alla nostra Sardegna e alla famiglia. Mesi ad aspettare che qualcuno rispondesse ai tuoi curricula, alle richieste di lavoro, uno qualsiasi, anche il più modesto a patto che fosse retribuito… ma nessuno ha risposto, facendoci definitivamente prendere la decisione. Situazione fin troppo comune, penserete voi. Purtroppo è vero, rispondo io. Ma quando sali in macchina con una valigia, sapendo che da lì a due ore un aereo ti porterà verso l’ignoto, l’ultima cosa che ti viene in mente è che non sei il primo ad affrontare la situazione.

Ore 08:00, Aereoporto di Elmas, le macchine sono talmente tante sui parcheggi riservati all’area  delle Partenze che i miei genitori sono costretti a salutarci di fretta. Non ho neanche il tempo di piangere, di commuovermi. Solo un bacio veloce, un fugace abbraccio da parte di coloro che pensavano che non avrei mai avuto il coraggio di partire e che invece ora mi stanno lasciando andare via. Io, la loro bambina malinconica e con la paura di restare sola, che sta diventando adulta, a 23 anni.

La gente in coda è tanta, cerco la mano del mio ragazzo per sentire che non sono sola mentre mi guardo intorno, forse senza volermi ancora rendere conto che non sto andando in vacanza ma sto lasciando la mia Casa, la mia adorata Sardegna. I miei pensieri volano alle persone che ho salutato la notte prima, ai miei amici che sono anche parte della mia famiglia, ma sta succedendo tutto così in fretta da non sembrare reale. L’unico momento di cedimento lo sento durante il decollo, quando dal finestrino vedo la terra allontanarsi sempre di più e già ne sento la mancanza.

Ore 12:00, Stazione Centrale, Milano. Manca poco a Varese, la città che abbiamo scelto come nuova meta, dove già da 8 anni vivono mia sorella, suo marito e la loro bambina. Un punto in più in nostro favore, penserete. Non siamo poi completamente all’avventura, anzi… Forse questo è un grosso punto a nostro favore, ma in quel momento non riesco a trovarci il lato positivo, mi sento comunque una povera ragazza che ha dovuto lasciarsi il passato alle spalle per poter pensare ad un futuro. E questo futuro ora mi fa paura, perché non riesco a immaginarlo, perché non c’è ora come ora un solo indizio che mi faccia capire in che direzione sto andando.

Ore 14:00, Varese. Il sole caldo ha permesso a mia sorella di portare mia nipotina Nicole, di nove mesi, a fare una passeggiata.  Dopo un aereo e due treni, la modica cifra di 10 euro per 5 km ci sembra più che umana per non dover aspettare l’autobus e per poter usufruire dell’aiuto di qualcuno che ci carichi le valigie e ci porti direttamente sotto casa. Mentre scarichiamo le valigie dal taxi, mia sorella e la bambina stanno rientrando a casa. Vedo in lontananza un’altra parte della mia famiglia. Il passato e il futuro che si incontrano, mia sorella e il mio ragazzo accanto a me, una bambina da conoscere e da amare.
La mia avventura comincia così, in una calda giornata primaverile, in mezzo al verde del Nord Italia.

Valeria

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Una risposta a “Cambiamenti

  1. ….a parte che scrivi benissimo Vale complimenti!
    Conosco bene la sensazione, anche se l’ho affrontata a 20 anni e per studiare, situazione completamente diversa. Uscire dalla Sardegna non è mai facile, credo ci possano capire solo quei popoli che hanno la fortuna di avere anche loro un isola, bel lontana dalla cosiddetta terra ferma (anche se, ingegneristicamente parlando, l’unica terra ferma in italia è proprio la nostra!)…e se anche il Darwinismo non è un’opinione, siamo per forza diversi da qualsiasi altro popolo della penisola, per natura.
    Personalmente emigrare mi ha dato tanto, oggi sarei un’altra persona, non so se migliore o peggiore, ma di sicuro diversa.
    Una cosa di sicuro ho capito, che la Sardegna è come una grandissima tela, un po’ come la Primavera di Botticelli per chi l’ha vista (e il paragone non è per niente esagerato!); all’inizio non ci puoi stare a un palmo di distanza, non riesci a capirla e non sembra tutta sta gran cosa, hai bisogno di allontanarti, e man mano che indietreggi riesci a vederla nella sua completezza, stupenda. Solo allora riavvicinandoti riesci a coglierne davvero i particolari e quanto siano splendidi i suoi dettagli.
    Questa per lo meno, per quanto enfatizzata, è la mia esperienza.
    Mi piace tantissimo la città in cui sto ora,mi ha dato tanto e continua a darmi tanto, e come dissi una volta a un mio amico, la mia testa ora come ora ha il suo domicilio a Bologna, ma la residenza rimarrà sempre in Sardegna.
    Luca

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